MEDITAZIONE SUL SABATO SANTO
Tra il cielo e la terra, conficcata nel ventre di essa, feconda con il sangue del martire per eccellenza la salvezza dell’uomo nello sconfinato amore di Dio. Dall’alto e dal basso della croce è tutta un’altra prospettiva. La croce è vuota, ma il legno simbolicamente richiama a colui che è stato appeso, l’albero della morte diventa l’albero della vita. Ho pensato in questi giorni alla grandezza di Dio, nella forma umile di servo, si è svuotato per essere abitato dall’infinito. Ho pensato in questi giorni a tutti i fallimenti o a tutti quei perdenti che invece sono diventati vincitori. Ho pensato in questi giorni al peso del peccato che il mio Signore ha portato sulle sue spalle, si è caricato tutta la violenza e l’iniquità per annientarla e mi dice: “Rialzati”. Ho ricevuto tanta grazia in questi giorni, non di ritualità, ma di preghiera, di amore, di speranza, di pace, parole non a caso, ma contestualizzate in un tempo in cui sembra che non ci sia spazio per tutto ciò.

Cosa accade in questo giorno? C’è chi è indaffarato per il preparativi del pranzo pasquale, chi vive un giorno come gli altri, la solita routine, chi riflette sugli eventi passati, il giovedì santo, la Messa in Coena Domini e la crocifissione di Gesù. Ci sono tanti rumori, frastuoni e grida: la guerra che miete morti, la strumentalizzazione della religione, la sofferenza di milioni di persone vittime della guerra, una crisi economica che si ripercuote sulla fragilità di tante famiglie. Cosa ci ha colpito in questa settimana santa? E del triduo pasquale? Le parole del patriarca latino a GerusalemmePizzaballa che la domenica della Palme non ha potuto celebrare la Messa, respinto dalla polizia israeliana, e quelle del giovedì santo: “fuori la guerra, ma qui celebriamo un amore che si china e cambia la storia”. Non meno potenti quelle di Papa Leone nella Messa del Crisma: «Di conseguenza, è ormai prioritario ricordare che né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione. (…) In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte». Nella Messa in Coena Domini, citando un pensiero di Papa Benedetto XVI: «“noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere”. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Col suo gesto, infatti, Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto».

Cosa accade in questo giorno? Un giorno vuoto, ma nel vuoto c’è l’infinito, un giorno di silenzio, ma nel silenzio si ascolta, un giorno di riflessione, tace il cuore per lasciar parlare il Signore. Non possiamo lasciarci alle spalle la passione del Signore così in fretta, la crocifissione, la fuga dei discepoli, gli schiamazzi della folla, il giudizio degli uomini e dei potenti. L’ultima parola spetta a Dio, non alla cattiveria umana, alla corruzione del cuore, all’invidia e alle bassezze umane che presumono di fermare l’irruzione di Dio nella storia. Cosa accade questo giorno? Entriamo nei sentimenti della Madre, è un sabato mariano, di attesa, di sconvolgimenti nel cuore, sembra infinito, c’è un grembo in cui partorisce una nuova vita e che la terra non può contenere. La Madre sta per partorire di nuovo, sprofondata nel dolore, si dischiude l’impossibile. Occorre fermare le parole, la croce non è solo dolore, ingiustizia, sofferenza, Dio ha promesso e manterrà la parola. I discepoli sono fuggiti, la paura gioca brutti scherzi, è il momento per riflettere e ripensare a tutte le parole di Gesù, ma devono attendere, attendere il dono dello Spirito. Ancora i tempi non sono compiuti.
Quando capiremo che Dio ci ha amati così follemente da donarci quanto di più prezioso aveva, il Figlio?

Quante volte anche noi per pusillanimità ci ritiriamo dai nostri doveri, cediamo ai compromessi con il male, facciamo cordate con questo o quell’altro, abusiamo di una responsabilità che si è stata affidata, manipoliamo a nostro piacimento, presumiamo di essere padroni della vita e della storia. La terra geme, grida, non può contenere la forza del Redentore, dagli inferi sale una voce a Dio, sta per spuntare qualcosa che non ha spiegazioni. Il sabato santo è un’opportunità unica, tutto è spoglio, non c’è Messa, non c’è il suono delle campane, anche il tabernacolo è vuoto, allora è tempo per svestirci di tutto ciò che è vecchio, e rivestirci di un abito nuovo, interiore, bello, splendente, perché “Cristo fa nuove tutte le cose”.
Questo sabato santo siamo tutti invitati a guardare con cuore nuovo e con occhi nuovi la nostra vita, gli altri, la storia, a contemplare e adorare Dio che non smette di richiamare l’uomo alla sua vocazione e alla sua dignità, a sostare con la Madre presso il sepolcro, non c’è spazio per la rassegnazione, da quella feritoia, il Vivente trionfa sulla morte e sconfigge il potere del diavolo.

Amen