XXVI TEMPO ORDINARIO – ANNO C – Lc 16,19-31
Ricchezza e povertà, piacere e piaghe, sono gli ossimori della vita. Anche la parabola di questa domenica, del ricco indefinito e del povero Lazzaro che ha un nome, mostra il divario e il pericolo della ricchezza, non solo, l’indifferenza e l’insensibilità verso chi giace alla porta, Come l’abisso che separava il ricco dal povero in vita, così è per l’eternità, sembra sentenziare la parabola. Non possiamo aspettarci segni straordinari per convincerci di ciò che sappiamo essere giusto: c’è la Parola di Dio.
Lusso e povertà
Gesù non condanna la ricchezza, ma l’uso che se ne fa. Qual è la malattia più profonda di quest’uomo? Quella che papa Francesco, in una sua omelia mattutina ha definito mondanità: l’atteggiamento di chi “è solo con il proprio egoismo, dunque è incapace di vedere la realtà”, una anestesia spirituale per il ricco che non sente bussare alla sua porta, il suo cuore è distante dalle necessità del prossimo. I ricchi nell’antichità si facevano vedere, era il loro banchettare. Per gli altri uomini la festa è un’occasione rara, per i poveri è impossibile, mentre per i ricchi ogni giorno è possibile festeggiare. Ma festeggiare cosa? Se stessi e la loro situazione privilegiata, senza mai pensare alla condivisione. “Questo ricco, in particolare, mai aveva invitato i poveri, mai si era accorto del povero presente davanti alla sua porta. I ricchi devono farsi vedere, devono imporsi e ostentare: da allora fino a oggi non è cambiato nulla, e chi pensa di essere potente e ricco, anche nella chiesa, vuole esibire i segni del potere e osa addirittura affermare che la porpora è indossata per dare gloria a Dio…” (EB).
L’autosufficienza
Diceva il filosofo Epicuro che “la vera ricchezza è bastare a sé stessi”. L’incapacità di responsabilità verso l’altro, di condivisione, di apertura verso il prossimo, segna il divario tra il nord e il sud, di nazioni opulente e di nazioni schiavizzate e sfruttate. Come non riconoscere l’attualità di questa parabola? Di un mondo frammentato e diviso, le migrazioni, l’insensibilità dei capi delle nazioni verso i migranti, respinti e maltrattati. Questa parabola è forte, ci scuote soprattutto noi che viviamo nell’abbondanza di una società opulenta. Afferma Enzo Bianchi: “Ci sono ancora mendicanti sulle strade, ma noi diffidiamo delle loro reale miseria; ci sono stranieri emarginati e disprezzati, ma noi ci sentiamo autorizzati a non condividere con loro i nostri beni”. Dobbiamo confessarlo: i poveri ci sono di imbarazzo perché sono “il sacramento del peccato del mondo” (Giovanni Moioli).
Il limite invalicabile
Ecco infatti, puntualmente, una nuova situazione, in cui i destini dei due uomini sono ancora una volta divergenti, ma a parti invertite. In ogni caso, sia il ricco sia il povero condividono la condizione umana, per cui per entrambi giunge l’ora della morte, che tutti accomuna. Una volta terminato questo pellegrinaggio terreno, come si può pensare di vedersi e incontrarsi in cielo se non ci si è mai incontrati e nemmeno scontrati in terra? Questo ricco vive un senso di fallimento e questa coscienza di aver sprecato la propria grande occasione è il sentimento che brucia e consuma quel povero ricco che, alla fine, se fa pena a noi che leggiamo, chissà quanta pena fa al Signore Gesù che racconta questa parabola.
Rendere conto
Ciò che appariva sulla terra viene smentito, si mostra come realtà effimera, mentre ci sono realtà invisibili che sono eterne e che dopo la morte si impongono: il povero ora si trova nel seno di Abramo, dove stanno i giusti, il ricco negli inferi. “A Lazzaro è donata la comunione con Dio insieme a tutti quelli che Dio giustifica, mentre al ricco spetta come dimora l’inferno, cioè l’esclusione dal rapporto con Dio: egli passa dall’avere troppo al non avere nulla” (EB). Arriva per tutti il momento in cui si deve rendere conto, non solo come singoli, ma anche come Chiesa e come umanità. Noi che siamo gli uditori di questa parabola, siamo ammoniti a praticare l’ascolto del fratello nel bisogno che è di fronte a noi e l’ascolto delle Parola di Dio, non l’uno senza l’altro: è sul mettere in pratica qui e ora queste due realtà strettamente collegate tra loro che si gioca già oggi il nostro giudizio finale. Dio viene in aiuto del povero, ma non si deve aspettare al termine della vita, anche nel mentre, Dio ascolta e soccorre il bisognoso.

Lascia una risposta