QUANDO VIENE LA FELICITA’ – DOMENICA 16 FEBBRAIO 2025

QUANDO VIENE LA FELICITA’ – DOMENICA 16 FEBBRAIO 2025

QUANDO VIENE LA FELICITA’ – DOMENICA 16 FEBBRAIO 2025 1024 1024 Vincenzo Leonardo Manuli

Di solito Dio non annuncia sventure ma la necessità di convertirsi. La felicità non cade dal cielo o se anche cade, bisogna che il nostro cuore sia in grado di riceverla: ciò implica che esso accetti di cambiare. Beati, feliciguaiammonimenti, tanta gente, i discepoli, la folla, tra questi anche pagani. Gesù che guarda non dall’alto verso il basso, al contrario, dal basso verso l’alto, guarda la storia, è il metodo dell’incarnazione, non dalla scrivania, mai scollato dalla realtà. Siamo davvero convinti che Dio provi gioia nel renderci felici?

In pianura

L’inizio del grande discorso programmatico in cui Gesù annuncia la polarità, quattro beatitudini e quattro ammonimenti o guai, come la polarità del Salmo 1, delle due vie, la via dei giusti e la via dei malvagi, e la proclamazione della beatitudine di coloro che confidano nel Signore. Dove sta il guaio? È di coloro che confidano in sé stessi, di chi si illude che la forza è nel possesso, in chi si crede furbo e crede di farla franca. L’ultima parola spetta a Dio.

Felici

Ammonizioni

il vangelo di questa domenica mette in gioco il desiderio di felicità ma si scontra con le quattro espressioni ammonitrici «Guai a voi!» che ci bruciano sulla pelle. Quanto siamo veramente disposti a vivere questi atteggiamenti per incontrare il mistero di Dio che scende verso di noi accoglierlo e compierlo? “Saremmo dunque anche noi tra i maledetti di cui parla Gesù? In realtà dobbiamo dire che queste espressioni di Gesù più che maledizioni (Gesù non vuole maledire nessuno), sono constatazioni. «Come siete tristi!», ci vuole dire Gesù, «voi che siete chiusi dentro, interrogatevi con sincerità. Quel vuoto profondo è il “guai” che Gesù presenta a noi” (G.C.).

Consolazione

Siamo certi che situazioni di dolore o di ingiustizia ricevono un senso inedito alla luce delle parole di Gesù? Occorre accettare di abbandonare la nostra consolazione, la nostra autosufficienza per aprirci a un’attesa, quella di accogliere la consolazione che viene da Dio. Anche per questo a essere felici sono coloro che hanno fame e però non si accontentano di saziarsi di un pane che posso procurarsi da soli, ma attendono il pane di Dio, che sazierà la loro fame anzitutto accrescendola, per renderla capace di accogliere e contenere il suo dono sempre più grande rispetto alla nostra immaginazione, e anche al nostro bisogno.

In chi confido? In chi poggia la mia fiducia? A chi do’ ascolto? Signore, ti prego di aiutarmi a seguire la via stretta della tua Parola.

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