COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI – Gv 6,37-40
Ci sono luoghi carichi di mistero, uno di questi, il camposanto o cimitero, un luogo che in questi ultimi tempi purtroppo e divenuto una piazza, si parla urlando, cellulari che squillano. Da ragazzo quando entravo per pregare i defunti sembrava un “mondo altro”. Ieri abbiamo contemplato la Chiesa trionfante, “la nuvola di testimoni”, oggi, contempliamo la Chiesa purgante, insieme alla Chiesa pellegrinante. Siamo immersi in un’unica comunione, tutti noi viviamo insieme, anche con coloro che non ci sono più. Questi nostri fratelli e sorelle defunti, vivono una situazione di attesa, e la preghiera del credente e di chi visita il cimitero, è spontaneo alzare gli occhi verso quel cielo che ci sembra così distante, “quel cielo che sembra aver ingoiato i nostri cari, coloro che abbiamo amato e che continuiamo ostinatamente, atrocemente ad amare” (LV).
L’enigma della morte
Scriveva la filosofa ebrea Hannah Arendt, “siamo fatti per nascere e non per morire”, ma la morte rimane un mistero, da abbracciare come “sorella” (San Francesco di Assisi). Si diceva all’inizio che è venuto meno il rispetto quando si entra al cimitero, anche nei confronti della morte, basta pensare alla sceneggiata di Halloween alla vigilia di tutti i santi. Oggi ci poniamo con rispetto di fronte al mistero della morte, un giorno che ci obbliga a riflettere ma che sempre più si vede insidiato dalla strisciante logica dell’oblio, del “meglio non pensarci”, “la morte non è solo assenza: è silenzio che domanda, è strappo che continua a bruciare. E vuoto che ci costringe a guardare più a fondo, più giù in noi stessi, più in alto verso loro” (LV).

Nulla andrà perso
Quando siamo sul nostro pc, abbiamo aperto un file, stiamo scrivendo su word, per non perdere quello che è stato fatto, “salviamo”. Nella vita vorremmo salvare le persone a noi care. Cosa vuol dire salvezza se pensiamo solo alla sanità del corpo? Come si può concepire di perdere ciò che si ama a cui ci si tiene? “Oggi Gesù ci dice che nulla e nessuno andrà perso, che nel suo sguardo innamorato ogni cosa viene salvata, sarà cioè scampata alla morte” (LV). Pensiamo a chi ha perso un genitore, a chi ha perso un figlio giovane, oppure a morti tragiche per incidenti o malattie. Oggi, la nostra preghiera si fa ancora più preziosa. Le persone che non ci sono più continuano a vivere nei nostri ricordi e nei nostri cuori: “ora vediamo come in uno specchio confusa, afferma San Paolo, ma un giorno vedremo faccia a faccia”. Gesù, vero uomo e vero Dio, è venuto a insegnarci a vivere e a morire. “Lui è disceso dal cielo per avvicinarcelo, per rendercelo accessibile, perché non esistano più separazioni: un risuonare incessante di echi, un rimbalzare continuo di riflessi. Tra terra e cielo, tra cielo e terra” (LV).

Il non ancora
Cuore dell’annuncio cristiano è il mistero pasquale, passione, morte risurrezione del Signore, che si attualizza nei sacramenti. Ripetiamo con San Paolo, “la speranza non delude”, quella “speranza bambina” di cui parlava il poeta francese Charles Pegùy, “che prende per mano la fede e la carità”. Scriveva Benedetto XVI nell’enciclica Spe Salvi: «la fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa. Ci dà già ora qualcosa della realtà attesa, e questa realtà presente costituisce per noi una « prova » delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro « non-ancora». Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future. Questo punto d’incontro è nell’Eucaristia, un appuntamento importante, dove la triplice realtà della Chiesa, trionfante, purgante e pellegrinante in terra, si ritrova nel memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore. Ogni giorno, preghiamo e intercediamo per i vivi e i defunti, sorretti dalla comunione dei santi, invocando il tre volte Santo. Qui è la vita eterna, il perdono dei nostri peccati, la nostra salvezza.

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