Non ad ogni forma di mafie! (5)

Non ad ogni forma di mafie! (5)

Non ad ogni forma di mafie! (5) 1170 1016 Vincenzo Leonardo Manuli

I mercanti del tempio

Ribadito il no alla ‘ndranghetail male va combattuto, che la chiesa è impegnata a formare le coscienze, sull’onda di papa Francesco di quel discorso del 21 giugno 2014 nella spianata di Sibari, c’è un passaggio che vorrei evidenziare. Il documento No ad ogni forma di mafie! al numero 4 della prima parte, parla della complicità e della connivenza, anche quando clero o religiosi, accettano somme di denaro dalla provenienza illecita, passandolo come forma di pretestuosa generosità riguardo alle opere promosse dalla chiesa. Non sto qui ad elencare quante circostanze hanno creato scandali tra i fedeli fino ai nostri giorni, e per non fare chiacchiere, parto da un episodio evangelico conosciuto e del quale siamo troppo distratti: Gesù scaccia i mercanti del Tempio (Cf. Mt 21,12-17; Mc 11, 15-19; Lc 19,45-48; Gv 2,13-22). Tutti e quattro vangeli canonici riportano l’episodio, ciò attesta che è importante per gli evangelisti. Nel Tempio c’è un commercio, un do ut des, uno scambio di favori, non solo di “devoti” che fanno offerte per esibirsi, esso è divenuto un mercato vero e proprio, dove per evitare di far entrare cose impure, c’era anche il cambio della valuta. 

Ancora oggi è attuale l’idea che si pensa di ottenere meriti, la salvezza, il favore divino, la compiacenza del religioso di turno elargendo considerevoli somme di denaro, come offrendo soldi per restauri, per statue, in devozione di un defunto, con tanto di nome e cognome, quasi quasi per convincere il prete o il parroco o il vescovo, così attratti dai centoni che cedono alle lusinghe di dio mammona. 

Colpisce che il Gesù mite e umile di cuorepieno di zelo e d’ira, reagisca con forza all’interno del luogo sacro, servendosi di una frusta di cordicelle e cacciando i venditori, rimproverando le autorità religiose del Tempio stesso. È un insegnamento quello di Gesù, i religiosi o i devoti, avevano preferito Mammona al Dio liberatore d’Israele. Facciamo un passo più avanti e nella croncretezza, andiamo all’attualità, oggi probabilmente c’è sicuramente più accortezza, tuttavia ancora non c’è quella prudenza nel rifiutare e di essere netti e decisi verso elargizioni materiali la cui provenienza è dubbia. Ma un prete, un religioso, un parroco o un vescovo come fanno a saperlo – mi chiederete -, questo non giustifica tale “presunta” ignoranza, quasi fosse una scusante, quando arrivano somme spropositate di denaro, qualche domanda bisogna porsela, come lo stile di vita del “benefattore” i cui guadagni desterebbero perplessità o quando la sua moralità è chiacchierata. 

Vuoi rendere bella la chiesa? Vuoi abbellire il tempio di Dio? Vuoi aiutare i bisognosi? Occorre avere il coraggio e l’onestà di non cadere in complicità e compromessi con la scusa di provvedere ai bisogni della chiesa. Il mondo grigio o il mondo di mezzo, è quella subcultura che alimenta l’illegalità, poi la pretestuosa generosità, che invece è arroganza, legittima agli occhi del prete e dei fedeli un consenso con tanto di gratificazione e di riconoscimento pubblico. Il gesto di Gesù è rivoluzionarioprofetico e sovversivo, il Tempio di Dio è più bello, ordinato, pulito, quando è sgombero di contraddizioni, così la vita di un uomo e di una donna, senza compromessi o cedimenti, dove non c’è posto per la corruzione. La casa di Dio è casa di preghiera, anche qui oggi vediamo che non è così, ci sono celebrazioni che si trasformano in passerelle e con eccessivo sfarzo con tanto di filmati da soap opera. L’atteggiamento diverso e alternativo è il rifiuto a lasciarsi intimorire o sedurre da soldi che sono frutto di violenza, di quel denaro sporco acquisito senza sudore e senza il sacrificio della fronte. La testimonianza cristiana è dire un no chiaro, a tutto quello che puzza di malaffare, in sostanza significa prendere posizione e metterci la faccia.

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