LA LEGALITÀ E LA GIUSTIZIA NELLA SANTITÀ QUOTIDIANA

LA LEGALITÀ E LA GIUSTIZIA NELLA SANTITÀ QUOTIDIANA

LA LEGALITÀ E LA GIUSTIZIA NELLA SANTITÀ QUOTIDIANA 970 637 Vincenzo Leonardo Manuli

Ogni giorno nella liturgia delle ore, la mattina preghiamo il canto del Benedictus, il Cantico di Zaccaria (Cf. Lc 1,68-79), e un versetto, – che probabilmente come tante cose ripetute sfugge alla nostra attenzione – recita: «di servirlo senza timore in santità e giustizia, al suo cospetto per tutti i nostri giorni» (vv. 74b-75), versetto che si riferisce a Dio, l’orante vive  alla sua presenza, osservando i suoi precetti, fedeli e giusti.

Se accostiamo alla giustizia la parola legalità, per un itinerario di santità, possiamo domandarci: Che rapporto esiste tra la giustizia e la legalità? C’è giustizia nei nostri rapporti sociali, economici e personali? C’è legalità nella nostre azioni, nell’ambiente che frequentiamo, nella società e nell’economia? Crediamo nella giustizia? Crediamo nella legalità? È possibile connettere questi due termini con la santità? Non ci può essere legalità senza giustizia e nemmeno giustizias enza legalità

L’argomento presenta la sua complessità, però è sfidante, invita a riflettere su come questi valori siano interiorizzati e se sono vissuti dal credente, nei diversi contesti relazionali in cui vive. La giustizia è una virtù e uno stato d’animo interiorizzato, non è un impegno esterno, ha a che fare con l’uomo retto che non è esente da errori. La legalità, rinvia alla legge, alle istituzioni, sono un dono, il cui culmine è il bene dell’uomo, al servizio del suo bisogno e della sua felicità. Ovviamente la legalità e la giustizia non vanno idolatrati, e dove non sono al servizio dell’uomo, essi si sono sostituiti alla sua centralità, complicandone con le loro casistiche la vita. 

La legalità e la giustizia sono un itinerario di santità se vissuti in un’ottica credente, cioè nel risvolto religioso, anzi, qualificano l’agire del credente, e come proclama un salmo (Sal 18), “i precetti del Signore danno gioia e rinfrancano il cuore”, perché al credente è stato fatto dono della sua Legge. Sono numerosi i riferimenti ai profeti che richiamano l’osservanza della legge e della giustizia, quando Isaia proclama: «Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1, 17-18). Non solo Isaia, ma anche altri profeti, GeremiaMichea, lo stesso Gesù, i vangeli ci mostrano che la fede chiede l’impegno per la giustizia: «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). 

La legalità e la giustizia camminano di pari passo nei contesti relazionali in cui ci si rapporta, anche se le relazioni sono in crisi. È un dato che c’è grande confusione tra la giustizia e la legalità, ad esempio, la legalità può mascherare l’ipocrisia, divenire un idolo e una copertura, e pochi la trasformano in giustizia. La legalità non è un fine ma è lo strumento per raggiungere la giustizia, e nel senso religioso è fare la volontà di Dio; e nel senso pratico rientra nel compresso delle relazioni comunitarie di fedeltà e di lealtà. Un credente, non può espletare un culto senza amare la giustizia.

Chi è il giusto? Che cos’è la giustizia? Quando un uomo è giusto? Quando un uomo è sulla via della legalità? In che relazione stanno? I due concetti si compenetrano, è giusto chi osserva ed è fedele alla legge, perché la giustizia sta nel riconoscere e rispettare e promuovere i diritti inviolabili della persona, e nel caso del credente, alla legge del Signore. Come si fa a vivere la giustizia in un mondo di corruzione, di raccomandazioni, di complicità, di trucchi, di furbi, in un individualismo estremo? Esempi se ne possono fare tanti. Quelli che comandano e governano, esercitano la loro responsabilità nella giustizia? Rispettano la legalità? Chi ha un ruolo di servizio pubblico dovrebbe essere di esempio. Fare la giustizia è osservare la legge, un impegno prioritario che la fede qualifica. Cioè, la nostra fede, quella cristiana, ispira la giustizia e il rispetto della legge?

Il cammino di santità, che non è esente da errori, ma percorre necessariamente questi due binari, la fede dà luce e profondità all’agire, perché il credente confida in qualcosa di superiore alla giustizia e alla legalità, poggia le sue attese su Dio che riconosce come giusto e che soccorre il debole.

Domanda finale: Nelle nostre chiese, si educa e si insegna ad osservare la legalità e la giustizia?

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