Nulla può mai sostituire l’avventura di un incontro, anche se ci interfacciamo con i cellulari e con gli schermi dei nostri computer. Il trend attuale è quello in cui si negano incontri, ci si licenzia con l’altro usando i social, non possiamo dire che stiamo attraversando un bel momento quando tutto è risolto attraverso gli schermi, dove ci si sfoga tra bullismo e violenza, tra tuttologi e leoni da tastiera. L’allarme non va sottovalutato ma va preso molto sul serio e non si deve intervenire quando la situazione è sfuggita di mano.«Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro». L’incipit è della LX Giornata mondiale della Comunicazioni Sociali, che ha per titolo: “Custodire voci e volti umani“,
vis à vis, volti rivolti, con tutta la bellezza, il rischio, l’avventura, il mistero. Pensiamo: al bambino che riconosce la voce della mamma, l’amato che riconosce la voce dell’amata, la chiamata di Samuele che ancora non ha affinato l’orecchio per conoscere la voce di Dio ed è il sacerdote Eli ad aiutarlo a riconoscere la voce del Signore. Di esempi ne potremmo fare tanti. Il tema della comunicazione, del dialogo, dell’ascolto, è ribadito nel Messaggio di Papa Leone in un tempo in cui il volto è sostituito dall’interfaccia dello smartphone, dove si ricorre sempre più a strumenti elettronici e app per informarsi, non solo, l’intelligenza artificiale (IA) sta modificando comportamenti e stili.
«Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane. La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica». Il Messaggio, suddiviso in tre paragrafi, invita ad un pensiero critico, alla libertà del pensiero, a farsi un proprio giudizio: “Non rinunciare al proprio pensiero”.
«Ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media – redditizio per le piattaforme – premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione (..) Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative». Tra entusiasmi e timori, l’uso dell’IA desta una certa preoccupazione: «Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce».

E’ veloce, immediata, risparmia la fatica della ricerca, corregge i nostri errori, ma siamo sicuri che ci conduce alla verità? E’ impressionante quante cose si possono fare, e nel secondo paragrafo, “Essere o fingere: simulazione delle relazioni e della realtà”, Leone XIV afferma: «Questa antropomorfizzazione, che può risultare persino divertente, è allo stesso tempo ingannevole, soprattutto per le persone più vulnerabili. Perché i chatbot resi eccessivamente “affettuosi”, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone».
Senza una alfabetizzazione, senza un’educazione alla tecnologia digitale, senza le giuste distanze, si rischia di smarrire la propria umanità, la sacralità dell’umanità, nella voce e nel volto: «È importante educare ed educarsi a usare l’IA in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo, deepfake che violano la privacy e l’intimità delle persone senza il loro consenso».
L’affondo del Papa si fa più insistente quando dice: «La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società. Ciò avviene quando sostituiamo alle relazioni con gli altri quelle con IA addestrate a catalogare i nostri pensieri e quindi a costruirci intorno un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta “a nostra immagine e somiglianza”».
Dicevamo all’inizio, la bellezza dell’incontro, la meraviglia, non possono essere sostituiti dalla tecnologia digitale. L’uomo ha un volto, ha un corpo, ma soprattutto ha un cuore che batte, che prova emozioni. La sfida è un’opportunità per apprezzare la nostra umanità, con i suoi pregi e i suoi difetti. Nell’ultimo paragrafo, Una possibile alleanza”, il Papa, sottolinea: «La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente. “Consapevolezza, responsabilità, educazione” sono assolutamente necessari, per cui, occorre una “governance” che guidi l’innovazione digitale, “meccanismi di salvaguardia”».

E’ importante per chi opera nel mondo della comunicazione, dell’informazione, ma anche nei rapporti quotidiani, nelle aziende, nel mondo scolastico, “voci e volti” siano custoditi, dove prevalga l’uomo. Così conclude il Papa nel Messaggio:«Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica. Nel proporre queste riflessioni, ringrazio quanti stanno operando per le finalità qui prospettate e benedico di cuore tutti coloro che lavorano per il bene comune con i mezzi di comunicazione».
Al centro la persona, la prossimità, il suo mistero, l’alterità, anzi, la sua sacralità, che occorre, promuovere, difendere, appunto, custodire, i segni, i gesti, i silenzi, dove c’è l’impronta di Dio, dignità che eleva l’uomo, che Cristo ha liberato, redento e salvato.
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