LO CHIEDEREMO AGLI ALBERI

LO CHIEDEREMO AGLI ALBERI

LO CHIEDEREMO AGLI ALBERI 1204 1600 Vincenzo Leonardo Manuli

Non so che titolo darei a queste foto, una escursione in Aspromonte, una passeggiata in montagna, ci sono andato per prendere l’acqua, poi comprare anche il pane, ma soprattutto, respirare aria fresca, camminare in mezzo agli alberi, all’ombra, dove il sole difficilmente penetra. Ti senti bene quando stai in mezzo a loro, incontri qualche passante con la macchina, una mandria di pecore con i cani a guardia del gregge, il resto, non c’è nessuno, solo gli alberi, lo chiederemo agli alberi, per riprendere una canzone di Simone Cristiccchi.

Mentre scrivo di getto questa riflessione, nostalgico della boccata di aria fresca, senza pensieri, soprattutto quelli negativi, sentivo il sentimento, l’anima, come il voler restare un po’ di più. Non ci sono case, rumori, cani che abbaiano, gente che strilla, suoni di clacson, ma solo gli alberi, altissimi, giganti che svettano al cielo. 

Mi pento quando preferisco rimanere a casa, leggere libri, stare al computer, fare allenamento in luoghi chiusi, e non approfittare delle passeggiate in montagna, stare nella natura, là dove l’uomo non corrompe e sporca per il suo cattivo atteggiamento di stuprare i luoghi lasciando immondizia o incendiando. Devo essere, – parlo a me stesso -, meno pigro, muovermi, parlare con gli alberi, le foglie secche, ma ci vuole una buona abitudine.

Penso a quello che si perdono gli altri, nervosi, che chiacchierano, parlano male l’uno dell’altro, litigano, rinchiusi nei loro discorsi, invece di concedersi un po’ di tempo per sé stessi, entrare nella natura, non è facile, se non sei allenato.

Dovrebbe essere il Parco Nazionale dell’Aspromonte a curare e gestire questo immenso polmone verde della Calabria, anche i cittadini, invece, c’è incuria, abbandono. Almeno lasciate crescere gli alberi in pace! Loro che conoscono tutto, sanno tutto di noi, piantati solidamente in terra e grati al cielo.

Ho provato a fare qualche foto, gli alberi fitti, qualche masso, al rientro, un pezzo di storia, una casa cantoniera, alcune pecore di passaggio, dove ho sentito altri odori, e poi c’è qualcosa che non puoi spiegare o commentare ma dove empiricamente devi vivere. 

Proporrei a tanti umani, che fanno dispetti, gretti nei loro discorsi, avari di sguardi e di tempo, gareggiano sgambettano ed emarginano gli altri, creano sistemi, élite, di frequentare gli alberi, di parlare e sfogarsi con loro, di rispettare la natura, tutto ciò che circonda, di ricordare la propria essenza. 

Il fatto di essere troppo isolati dalla natura, ci impoverisce, non dovrebbero essere saltuarie. 

Grazie alberi, grazie montagna, per avermi ospitato un po.’ 

Prometto che verrò di nuovo a trovarvi.

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