
Dopo giorni di pioggia, il meteo concede un pò di tregua, temperatura primaverile e giornata soleggiata, decidiamo un pò di avventura. Vivono circa 25 famiglie, un piccolissimo borgo, di casette piccole, fatte in pietra, a circa 600 metri s.l.m., Gallicianò, dove si parla greco, un unicum in Calabria e nella provincia di Reggio Calabria, che orbita nell’area grecanica. Una chiesa dedicata a san Giovanni Battista, una chiesa ortodossa, la fontana nell’amore, le vie in bilingue: greco e italiano. Resiste agli urti del tempo, d’altronde, chi vivrebbe qui a circa dieci km da Condofuri? Stradine strette, tornanti, burroni, e panorami mozzafiato che guardano la fiumara dell’Amendolea.



C’è una storia di questo antico borgo, i restanti non mollano, quando passavamo dal bar al centro del paese, “Piazza Alimos”, uomini che giocavano a carte e parlavano in greco. La gente accogliente, ti salutava quando percorrevi i vicoli, salutandosi kalispera (buona sera). Erano le cinque del pomeriggio.

Prima di arrivare a Gallicianò, ci siamo soffermati ad ammirare l’Amendolea, un breve torrente, e attorno le montagne, gli anfratti, scolpite da chissà quale artista. Avevamo sentito parlare di questo piccolo borgo, molto frequentato dai turisti, soprattutto in estate. Pensate che un tedesco, Gerard Rohlfs, fece studi sul greco parlato in questo baluardo di “area grecanica”. Ci immergiamo nella storia, la ricchezza della storia in Calabria, colonie greche, filosofi, monaci, eremiti, santi, gente comune, sembrano appartenere al passato quando invece sono una memoria viva del presente.

La chiesa dedicata a san Giovanni Battista al centro dell’altare custodisce una statua marmorea del santo, oltre al particolare del presepe nel presbiterio con alcuni oggetti vetusti. A pochi passi, salendo dai vicoli e passando dalla “fontana dell’amore”, abbiamo visitato la chiesetta ortodossa dedicata alla Madonna della Grecia, osservando l’iconostasi, le icone, dove la domenica un prete ortodosso viene a celebrare Messa.

Per visitare Gallicianò, occorre starci più tempo, sentire il calore della gente del luogo, la loro lingua, e pensare a chi ci ha abitato, ha vissuto, ha fatto famiglia. Senti che devi ritornarci, quasi quasi senti un invito, a toccare un piccolo pezzo di Calabria, a studiare la storia, la letteratura, la geografia. Questa piccolissima comunità è in gemellaggio con una città della Grecia, ponte culturale e religioso, di una Calabria aperta al mondo e tutt’ora inesplorata e ricca di cultura.



Sta scendendo il tramonto, la strada da percorrere è tanta, allora, abbiamo deciso di congedarci, il buio ci impedisce di vedere le frane incontrate per strada, il manto stradale sconnesso, facciamo ritorno a casa, passando per la costa jonica ed ammira la bellezza della punta della Calabria.
Un borgo che mi ha colpito, perchè è una fortezza, davanti ai cambiamenti culturali, qualche famiglia resta, perchè non ha senso rimanere, il paradosso, e sentire parlare greco, ci fa ritornare non tanto al passato, quanto ci fa capire quel legame con la Grecia dove secondo alcuni esperti la Calabria era la “Magna Grecia”.
Grazie Signore per il dono della Calabria.


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