Quando desideriamo acquistare un libro, sono tante le motivazioni che ci incuriosiscono e ci spingono a prenderlo: Autore, titolo, copertina, contenuto, e se siamo veramente interessati, non badiamo al prezzo! Leggere è cultura, empatizzare con l’autore, immaginare, pensare che esistono tanti mondi che si toccano. Sinceramente mi sono accostato al testo perché informato dall’interesse sulla Sindone, e l’autore, appassionato, ne parla a tratti nella sua opera. Precisiamo: non è un libro sulla Sindone. «La Sindone è una mano tesa, tra le tante che la Provvidenza ci offre, affinché possiamo, misteriosamente, avvicinarci e ascoltare, vedere e toccare quell’amore» (p. 144). L’Autore del libro: Il mio tempio era un castello di carte, – con il sottotitolo messo tra parentesi –, E Dio lo ha fatto crollare (159 pp., 2026), racconta la sua personale esperienza spirituale di conversione davanti ad una realtà tra le più discusse della tradizione cristiana: la Sindone. Prima di riflettere sul testo, per chi non ne è a conoscenza, la Sindone, è un telo funerario in uso nel Medio Oriente e secondo la fede cristiana, confermata dagli studiosi, presenta tante evidenze che quel lenzuolo, su cui è impressa misteriosamente l’immagine di un corpo martoriato e crocifisso, è riconducibile alla vicenda del Nazareno. Ci sono anche coloro che ne contestano l’autenticità, a prescindere, la Sindone fa discutere credenti e non, la cui venerazione del sacro lenzuolo, è custodito nella Cappella della Cattedrale di Torino. L’Autore, in maniera velata e a volte con cuore aperto, racconta la sua personale storia, di cadute e risurrezioni, di sconfitte e fallimenti, di ferite e cicatrici, di contraddizioni e verità, il cui soggetto è la Sindone, non tanto il telo stesso, ma quello che essa rappresenta: la vicenda di Gesù di Nazareth. Si è lasciato guardare dalla Sindone, attraverso vie che solo Dio conosce. Il testo è fatto di passaggi esistenziali, dialoghi, preghiere, ferite, lacrime, ma sempre una mano tesa, e quella voce interiore: “Tu sei amato”. Chi si aspetta un libro sulla Sindone rimane deluso, – si diceva all’inizio -, anche se ne parla in maniera soggettiva, lasciando intendere un rapporto che ha profondamente cambiato la sua vita. Dio ci incontra in tantissimi modi, il caso non esiste, esistono le Dio-incidenze, e Dio “scrive dritto attraverso vie storte”. Sì, Dio, si rivela nelle pieghe della vita, quelle più impensabili, anche quelle più dolorose, Egli cura, rimargina le ferite, trasfigura, costruisce nuovamente, ma fa appello alla libertà dell’uomo, all’umiltà di saper dilatare il cuore. Dall’aurora al notturno, passando per il vespro, mi piace condividere una preghiera di Paolo: «Ho visto piangere una rosa: / Dai petali rossi una lacrima è scesa, / Come un pianto di gioia dagli occhi di una sposa, / Come gocce di dolore da un cuore in attesa. / Ho visto una rosa piangere e soffrire, / Ma ho anche visto quella rosa custodire / la grazia benedetta che il mondo può guarire». / C’è un percorso di guarigione dell’Autore, una partita ancora aperta, dove la fede gioca un ruolo importante, diremmo, determinante, e chi più e chi meno, si sente coinvolto, in una chiamata a fidarsi della voce del Maestro di Nazareth. L’augurio è che questo libro possa fare del bene a tanti, non esiste mai la parola fine, l’ultima parola spetta sempre a Dio, lo dico e lo ribadisco, e che ricomincia sempre a stupirci dall’aurora al tramonto.
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