Mi affaccio come una sentinella, vigilando e vegliando sull’ampia provincia reggina, mi posso considerare un paradiso della biodiversità. La mia importanza non è solo geologica e naturale, ma anche storica, spirituale e mitica. Custodisco un particolare tesoro da tutelare, gli alberi monumentali che svolgono anche un ruolo cruciale nell’ecosistema locale, che non solo forniscono un habitat per una vasta gamma di specie animali e vegetali, sono alberi giganti che contribuiscono alla stabilizzazione del suolo, alla regolazione del clima locale e alla conservazione della biodiversità. Ecco la premessa e presentazione del massiccio dell’Aspromonte, raccontato dallo scrittore Corrado Alvaro originario di San Luca in Gente d’Aspromonte.
Una montagna magica, misteriosa, dove hanno trovato rifugio briganti e latitanti, dove si viveva per proteggersi dai maremoti e dai terremoti. L’Aspromonte è inserito nella conformazione fisica e morfologica della Calabria molto variegata che presenta ambiti geo-territoriali e ambienti diversi, sovente contrastanti fra loro che condizionano non solo l’antropizzazione della regione, ma anche le attività economiche e produttive, a cavallo tra mare e monti, pianure e coste, valli fluviali, aree interne e montuose.

Per conoscere la Calabria bisogna conoscere l’Aspromonte, non è solo roccia, una montagna inaccessibile, tra dirupi e valloni. Quando si parla di questo massiccio si entra nell’ossimoro di un luogo selvaggio e affascinante, dolce e assolato, misterioso e pericoloso, quasi a giocare in difesa di riti atavici e tradizioni millenarie, di simbolismi mescolati a riti religiosi e profani. Qui si raccontavano i miti degli dèi della Magna Grecia, tra questi la Sibilla che profetizzava l’arrivo della Vergine, a Polsi, uno dei luoghi più impervi e conosciuti della Calabria, meta di pellegrinaggi alla Madonna della Montagna. Nelle grotte o anfratti naturali si rifugiavano i monaci basiliani dalle persecuzioni saracene, e le rocce gridano al cielo la preghiera di santi ed eremiti, simboleggiato da cappelle, percorsi e antichi ruderi sacri.
Percorrendo la fascia costiera da Palmi a Reggio, il massiccio calabrese che va dalla fascia costiera e collinare tirrenica, si attraversa un territorio di grande varietà orografica. I limiti dell’area che gravita sia sul mar Tirreno che sullo Jonio sono caratterizzati nella parte centrale del massiccio dell’Aspromonte; a nord dallo sperone roccioso a strapiombo sulla costa, all’altezza di Bagnara. Una serie di terrazzi in forma regolare digradano verso il mare sul versante dello Stretto, caratterizzano soprattutto l’area tirrenica, mentre sul versante ionico abbiamo soprattutto colline.

D’altronde, la Calabria è una montagna che si affaccia sul mare con i suoi 780 lm circa di costa, dove la maggior parte della regione è montagna e colline, con rare pianure.
Alle spalle dei terrazzi che campeggiano sull’Aspromonte, un rilievo caratteristico per la sua orografia, il nucleo centrale termina nella cima di Montalto, 1955 metri, sommità su cui è stata posta la statua bronzea del Cristo Redentore. La fascia ionica a partire da Reggio è caratterizzata da una ristretta piana costiera estesa a qualche terrazzo marino sovrastata da una fascia collinare che procede fino a punta di Stilo e presenta una morfologia varia e articolata. Per la sua costituzione geologica di formazione recente e per i suoi caratteri morfologici di zona instabile, anche in rapporto alla sua geologia, la Calabria è tra le regioni con maggiori fenomeni di dissesto, con forme di degradazione accelerata. Geologicamente l’Aspromonte è costituito da rocce metamorfiche a tessitura massiccia, i suoli sono poco fertili a causa dell’altitudine, i terrazzi più bassi lo sono maggiormente e sono caratterizzati da rocce metamorfiche a tessitura massiccia e in subordine da conglomerati e brecce poco cementati.

L’Aspromonte è ricchissimo di acqua, laghetti e sorgenti, ruscelli, in mezzo alle discese di larici, distese di pinete, rocce, valli di pietra come le “dolomiti del sud”, una distesa di boschi incontaminata, corsi d’acqua selvaggi, un immenso contenitore di colori, offre una biodiversità floristica, in mezzo al profumo di abeti, mille tipi di fiori, una natura intatta; il comprensorio è abitato da animali rari, convivono più di 1500 specie, è presente una biodiversità faunistica, pascoli, animali rari, in vallate ripide che si richiamano l’una e l’altra, quasi un eco fatto di pietre, considerata l’elevata montuosità calabrese abbiamo numerose sorgenti di portata modesta. Fiumi, burroni, lecci, il pino laricio è l’albero simbolo del territorio, cumuli di massi rotolati, alberi colossali, abissi senza fondo, abeti, felci verdissime, un mondo complesso.

Questo è l’Aspromonte, una montagna che offre itinerari naturalistici, dove escursionisti e appassionati di trekking si avventurano sotto la guida di esperti, proprio per la difficoltà di questa montagna, di sentieri battuti e meno battuti.
Purtroppo, occorre anche denunciare l’abbandono di rifiuti di gente incivile e maleducata, degli incendi in estate che devastano ettari di verde, ma anche l’inefficienza del Parco Nazionale. Una montagna ferita, che nonostante è stuprata dalla cattiveria e dell’ingiustizia, offre misericordia all’uomo ma che non smette di richiamarlo al rispetto e all’amore verso la natura, quella Gran Madre Terra che “sostenta e governa”.

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