L’autobiografia di un’apolide,“Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli”, ebrea per parte di madre e palestinese per parte di padre. Guerra, disumanizzazione, divisione, genocidio, apartheid, empatia, dolore, sofferenza, compassione, giustizia, tanti temi in questo lavoro di resistenza, raccontati da una donna che fa memoria dei ricordi, “ripercorrendo a ritroso la storia della sua famiglia” (p. 159). Quello a cui oggi noi assistiamo, la guerra in medio oriente, la distruzione di Gaza, l’assalto di Hamas il 7 ottobre 2023, la ferocia dei coloni ebrei in Cisgiordania, due popoli perennemente in guerra, dove il fondamentalismo religioso, il sionismo da un parte e l’islamismo dall’altra, sono solo una scusa per esistere e combattere l’altro, considerato un “non umano”, un nemico. Mi ha colpito molto la parola “giustizia”, “la parola indispensabile, imprescindibile e necessaria per pensare a una svolta” (p. 150). Widad non accusa, descrive racconti famigliari, la sua esperienza, fatta di taccuino e foto, della disumanizzazione di cui sono vittime gli israeliani e i palestinesi. Resistere, restare umani, in una spirale d’odio che sembra non conoscere fine.

Widad parla anche della “complicità dei governi internazionali, l’indifferenza, il tramonto del diritto” (p.125), come quello che sta accadendo ai nostri giorni, la guerra Usa-Israele con l’Iran e d’Israele in Libano. Esiste una vi d’uscita, si chiede Widad, per due popoli che si dividono, senza pace, la “terra tra il fiume e il mare” (p.89).

A pag. 82: «La disumanizzazione è una dinamica a specchio: ogni volta che neghiamo l’umanità di qualcuno, per riuscire a farlo dobbiamo anestetizzare anche la nostra. La rinuncia all’immedesimazione – a “mettersi nei panni dell’altro” – comporta un danno profondo all’anima».
Allo stato attuale sembra non ci sia immaginazione, visione, si è in mezzo a una guerra “che corrode, impoverisce” (p.58). Widad dedica questo libro (Milano 2026, 166 pp.) a suo padre e a sua madre, un dovere, per conoscere, interrogarsi, cercare la verità, citando Primo Levi, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Concludo con le parole di Widad:
«Ogni libro è un’occasione di dialogo, di confronto, di crescita reciproca sia di chi scrive che di chi legge, di dibattito nelle scuole, nei convegni, in luoghi vicini e lontani. È l’occasione per camminare insieme al mondo, conoscersi e riconoscersi e conoscere, accompagnandoci nel vivere sapendo che siamo tutti attraversati dalle stesse urgenze esistenziali».

Grande