
“Quando c’era la guerra, il cibo scarseggiava. Noi andavamo alla ricerca di qualcosa per consolare la pancia”. Questo è uno dei tanti racconti brucianti che mi ha sempre colpito di mio papà. Oggi è il giorno del suo compleanno, voglio ringraziarlo con questa riflessione. Cosa si può restituire ad un genitore che ti ha dato la vita ed ha fatto sacrifici non pensando a sé stesso? Ho ben impresso nella mia memoria quando sono entrato al Collegio Capranica a Roma, mi ha accompagnato assieme alla mamma. Ricordo esattamente la data, quel 24 settembre 2001 quando arrivammo stanchi, con le valigie, lui la prese, se la caricò sulle spalle, e salimmo fino al quinto piano, dove mi avevano assegnato la camera per iniziare i miei studi teologico-filosofici. Questo è un episodio iconico della sua esistenza.


La sua infanzia non è stata facile: la guerra, la povertà (vissuta con dignità), orfano di padre, il cibo che era insufficiente rispetto i bisogni, il quarto di cinque figli e la nonna che cercava di arrangiare per sfamarli. È come se avessi sentito anche io la fame che lui ha vissuto! Mio padre ha iniziato subito da ragazzo a lavorare, intraprendendo il mestiere di artigiano, il muratore, più di cinquant’anni di fatica, di sudore e di soddisfazioni; stimato per l’onestà, la lealtà, la precisione e la professionalità. “Suo padre passava a regolare i pagamenti subito” mi disse un giorno la segretaria di una ditta.

Quando vide le mie mani, pulite, bianche, piccole, – ricordo che facevo il terzo superiore, la ragioneria -, mi disse “che non ero fatto per fare il muratore”, e volle che io proseguissi gli studi, fino alla laurea, non solo io, ma anche gli altri fratelli.
A noi ci ha insegnato e lasciato una grande eredità, di valori, morale, educativa, il rispetto, l’onestà, il sacrificio, una fede semplice, la fedeltà alla famiglia, l’amore ai figli, a non pretendere più di ciò che abbiamo. Oggi è bello vedere le sue rughe, gli occhi chiari e profondi, il suo camminare lento segnato dal tempo, il bastone della vecchiaia, i suoi consigli, frutto di una vita vissuta con sapienza: “l’albero buono produce frutti buoni”, dice il vangelo (Cfr. Mt 7,16-20).
Chi si ricorda di lui, lo chiama “Mastro Cesare”. Mi portava al lavoro con lui, ho osservato ed imparato come si costruisce una casa dalle fondamenta, come si rifinisce un edificio, che cosa vuol dire lavorare, alzarsi presto, rientrare stanchi la sera, stare sotto il sole cocente per portare a casa pane sudato ed onesto, e non desiderare il di più, cioè, il superficiale. Quando ogni tanto usciamo per farci una passeggiata con la macchina, ricorda i luoghi dove ha lavorato, “questa l’ho fatta io”, dice con soddisfazione.

Penso che Dio l’abbia ricompensato: una bella famiglia, i figli, i nipotini, i nipoti, alcuni dei quali si ricordano di lui considerandolo come un padre, avendoli aiutati e avviati al mestiere di artigiano. Lui è stato quello che dice il vangelo a proposito della parabola della “casa sulla roccia” (Cfr. Mt 7,24-28): costruire su fondamenta stabili, con intelligenza, umiltà e sapienza.

Sono tanti i ricordi che mi passano per la mente, non si possono descrivere tutti dettagli, c’è il “non detto”, come non si può esprimere la gratitudine verso il Signore, basta la preghiera, che LUI lo ricompensi, e finchè continua il suo pellegrinaggio terreno, noi godiamo dei suoi consigli, del suo affetto e della sua presenza.
Così sia.
Tantissimi auguroni di buon compleanno a tuo papà!