Ho sete. Le sette parole di Gesù sulla croce (1)

Ho sete. Le sette parole di Gesù sulla croce (1)

Ho sete. Le sette parole di Gesù sulla croce (1) 700 584 Vincenzo Leonardo Manuli

Quel giorno si colorò di sera.

Noi, lontani dalla Croce,

diamo meno cenere alla terra,

illuminando di spirito il corpo. (C. P.)

Sono preziose le ultime parole di Gesù sulla croce, solenni, supreme, sono sette, al culmine della sua esistenza, importanti, una eredità che le prime comunità cristiane hanno raccolto, custodito, trasmesso. I quattro vangeli canonici ci regalano gli ultimi istanti di vita, parole di un morente, sofferente, abbandonato da tutti, dai suoi amici più fidati, tradito e rinnegato, e anche Dio, in silenzio, al quale il crocifisso eleva il suo grido. Su di lui si scaglia tutta la violenza umana, una crudeltà intollerabile, lasciato solo, deriso, sputato, schiaffeggiato, calunniato, nudo, sulla croce continua la sua preghiera, nemmeno negli ultimi istanti gli risparmiano la compassione che spetta a qualsiasi uomo.

Ho sete, esclama Gesù, l’evangelista Giovanni (19,28) ci lascia questa perla, è quella sete che l’ha accompagnato durante tutta la sua vita pubblica. Per sentire la sete dovremmo fare esperienza di non bere acqua durante tutta una giornata, senza riserve e lontani da sorgenti di acqua in un caldo asfissiante. Questa di Gesù è una sete però più profonda, sete di amore, di compagnia, di condivisione, di passione, di gioia. Chi può comprendere la sete di Gesù? Quale è la nostra sete?

Nel mondo c’è sete di potere, di prevalere sull’altro; la sete del denaro, di accumularne sempre di più, e garantirsi sicurezza e una esistenza felice. Nel mondo c’è sete di sesso, di schiavizzare l’altro e considerarlo un oggetto di consumo; sete di droga; sete di rapporti affettivi disordinati, sete di guerra e di violenza inaudita, e lo stiamo assistendo anche in questi giorni; sete  di manipolare gli altri; sete d’invidia, di sentirsi migliori e superiori agli altri; sete di vendetta, di vedere il prossimo perduto, fallito.

La sete di Gesù è la sete di Dio, di donare la vita, di compiere e realizzare la parola del Padre. Lui l’ha condivisa con i suoi discepoli; la sete del perdono, una sete paradossale, perché si tratta di riconciliare l’uomo e tutto il creato a Dio. Gesù trasforma questa sete in preghiera, intercede per tutti presso il Padre. Anche Gesù sente la sete di voler compagnia dell’uomo, egli fa di questa debolezza e vulnerabilità una forza resiliente per attrarre tutto a sé.

Nel mondo manca la sete di preghiera, invece c’è la ricerca dei primi posti; manca la sete di condividere il pane con gli altri, invece si accaparrano risorse sfruttando i più deboli; manca la sete di riconoscere l’altro come proprio fratello e come propria sorella, invece si è in lotta, e Caino continua a uccidere Abele, altro che fraternità e sororità!.

Gesù continua ad avere questa sete, sulla croce le sue parole sono profetiche, forti, potrebbe stare zitto, invece nel dolore più atroce, fisico e morale, grida, non si scompone, mantiene la sua regalità, non minaccia vendetta, e chiede agli uomini di condividere questa sete.

Sono sette le parole di Gesù, sette che indica pienezza, infinito, completezza, un numero importante, come ogni parola lasciata in eredità ai suoi discepoli, ad ogni uomo e ad ogni donna, alla sua amata chiesa, non sempre fedele ai suoi insegnamenti. Quando entriamo in chiesa, forse siamo distratti, presi dalle nostre cose, su ogni muro e pilastro, sul tabernacolo e sulla croce, all’altare e all’ambone, c’è scritta la parola sete, di amore, di preghiera, di pace, di gioia, di giustizia.

Gesù, anche in questi giorni benedetti e santi, la tua sete, diventi la nostra sete. Ogni giorno è santo, è natale,  è pasqua, se sappiamo riconoscere un bisogno vitale dentro di noi, quella scintilla dell’amore divino che ci restituisce regalità e dignità di fronte a Dio. In te si riconosce ogni uomo e ogni donna, sfruttati, emarginati, deboli, e l’ultima parola spetta a te. Non sei un eroe, ma l’Uomo in cui si può riconoscere ogni uomo e ogni donna nella quale abita la sete più grande e profonda, la verità della vita. 

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