De Maria numquam satis, di Maria non si dirà mai abbastanza, affermazione attribuita ad un grande devoto di Maria, San Bernardo da Chiaravalle. Infatti sta facendo discutere il documento Mater populi fidelis, la nota dottrinale pubblicata il 4 novembre 2025, con cui il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) si esprime criticamente sull’uso del titolo di Corredentrice e di Mediatrice di tutte le grazie. Lo scopo del documento è quello di garantire il primato assoluto e infinito di Gesù Cristo come nostro unico Redentore e Mediatore divino. Questi titoli mariani mettono in discussione la centralità di Cristo? Non sarebbe anche opportuno riconoscere e onorare l’ineguagliabile partecipazione umana di Maria, Madre di Gesù, nella storica realizzazione della Redenzione?
Il magistero ha voluto fare chiarezza, forse, senza ascoltare il sensus fidelium? E i padri, i santi, i dottori della chiesa, che hanno usato in alcune circostanze, sempre contestualizzando le loro affermazioni, questi titoli? È sempre importante definire chiaramente le verità su Maria, il titolo di Corredentrice non è mai stato utilizzato nella tradizione cattolica o nel magistero papale per porre Maria al livello della divinità di Gesù. Il documento del DDF afferma che il motivo per cui non si deve più usare il titolo è che esso richiede ripetute spiegazioni e quindi è «sconveniente» (n. 22).

La parola “Corredentrice” compare per la prima volta nel XV secolo, all’interno della tendenza ad associare Maria all’opera di Cristo Salvatore e ad affermarne la “compassione”. La parola “Corredentrice” poté essere percepita come espressione troppo forte, utilizzata sin dal XVI secolo anche da teologi di spicco, come Salmerón, partecipante al Concilio di Trento, censurata da parte del Sant’Uffizio (1620, 1723, 1747), recepita durante il pontificato di san Pio X anche da parte del Sant’Uffizio (nell’espressione “Corredentrice del genere umano”), utilizzata tre volte da Pio XI (1933-35) e cinque volte (1982-1991) da san Giovanni Paolo II, disapprovata per tre volte da Francesco (2019-21).
Dai più, è stata avanzata la proposta di un quinto dogma, dopo quelli de: Verginità di Maria, Madre di Dio, Assunzione, Immacolata Concezione, un dogma su Maria Corredentrice (sic!). Sembra che il documento metta la parola fine, invece, si è aperto un dibattito. Il magistero papale perenne sulla dottrina di Maria come Mediatrice di tutte le grazie ha ripetutamente affermato che tutte le grazie redentrici di Gesù giungono all’umanità decaduta attraverso la mediazione secondaria di Maria, e non si riferisce all’Immacolata Concezione di Maria stessa. Sarebbe importante che un documento del DDF riflettesse questo insegnamento perenne, in modo da non creare confusione nel popolo di Dio sul fatto che sia stata introdotta una “nuova dottrina” contraria all’insegnamento papale perenne. Purtroppo, il documento non fa riferimento esplicito ai quattro secoli di insegnamento papale sulla dottrina e sul ruolo della Madonna come Mediatrice di tutte le grazie.
Secondo altri, queste “sconvenienti” espressioni, potrebbero creare problemi con l’ecumenismo, quindi per evitare malintesi, perché tale terminologia potrebbe essere percepita come equiparazione, su uno stesso livello, di Maria a Gesù. Il mariologo servita Gabriele Maria Roschini, sottolinea spesso il fatto che Maria abbia cooperato direttamente alla Redenzione “oggettiva” (operata da Cristo sulla terra), a partire dal suo “sì” precedente l’Incarnazione del Verbo, a differenza della sola cooperazione alla Redenzione “soggettiva” che riguarda tutti noi, al fine di accogliere e trasmettere i doni salvifici.
Il Concilio Vaticano II, parla con chiarezza del fatto che Maria ha «cooperato in modo unico all’opera del Salvatore» (Lumen gentium, 61). Questo affannarsi attorno al termine “Corredentrice”, se non si chiarisce prima il significato del titolo che rende correttamente la collaborazione singolare di Maria alla Redenzione, specialmente dal momento del suo “sì” all’Annunciazione fino alla sua associazione materna al sacrificio di Gesù ai piedi della Croce. L’affidamento di Giovanni a Maria è un punto di partenza per dare risalto alla maternità spirituale. Termini come “Corredentrice”, “Mediatrice”, “socia del Redentore”, non fanno nient’altro che valorizzare la maternità spirituale di Maria nei nostri confronti, Madre spirituale di tutta l’umanità.
E se il problema fosse che sulla Corredentrice e la Mediatrice, i fedeli si possano allontanare dalla retta via della fede? Sono delle ipotesi, delle domande che ci poniamo, considerando gli insegnamenti del magistero, ma anche, come abbiamo detto, dei papi, dei dottori, dei santi, che debbono indirizzarci in una sana e ben fondata pietà verso Cristo e sua Madre. In una explicatio terminorum, la mediazione di Maria è definita essenzialmente dalla sua maternità divina e il termine «Corredentrice», che di per sé denota una semplice cooperazione alla Redenzione di Gesù Cristo, ha avuto per diversi secoli, nel linguaggio teologico e nell’insegnamento del magistero ordinario, il significato specifico di una cooperazione secondaria e dipendente. Di conseguenza, il suo uso non pone alcuna difficoltà grave, purché sia accompagnato da espressioni chiarificatrici che sottolineino il ruolo secondario e dipendente di Maria in questa cooperazione non vi è alcun rischio grave nell’utilizzare questi titoli in modo appropriato. Infatti, essi sottolineano il ruolo della Madre del Redentore che, per i meriti di suo Figlio, è «unita a Lui da un vincolo stretto e indissolubile» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 53), e, quindi, è anche la Madre di tutti i redenti (CV II, Lg, 63).
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