Potenzialità e rischi, vantaggi e abusi, entusiasmi e timori: dove ci porterà l’Intelligenza Artificiale (IA)? La sfida in questa ambiguità interpella l’uomo, corpo e anima, spirito e carne. Sono tanti gli aspetti coinvolti: tecnici, culturali, antropologici, etici ed educativi, soprattutto questi ultimi, stanno facendo riflettere, senza mettere in discussione l’inarrestabile ascesa dell’IA in ogni ambito della vita umana, quanto il suo utilizzo, pervasivo, onnipresente. I governi nazionali discutono la sua regolamentazione, senza una governance siamo nel caos più assoluto, dove è chiara la “predominanza del paradigma tecnocratico”, come ebbe a dire Papa Francesco nella lettera enciclica Laudato si’.

Incontrando il clero della diocesi di Roma, giovedì 19 febbraio 2026, Papa Prevost così si è espresso a proposito dell’uso dell’IA nella pastorale: «resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’IA», perché fare l’omelia è «condividere la fede», e l’IA «mai arriverà a condividere la fede». Sono diversi gli interventi del Papa sull’IA, fa un po’ sorridere l’esortazione ai preti, ma è molto seria, profondamente seria, perché un’omelia (o una catechesi) parte dalla conoscenza delle persone, la contestualizzazione, il sitz im leben, della parrocchia, della contemplazione e della preghiera, dove non conta essere dotti, quanto di dare spazio al primato dello Spirito. L’omelia o la catechesi, non sono un insegnamento, ma la traduzione e la carità delle cose contemplate: “contemplata aliis tradere”, è la sintesi dell’ordine religioso Domenicano. C’è anche da riflettere anche sulla teologia, la dottrina, la spiritualità, che propone l’IA, l’affidarsi ad un software o chatbot, senza una personalizzazione ed esperienza, è un rischio che decontestualizza.
Sappiamo le enormi possibilità di internet, – e si è all’inizio -, dei motori di ricerca e dell’IA, come il preparare le tesi universitarie, scrivere libri, articoli giornalistici, ma come riconoscere che una tesi accademica è autentica o è frutto di una copiatura? Questo è un dilemma, si scontra con l’onestà del candidato, che per esimersi dalla fatica della ricerca, della consultazione, del confronto, si affida e si consegna all’IA. Onestà o inganno? Il rischio non è solo di ingannare gli altri, ma innanzitutto sé stessi. La concentrazione si sposta sull’uso prudente dell’IA, probabilmente una risorsa, risparmia fatica, ma non sostituisce il lavoro umano, l’impegno del pensiero.

La sfida dell’IA sta nel giusto approccio antropologico ed etico, soprattutto della peculiare “presenza umana”: « La sfida decisiva sarà come abitare la tecnica, non basta saper usarla, è necessaria anche la consapevolezza, senza smarrire l’umanità» (L’Intelligenza Artificiale e l’Intelligenza Umana, MANULI, 2025). Oggi si parla di pastorale tecnologica o digitale, di spiritualità tecnologica, di incarnare questo luogo dove fede e tecnologia si incontrano al servizio dell’umano. Se in precedenza abbiamo parlato del primato dello Spirito, accostiamo anche il co-primato della persona umana, tenendo in debito conto l’incarnazione del Verbo, il mistero del logos, che ci spinge a riflettere nella nostra vita personale e pastorale, la priorità. L’annuncio del vangelo ai suoi inizi aveva percorso le strade dell’Impero Romano, oggi, sono quelle della tecnologia, del digitale, dell’IA, vissute con quella sapienza e con quella luce interiore che vengono da Dio, un incontro e un abbraccio che ci coinvolge e ci avvolge.

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