Un giorno l’umano andrà sulla luna per restarci, ma forse perché la luna è il paradiso e la terra un inferno? La terra, granello di sabbia, il cielo, l’infinito, e l’uomo tra “miseria e grandezza”, in cui Dio che tiene tutto questo nel cavo della sua mano. Cosa avranno vissuto i quattro astronauti della missione Artemis II nel nuovo allunaggio lunare? Non c’è stato tanto interesse mediatico, a causa del conflitto Usa-Israele con l’Iran, la crisi energetica. Sono passati cinquant’anni dal primo allunaggio, adesso gli umani sono stati in volo verso la luna, per girare attorno, oltre 400 mila km distanti dalla terra. Un record!
Cosa c’è diverso rispetto al modulo Apollo degli anni ’60? E perchè dopo cinquant’anni? Nel dicembre del 1968 uscirono dall’orbita terrestre tre astronauti per osservare il suolo lunare. Avevano potuto contemplare con la missione Apollo 8 il sorgere della terra sull’orizzonte lunare, ci regalarono un’immagine storica di importanza culturale, la bellezza e la fragilità del nostro pianeta nel contrasto con il suolo spoglio e ostile della luna. Quali sono le differenze con l’Artemis II?
Negli anni ’60 gli USA volevano battere i sovietici, almeno in questo, perché fino a quel momento i sovietici avevano vinto tante tappe dell’esplorazione spaziale. Fu un notevole impegno economico, oltre il 4% del bilancio degli USA, un enorme investimento per la NASA. Oggi non c’è più la guerra fredda, contesto diverso, non ci sono due blocchi, c’è competizione, un sistema multipolare, la collaborazione tra agenzie spaziali, l’obiettivo non è arrivare per primi ma un giorno poter tornare per restarci, una possibile presenza umana permanente.
I “complottisti”, così vengono definiti, sostengono che no ci fu l’allunaggio lunare nel ’68, e che l’uomo non è in grado di sorvolare sulla luna, anche la missione di questi giorni. A prescindere di questi sostenitori, cinquant’anni fa fu rischioso, le cose potevano andare storto, anche la possibile perdita di vite umane, come l’incidente dell’Apollo 13 che poteva far perdere la vita ai tre astronauti. Apollo 8 fece ben dieci orbite attorno alla luna, una manovra rischiosa, complessa; Artemis II ha usato un approccio più prudente, oltre 7 mila km distanti dal suolo lunare (un primato!), il giro attorno alla faccia nascosta della luna, non ha fatto delle manovre particolari, qualche correzione, tutto già stabilito al momento di lasciare l’orbita terrestre, manovre orbitate, meno complesse e meno pericolose.
I piani delle missioni Apollo avevano un piano di tempo ridotto, dieci anni. Perché nessuno c’è più tornato sulla luna? Sarà per un interesse scemato, diminuzione degli investimenti, i costi economici, l’opinione pubblica annoiata, l’obiettivo è quello di trovare delle motivazioni tornare per restarci. Le tempistiche sono molto più lunghe, non c’è un modulo che possa prevedere di scendere sulla luna con degli astronauti. La capsula Orion è un modulo di trasporto, di supporto alla missione che non può scendere sulla luna, è stato progettato per rientrare sulla terra, resistere alle radiazioni dello spazio, fornire un ambiente agli astronauti durante il trasporto, mentre candidato è la Starchip HLS (Starchip Human Landing System), è più complesso ma non è pronto. Le missioni Apollo, dispendiose, rischiose, a breve termine sono state un obiettivo politico dove gli USA volevano affermare la supremazia tecnologica e politica. Il contesto internazionale oggi è diverso anche se complicato, non semplice, molti conflitti, tante incertezze, ritardi, critiche al modulo, infatti il programma Artemis non è più riutilizzabile. In definitiva, sarà completato il programma? Il senso? Presenza umana sulla luna? Per fare cosa? Un piccolo passo, rimarrà un sogno, ma preferiamo per il momento grandi passi per la pace. Un giorno accadrà, l’uomo, fiore selvatico, vulnerabile, senza pace la cui minaccia è l’estinzione per sua volontà, ricorda le parole di Pio XII nel radio messaggio del 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra». Pio XII, Radiomessaggio, 24 Agosto 1939. In questo frangente storico, la pace è l’esigenza e l’emergenza più peculiare.
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