Ancora brucia

Ancora brucia

Ancora brucia 600 600 Vincenzo Leonardo Manuli

Non si parla più. Ancora brucia.

In Calabria c’è la memoria del criceto, dopo gli incendi che per diversi giorni nel mese di agosto ci hanno terrorizzato, i riflettori si sono spenti. Come afferma un mio amico sociologo, “un’opera di rimozione pubblica”, si coglie “un oblio istituzionale”. Ho aspettato un po’ di tempo prima di esprimere una riflessione sugli incendi in Calabria di questa estate. Si sa, quando c’è l’impatto emotivo si parla e si straparla, ma qui non c’entra nulla l’emozione, qui si ha a che fare con l’amore alla propria terra, la prima prossimità che dobbiamo manifestare e denunciare è il crimine che è stato perpetrato e che “ha umiliato questa regione”. 

Non si parla più, non ci sono inchieste e indagini, tutto spento, ma il territorio boschivo è martoriato. Perché in Calabria va a finire sempre così? Abbiamo assistito a ettari ed ettari di terreno inceneriti, la peggio l’ha avuta il Parco Nazionale dell’Aspromonte nel reggino, e nell’intervallo i politici facevano le passerelle, festini, manifestazioni, impreparati ad una situazione di emergenza, perché si sa, in estate c’è la furia criminale, ma in Calabria non c’è prevenzione e non si progetta, non si guarda al futuro, non si pensa al lungo termine, non si tutela e non si valorizza nulla. Il fuoco ha distrutto importanti macchie verdi, ha ucciso persone che cercavano di salvare i loro animali, pochi volontari, qualche mezzo come gli elicotteri e qualche canadair hanno cercato di evitare il peggio.

La terra ancora brucia.

Quali mani criminali hanno potuto compiere un così devastante scempio ambientale ed ecologico? Senza l’autorizzazione delle organizzazioni criminali e dicasi della ‘Ndrangheta, che ha l’assoluto predominio del territorio non sarebbe avvenuto tutto ciò. 

Non si parla più.

Fra poche settimane ritorniamo a votare in Calabria, per me sono consultazioni farsa, dopo un anno transitorio dove alla fine hanno deciso una nuova spartizione di potere e di candidati scelti dai partiti e non dal popolo. È inutile, non cambierà mai nulla in Calabria, promesse, qualche scoop, poi Roma continuerà ad assistere e ricattare una terra che non ha più nulla da offrire, tra paesi che si svuotano e giovani che preferiscono altri posti più accoglienti. In Calabria non esiste un pensiero o una corrente che difenda la propria terra, non per questioni di campanilismo, quest’ultimo si sveglia per questioni futili, perché a parte gli incendi sta avvenendo una desertificazione.

Non si parla più.

Sanità, ambiente, occupazione, legalità, rifiuti, infrastrutture, vie di comunicazione, burocrazia, dissesto idrogeologico, tutela delle minoranze linguistiche, l’agricoltura in ginocchio, il patrimonio culturale della Magna Grecia, università, scuole, in questo bisogna investire e dotare le strutture pubbliche di moderni strumenti.

La terra brucia.

Non si parla più.

Ci vorranno decenni per recuperare quello che abbiamo perso, ma in Calabria siamo sempre indietro, tra nepotismi e figli di papà, raccomandazioni e prebende per i soliti favoritismi, un caffè e un pezzo di formaggio e tutto è fatto. Io non ci sto a vedere una terra rapinata, stuprata, violentata, scrivo, denuncio, parlo, ma sono una voce fuori dal coro. Dove siete intellettuali? Dove è la politica? Dove è la magistratura? Dove è la società civile rappresentata dall’associazionismo? Dove sono le parrocchie? Dove sono le scuole? Dove sono i docenti? Dove siamo noi che abbiamo smesso di sperare, di vivere, di lottare, di dire una parola forte? Possibile che non esca un documento di denuncia, di impegno, di proposte, per questa terra che brucia?

Non si parla più. La terra brucia.

E tutto muore.

Lascia una risposta

INVIAMI UN MESSAGGIO, TI RISPONDERÒ QUANTO PRIMA.

[crocal_contact_form id=”6″ button_shape=”square” button_shadow=””]
Back to top