Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
Ancora una volta è Natale, e siamo invitati a incamminarci, così come siamo, verso Betlemme, per meditare il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Dio si fa vicino, ha una casa, ha un corpo, ha una mamma e un papà, ha degli amici, ha fame e freddo, piange e sorride, è innamorato dell’uomo: «salverà il suo popolo dai suoi peccati», è il programma della sua venuta. Il mistero dell’incarnazione è anche il mistero di Nazareth, dell’umiltà, del nascondimento, rivelato nella passione morte e risurrezione. La mangiatoia emana una luce che solo gli umili possono scorgere. Facendosi uomo, Dio ha voluto assumere non la forma di un sole abbagliante, ma la forza mite e invincibile di un infante, di uno che non può parlare.

In principio la luce
Giovanni non ci narra l’infanzia di Gesù, il discernimento di Gesù, il parto di Maria, il cammino dei pastori, ci porta più in alto. Dio è luce, così si fa conoscere, è vita, è il principio di tutto, l’inizio, il fondamento, il logos, la ragione. Giovanni ci porta «in principio», così si aprono le Scritture ebraico-cristiane e, portandoci lì, non ci porta tanto in un luogo quanto in una relazione, quella da cui tutto ha origine, ci porta nel seno della Trinità. L’origine di Gesù è il «principio»di tutto, la causa prima da cui proviene ogni cosa.
L’umiltà di Dio
Facciamo memoria del Natale del Signore, memoria della sua presenza, dell’amore infinito del Signore, nel segno della mangiatoia, è il segno di luce. Il Natale è troppo serio, per colorarlo di alberi e di luci, perché è fatto di scelte, anche a volte contrarie, come di Erode e degli scribi, ma non per i pastori e per i magi. Dio parte sempre dal basso, dal piccolo. Oggi il mondo risorge, l’uomo risorge, la chiesa risorge, per la gioia del Natale, dall’ultimo posto, “perché solo a partire dall’ultimo posto Dio può accendere una speranza di vita per tutta la storia e per tutte le storie, come ci fa cantare gioiosamente il salmo responsoriale: «Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio»” (P.P.).

Venne ad abitare
Oggi è il giorno della nostra rinascita, e la nostra origine non è legata solo a legami di sangue, la nostra vera “genealogia” è la fede in Gesù che ci dona una nuova provenienza, ci fa nascere da Dio: “Nell’uomo Gesù vi è l’“attendarsi” del Verbo, il Logos eterno, il suo fissare la tenda nel mondo, nella storia. La carne di Gesù è la tenda del Verbo, la tenda dell’incontro tra Dio e l’uomo, prefigurata dalla tenda nel deserto e dal tempio di Gerusalemme” (RM).
Lo scandalo di Dio
L’incarnazione appare sempre come uno scandalo, nasce un Dio che non ci saremmo mai aspettati, mostra il superamento di ogni misura perché si fa carne della tua carne, si fa te. Credere è anche uno scandalo, in un mondo che prende tutt’altra direzione. Chi rifiuta la vita abortendo, chi schiaccia l’altro per un pezzo di terra provocando morte e distruzione, chi si arricchisce alle spalle dei poveri, chi offende la dignità del prossimo, chi alimenta la paura e costruisce armi potenti per annientare l’altro. Il Natale è luce, la mangiatoria risplende, non disertiamo la casa di Dio che abita in mezzo a noi.

Con semplicità e confidenza Dio si fa vicino. È quello che contempliamo nell’Eucaristia, negli umili e negli ultimi della terra. Ciascuno di noi è in un suo momento della vita, forse è notte, forse stiamo riflettendo. Natale è tempo di svegliarci, ma quello che è certo è che Dio è con noi, ci sta accompagnando, accompagna la nostra storia e quella dell’umanità, in modo discreto, anche quando non è così evidente.
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