
Una giornata fredda, ma non piovosa, il pomeriggio di domenica 1’ febbraio, una visita alternativa, nel paese natale di uno scrittore calabrese, Corrado Alvaro (1895-1956) – https://www.fondazionecorradoalvaro.it -, l’autore di Gente in Aspromonte. Quest’anno ricorre il 70’ anniversario della sua morte. “Per comprendere la Calabria occorre camminare per le sue strade tortuose e affascinanti,” scrive l’antropologo Vito Teti nella prefazione al libro di padre Pino Stancari (La Calabria tra il sottototerra e il cielo, 2025). Prima di arrivare a San Luca, una serie di tornanti, ammirando a distanza Pietra Cappa, e l’Aspromonte, dove sulle vette più alte è imbiancato, poi l’indicazione verso Polsi, uno dei santuari mariani più conosciuti della Calabria.


Quando sono stato studente delle scuole medie e superiori, di Alvaro, solo l’ombra, qualche paginetta, l’opera che ha fatto conoscere la Calabria all’Italia e al mondo: Gente in Aspromonte. Nonostante tutto, Alvaro è stato un autore prolifico. Nel 2006, finalmente la “Fondazione Corrado Alvaro”, ha ottenuto di poter mettere una lapide nella città di Roma, esattamente all’uscita della metro di Spagna, dove Corrado ha dimorato. A proposito di questa Fondazione di fortune e sfortune, dopo un breve periodo di inattività ha finalmente ripreso vita. Non me ne vogliano e spero prendano come motivo di rinascita la mia critica, ma dispiace di aver visto la casa natale dello scrittore in condizioni che non mi aspettavo. Gentilmente il sig. Sebastiano Romeo ci ha accolti e ci ha fatto visitare la casa di Alvaro e dei suoi familiari, situata nel centro storico accanto alla parrocchia, spiegandoci e illustrandoci purtroppo anche gli ultimi anni nefasti della Fondazione.
Corrado a dieci anni aveva lasciato la Calabria, ma era rimasto sempre in contatto con i suoi familiari e con la gente del paese; ci tornava spesso, nei suoi pellegrinaggi, in Italia e all’estero, gli consentivano di poter stringere amicizie, diffondere le sue pubblicazioni. Forse è stato un autore trascurato e snobbato dalla letteratura italiana, non solo per lui. Anche in Calabria? Potrei elencare una sfilza di nomi. L’augurio è che nel 70’ della sua morte la Fondazione a lui dedicata possano riprendere iniziative, attività, per diffondere le opere dell’autore calabrese.


Il grande e compianto mariologo monfortano, padre Stefano De Fiores (1933-2012), – mio professore alla Pontificia Università Gregoriana di Roma -, aveva dedicato spazio nella sua vita a far conoscere il suo paesano Alvaro. Prima di raggiungere la sua casa natale, una lapide ricorda la casa dove nacque il religioso e devoto di Maria, autore conosciuto in Italia e all’estero.

Ritornando ad Alvaro, penso sia importante promuovere la sua narrativa, grande e osservatore e conoscitore del suo tempo. San Luca deve molto a lui, non solo perché questo piccolo paese ai piedi dell’Aspromonte non è quello che la cronaca giornalistica vorrebbe dirci in quanto da qui ha origine la ‘ndrangheta, di cui Alvaro ne parlò in alcuni suoi lavori, ma anche di altri personaggi, non solo quelli citati, e che non fanno notizia.
Corrado scriveva in Gente in Aspromonte delle condizioni in cui vivevano e della miseria dei pastori, ma anche dell’invidia che uccideva speranze di riscatto, un male che continua a divorare questa povera terra che soffre di mali atavici. Ripeto e ribadisco con forza: L’INVDIA E’ UN MALE DISTRUTTIVO. Forse nemmeno noi calabresi conosciamo profondamente la Calabria, la sua atavica bellezza, e non conoscere vuol dire non amare, ma in questo mio blog, continuerò a scrivere in proposito, perché come diceva Alvaro, “il calabrese va parlato”, cioè vuole attenzione e disponibilità”.

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