Qualcuno mi ha condotto a contemplare questa “reliquia”, per un credente non esiste il “caso”, ma si parla di “Dio-incidenze”. Non ho mai visto la Sindone, o per meglio dire, non ne ero così interessato, se non quando partecipando ad una lezione del Master in Scienza e Fede, scelsi un corso opzionale …
Che cos’è la Sindone o chi è la Sindone?
Davanti alla Sindone non ci troviamo davanti a un oggetto o un feticismo cristiano, ma un potentissimo alfabeto, un calligramma, non per rinchiuderci in una ammirazione ma per convertirsi. Siamo consapevoli che a volte si passa da turisti nella chiesa, davanti a statuo o oggetti sacri, ma così non è per la Sindone. C’è un’impronta, un’immagine misteriosa. L’orante biblico ha un ardente desiderio, “vedere il volto di Dio”, il desiderio nel cuore dell’uomo: “Il mio cuore .. cercate il mio volto …” invocazione del salmista, desiderio di ognuno di noi. Vorremmo vivere la nostra vita fissando un volto, la mamma, il papà, il bambino, l’amato o l’amata, quello di Dio. “L’inferno è fissare il vuoto”, ma noi siamo nati per fissare il volto del Signore, è qui l’origine della nostra santità. Come pensare il volto di Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo”, dice la Bibbia, ma davanti alla Sindone, noi ci troviamo davanti a un volto e un corpo sfigurato, sofferente.

La vita
È troppo facile riconoscere Dio nelle cose belle della vita, è facile intuire la sua presenza, ma quando incontriamo lo scandalo, il buio, come facciamo a riconosce Dio? La Sindone è un grande allenamento, rintracciando in ogni nostra notte, non il vuoto, non la disperazione, ma Dio, al sua presenza, le tracce della sua presenza. La sofferenza sfigura, ma dietro di noi, Dio sta lavorando. Quando tutto sembra perduto .. E’ un esercizio la Sindone, mette dentro di noi un percorso di conversione, ci mette in cammino. Dove è Dio nei momenti difficili? Sono domande inquietanti che ognuno di noi si pone? Un po’ come Giobbe, non solo lui. Dio è veramente Dio perché non solo è nel più alto dei cieli, ma perché si è sprofondato negli inferi.
Il telo che parla
Smarrimento e solitudine, l’orrore della sofferenza, la solitudine degli anziani e degli ammalati, anche in casa nostra con accanto le persone che dovrebbero volerci bene. Una professione di fede autentica è quando tutto è buio. L’uomo che è lì impresso in quel telo della storia, è un uomo che ha patito, sofferto, in maniera indicibile, dove un centurione romano riconobbe in lui la presenza divina: “costui era veramente di Dio”. Quando parliamo della Sindone, siamo in un’altra dimensione, non della scienza, ma della fede, che vuol dire guardare dentro le cose. In quell’assenza si manifesta Dio. La Sindone sembra testimoniare che Dio è stato qui. Ci parla quel telo, Gesù ha conosciuto tutto: ingiustizia, morte, paura, sangue, abbandono. “Disprezzato e reietto dagli uomini …” (Isaia).
Solidarietà con le vittime della storia
Non una sofferenza qualunque, una vaga esperienza umana, ma il Figlio di Dio, dopo aver guardato la Sindone, è cartina di tornasole nei poveri, nelle vittime degli abusi, negli scartati, in chi si sente fallito. “Tu hai gli occhi per riconoscerti che Gesù Cristo è nascosto lì”. Non finisce tutto lì, c’è il mistero della risurrezione. Non perde tempo il vangelo a spiegarci come è avvenuto, un avvenimento che ha cambiato la storia.

Segno pasquale
I teli sono un segno pasquale. La Sindone non è solo la testimonianza di una tragedia, quel telo ha un senso, segno di una assenza che comincia a diventare piena di speranza. Quel corpo morto non c’è più, non è più là dentro. Il cristianesimo è credere alla Pasqua, il dolore non è il nostro destino finale. “Icona del sabato santo”, così l’ha definita Benedetto XVI. Si mostra, c’è qualcosa di scandalo in questo Gesù risorto. Il passaggio pasquale è riconoscere, senza abolire il dolore, la mancanza, la perdita, la pasqua è il potere che ha il Signore di togliere tossicità alle sofferenze e di dare speranza alla ferite. La Pasqua non è un colpo di spugna magico che cancella tutto quello che è successo prima. La Pasqua ci dice che le ferite possono diventare feritoie di luce, passaggi di luce. Quando sei ferito dalla vita, il male ti accusa. Dio ti ama? Il male usa la croce per toglierti la fede. Invece la croce diviene lo strumento attraverso cui credi di più, ti fidi di più E’ un dono dello Spirito. Dio opera di nascosto attraverso le cose più brutte della nostra vita. Ti accorgi che non sei solo, sei nelle braccia di qualcuno.
L’identità della Sindone
Ecco chi abbiamo davanti agli occhi ,uno che ha dato la vita per noi. “Chi ci può separare dal suo amore?” La vita cambia non perchè Dio esiste, ma perché Dio mi ama. La fede cristiana è ciò che ci mostra questo telo. “Non c’è amore più grande, dare la vita per gli amici” dice Gesù. Quel volto, ridona a ciascuno di noi, un volto, un’identità. Conosci il tuo vero volto. Quella Sindone ci fa da specchio: “Alla sua luce ..”. Il peccato, la morte, non hanno il potere di cancellare chi siamo veramente. La nostra vera identità è essere amati. Maria ci ha insegnato come si sta nel venerdì santo, come si guarda la croce, con la speranza, senza fuggire. Mentre tutti fuggono, le donne restano. Occorre chiedere la pazienza di rimanere, la verità della nostra vita si rivela se non abbiamo il coraggio di scappare. Questo telo è Pasqua. Guardare questo telo è guardare un uomo attraversato dall’amore di Dio. Non dobbiamo cercare la nostra vita nei sepolcri.
La vita eterna
L’ultima parola spetta a Dio. Noi che ci ergiamo giudici, giustizialisti, davanti a quel telo, siamo davanti all’icona della misericordia. Quell’immagine che si è impressa è attraversata dall’eternità. La Pasqua cambia tutto, le ferite non spariscono, possono divenire punti di luce, la morte non è la fine, la morte non è niente. Stare davanti a questo telo, ci aiuta usando l’ultimo libro della Bibbia, il libro dell’Apocalisse, scritto per “dare consolazione”, non siamo tagliati fuori da questa comprensione. Dove volevano andare a parare questi versetti finali? “Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto, ma Egli, disse: Non avere paura, Io sono il Primo e l’Ultimo, Io sono il Vivente…. Ho le chiavi della morte e degli inferi..”. Questa è la grande speranza della Sindone. Questo telo è una grande serratura dentro il quale possiamo vedere quale è il nostro destino. Dio ha la chiave per aprire il mistero e farci entrare.

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