Tutto è dono
Signore, benedici la terra, affamata di sole, di amore e di acqua. Parto da una premessa religiosa: tutto è dono, e la creazione è il riflesso del Creatore. Tra questi doni, l’acqua, a cui non possiamo farne a meno. ma anche se non fossimo religiosi o credenti, è uno dono. Tutto quello che abbiamo è gratuito. Ma non voglio giocarla sul religioso o meno. San Francesco d’Assisi, nel Cantico delle Creature, in questa lode cosmica, definì l’acqua: “utile, umile preziosa e casta”. Solo l’infinitamente piccolo poteva offrire una delle lodi più belle del Creato, risalendo all’Altissimo.
L’acqua bene indispensabile
Dolcezza, umiltà, ma anche libertà, mi fa pensare all’acqua. Questo mi fa riflettere come trattiamo i doni, questo bene indispensabile, senza il quale non ci sarebbe la vita, lo spreco o l’uso disordinato, mettono in crisi risorse, approvvigionamenti. Qualche giorno fa, mi sono recato in un paese preaspromontano, ho fatto rifornimento di acqua, perché purtroppo, nei nostri comuni, l’acqua che scorre dai rubinetti non è potabile. Noi abbiamo tanti pozzi e fonti sorgive, penso all’Aspromonte, Canolo, Zomaro, nel cuore del verde e della montagna. L’acqua ha tanti usi, per lavarsi, purificarsi, idratarsi, e come dicevo, non sarebbe possibile la vita sulla terra senza l’acqua, nonostante tutto, uso il plurale maiestatis, noi non abbiamo consapevolezza di questo grande dono e sovente ne facciamo un cattivo uso. Così fragile, l’acqua ha le proprietà della carezza e della tenerezza, proprio perché è umile.

Un bene prezioso
La mia riflessione deve essere anche sociale, l’acqua è un bene pubblico. Non basta solo contemplare, ringraziare, pregare, ma anche l’uso della moderazione e la responsabilità dell’acqua. Nel mio paese, ci sono tante fontane, alcune in uso, mi spiace che non ci siano rubinetti per moderarne l’uso, penso a quanti popoli non hanno la possibilità di avere l’uso né in casa e né a poca distanza. Dobbiamo rendere conto dell’acqua. Quando manca, siamo disorientati e impauriti. Quando abbiamo sete, possiamo sostituirla con tante altre bevande, ma solo l’acqua ci disseta. Non solo, l’acqua è curativa, terapeutica, un bene inestimabile.

San Francesco di Assisi
Commentando le parole del santo assisano, l’umiltà dell’acqua è perché sgorga dal ventre della terra. Sì, anche il cielo è prodigo con la pioggia, ma noi estraiamo questo liquido prezioso da fiumi carsici che scorrono nel sottosuolo. Che sia preziosa, non ci sono dubbi, e della sua utilità noi non possiamo farne a meno. Cosa vuol dire che è casta? San Francesco voleva dire di più, parlare della purezza, della trasparenza, della grazia, dell’anima che dissetandosi sente il bisogno dello Spirito. Nei miei viaggi, un luogo mi è rimasto impresso, Camaldoli, in provincia di Arezzo nelle foreste del Casentino. In estate mi recavo a partecipare ai corsi di spiritualità, a più di 1000 metri, il monastero dei Camaldolesi, fondati da san Romualdo, alberi giganti, montagne, un verde immenso, cascate d’acqua, la purezza e la leggerezza dell’acqua.

L’Aspromonte e l’acqua
Tuttavia, noi calabresi, siamo fortunati, non ci manca l’acqua, il problema è la dispersione e la mancanza di razionalizzazione. L’Aspromonte è un grande serbatoio, dove c’è una interessante biodiversità. Santa Cristina d’Aspromonte raccoglie dall’Aspromonte questo liquido prezioso, con antiche vasche, dove una volta la gente si recava per lavare gli indumenti. Anche in altri paesi ancora c’è questo reperto storico, purtroppo, abbandonati dalle amministrazioni locali invece di valorizzare la storia. “Utile, umile, preziosa e casta”, san Francesco è il santo che ci ricorda di vedere la natura in tutta la sua bellezza, e quando rispettiamo la natura, rispettiamo anche il Creatore, le sue opere, senza dimenticarci dell’uomo stesso, al vertice dell’opera di Dio.



Lascia una risposta