II AVVENTO – ANNO A – Matteo 3,1-12 (Is 11,1-10 – Rm 15,4-9)
Accorrevano tutti al fiume Giordano per farsi battezzare dal Battista, attirati dal quel grido forte, dall’imminenza della venuta del regno di Dio partecipavano ad un rito di immersione per purificarsi, accanto a frutti degni di conversione. Ci domandiamo: Andavano per paura? Per devozione? Per conformismo alla massa? Per ingraziarsi Dio? Quanto quel grido oggi penetra i cuori di religiosi indifferenti ma devoti, addormentati e sicuri di non aver bisogno di conversione, in un tempo di evaporazione del peccato?
Convertitevi!
Il rito non salva, anzi, sovente è visto come qualcosa di magico e senza la conversione del cuore, la grazia di Dio non può agire. Occorre un mutamento del modo di pensare. “La conversione nasce dalla gioia di sapere che Dio ha fatto sua la mia vicenda e mi viene incontro. La conversione nasce dalla gioia di sapere di essere accolti nella sua casa” (AS). Non viene prima la conversione e poi la venuta di Cristo, al contrario, lui è la novità da accogliere, il dono da accogliere. Conversione è fare ritorno a Dio, ecco la meta dell’Avvento.
Sui passi di Dio
Meditiamo in questo tempo sul mistero dell’incarnazione, il figlio di Dio nato da Maria, ecco il regno che si è fatto vicino. Forse non deve nascere nel nostro cuore? Sciolti nella massa, nella routine quotidiana di una vita uniforme e senza sussulti di cuore, mancano voci profetiche, afflitti da ingiustizie e incuranti dello sfascio morale e sociale, le parole del Battista suonano come rimprovero: “Giovanni ci indica il cammino di ritorno al Padre e Gesù ci testimonia l’attesa impaziente di Dio; Giovanni ci invita con l’esempio a fare frutti degni di conversione e Gesù si presenta come il frutto dell’eterna misericordia di Dio” (GD).
L’inatteso
È chiaro che è il Battista di questa domenica di Avvento, forse avevamo bisogno di un personaggio troppo edulcorato? I toni della sua predicazione intendono infiammarci, risvegliarci. Come si prega nelle nostre parrocchie? Quanto ci confessiamo? Che testimonianza offriamo nella vita di tutti i giorni? La nostra catechesi è kerygmatica? Siamo fedeli alla vocazione cristiana? “Allora anche la nostra fedeltà agli impegni battesimali si misura sulla serietà con cui ascoltiamo l’appello quotidiano alla conversione, sulla prontezza con cui sappiamo cogliere l’irrompere di Dio nelle nostre povere vite, sulla coscienza del nostro peccato con cui ci accostiamo a Colui che si fa vicino a noi nella sua misericordia” (GD).
E forse, alla luce del vangelo di questa domenica, abbiamo bisogno di fare “deserto”, non sulle piazze, nemmeno nel frastuono religioso, “il deserto può assurgere a simbolo di tante cose, simbolo della segretezza e anche del silenzio della coscienza” (AC).
Avvento è … accogliere il dono dell’Amore di Dio

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