Diceva un esperto fotografo, che bisogna camminare, poi è necessaria la macchina fotografica. Ma è vero che oggi la fotografia è svilita? Facciamo foto di tutto, selfie, riprendiamo scene, catturiamo istanti, nel misto di emozione, andiamo alla ricerca dello scoop, abbiamo i telefonini o le memory card intasate di foto. Alcune le cancelliamo altre le conserviamo. Anche nell’era dell’intelligenza artificiale, dell’inflazione dell’immagine, anzi, della distorsione dell’immagine, la fotografia è importante, ma occorre selezionare quella bella, vera, autentica, seducente. Ci sono paesaggi, panorami, volti, luoghi, dove lo scatto non è in grado di catturare il passato, il cuore.

Affermava il fotografo Henri Cartier Bresson: “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento“. La foto con cui mi sono candidato ad un corso esprime tante reazioni. Mi getta a quando ero più giovane, davanti ad una foto muta, immobile, che esprime abbandono, eppure si sente il rumore, i passi, la campanella della stazione, il grido della littoria, il capostazione, i ragazzi che scalpitano, chi corre per essere puntuale. Chi la vede così si accorge del degrado, oramai un museo, ricettacolo di rifiuti, erbacce, tutto fatiscente.

Ogni tanto ci passo, mi fermo, chiudo gli occhi, mi siedo su un sasso, e sento avvolgersi il nastro, indietro più di trent’anni, quando poi si decise che doveva fallire, mentre in altri posti, hanno valorizzato una metropolitana interna. C’è chi vorrebbe farla risorgere, ma non avrebbe più senso, sarebbe soltanto un affare per mettersi i soldi nelle tasche. Lasciamo le cose così come sono non creiamo ulteriori danni. Siamo nell’ex stazione dove c’era la “littorina”, le ferrovie calabro-lucane, e qui sostavano tanti giovani anche per la vicinanza delle scuole, in particolare l’Istituto Tecnico e per Geometri “Gemelli Careri” e l’Istituto Agrario Professionale, dove, senza esagerare contavano più di duemila alunni, provenienti da diversi paesi della piana, adesso caduti in disgrazia, edifici tenuti in piedi per “grazia di Dio.
Mentre nei paesi vicini sono nati nuovi istituti, più offerte formative, plessi più moderni, la politica a Taurianova ha fallito, ormai tutto lasciato nel segno dell’incuria e dell’abbandono, perchè a Taurianova c’è solo il folklore, l’arte dell’effimero, del fumo negli occhi, di chi intasca, promette, lancia slogan, parlando a gente connivente con il potere politico, che aspetta cambiamenti ma il primo cambiamento parte da sè stessi che non avverrà mai perchè non ci sono più persone disposte a sacrificarsi per un ideale.
Scusatemi lo sfogo, ma la realtà non va taciuta ed io ho preferito denunciare e non fare la scelta dello struzzo.
La Calabria è così, tutto quello che funziona deve essere ucciso, se non viene ucciso muore perchè maledetto, se non muore per morte naturale bisogna infliggergli altre pene, lasciarli in agonia. Così è per la sanità, così è per chi ha un’idea, così è per chi ha una novità, una idea. La fotografia è anche un denuncia, un colpo al cuore, una filosofia, una poesia, dove parla, narra, spiega.
Agli amanti della foto consiglio di fotografare tutto, di saper selezionare, di archiviare i file nelle cartelle denominando luoghi, date, orari, e ogni tanto di sfogliare l’album, perchè quando senti un pò di nostalgia, ti tuffi dentro e fai un viaggio a ritroso, perchè il presente a volte è terribile. Qualcuno consiglia di non rivolgersi al passato, potrebbe essere trasformato in una statua di sale, per ricordare l’episodio biblico di Sodoma e Gomorra. Non sono d’accordo, perchè il passato fa parte della vita, del nostro itinerario esistenziale, altrimenti non dovremmo nemmeno citare o rivolgerci ai personaggi del passato.
Ho scritto di getto, quello che pensavo, quello che vivo guardando questa foto, e continuerò a fotografare, a sfogare i miei sentimenti, e pensare, e scrivere, denunciare, gioire, e gettare anche uno sguardo oltre.
Bresson il mio fotografo preferito!
Fotografare ha molte funzioni, anche di denuncia… Oggigiorno se ne fa un uso smodato sì, ma se si riesce a catturare un particolare, una angolazione suggestiva, lo sguardo diviene “altro” e si aprono nuovi spunti di narrazione.
La fotografia ci insegna varie cose:
• l’attesa: del momento giusto
• la pazienza: non si può scattare con fretta
• il guizzo: per cogliere l’istante