LA VERA SAPIENZA – DOMENICA 3 AGOSTO 2025

LA VERA SAPIENZA – DOMENICA 3 AGOSTO 2025

LA VERA SAPIENZA – DOMENICA 3 AGOSTO 2025 1282 870 Vincenzo Leonardo Manuli

XVIII TEMPO ORDINARIO – ANNO C –  Lc 12,13-21

Le parole di Erich Fromm sono di una straordinaria attualità: “Si direbbe che l’essenza vera dell’essere sia l’avere; che, se uno non ha nulla, non è nulla”. Non è forse questa la logica che impera nel mondo? “Il diavolo entra sempre attraverso le tasche”, diceva Papa Francesco, un avvertimento che riprende il monito di Gesù nel vangelo, “o Dio o Mammona”. Perché le ricchezze sono un pericolo? Nel Primo Testamento si parla della ricchezza come una benedizione di Dio, Gesù probabilmente non intende demonizzarla, tuttavia, si può fare di essa un idolo, un dio, per comprenderci meglio, di investire tutta la vita, come se tutto dipendesse dai beni che si possiedono, con la tentazione di dimenticarsi dei poveri, della compassione per l’altro, di condividere i beni, ma soprattutto di sostituire Dio

La cupidigia

La paura primordiale dell’uomo è la paura della morte, la fame, la povertà, che si cerca di compensare con il potere, con la ricchezza, con il piacere. In verità la morte che ci attende tutti, proprio perché fa parte della nostra vita senza che possiamo rimuoverla, rivela il limite del possesso, del potere, del piacere, e riconduce ogni persona alla realtà e alla fragilità umana. Siamo spinti a interrogarci in profondità: in cosa consiste la nostra vita? In cosa troviamo un senso alla fragilità e cerchiamo salvezza dalla morte? (EB). A chi lasceremo le ricchezze avverte Gesù? “E la tentazione perenne dell’essere umano che pensa di poter comprare tutto, che tutto abbia un prezzo e che assicurarsi il denaro corrisponda a garantirsi una vita tranquilla e senza scossoni” (LV), è solo una illusione, che svanisce, porta alla tristezza, perché chi accumula, vuole sempre di più, e gli amici diventano i beni materiali, dimenticandosi della sorte dell’esistenza. L’istinto naturale è quel desiderio ininterrotto e continuo di avere, di possedere, di godere, come se non ci fosse un domani o come se il domani fosse esclusivamente nelle nostre mani. ma è proprio così? 

L’eredità

Quante amicizie e quante famiglie si dividono e diventano acerrimi nemici per la spartizione dell’eredità, arrivando perfino nelle aule dei tribunali, ma anche amicizie solide, quando c’è in gioco l’interesse, la convenienza, cedono all’idolo del denaro, dei beni materiali. Non è semplice pensare alle cose spirituali, ai beni celesti, alla transitorietà della vita. Nel vangelo Gesù è interpellato affinché egli dirimesse la contesa patrimoniale tra due fratelli. Alla morte del padre, l’eredità spettava al figlio maschio primogenito, così che il patrimonio non fosse diviso, spezzettato, agli altri figli era riservata una parte dei beni mobili. La norma ideale era che i fratelli condividessero l’eredità, mostrando in tal modo di riconoscere la fraternità come un bene ma non sempre ciò avveniva. Gesù risponde con una ulteriore domanda, e con una parabola, ammonendo: “Fate attenzione”, “Guardatevi da ogni cupidigia”“È un avvertimento alla vigilanza continuamente rinnovata affinché la seduzione del possesso e dei beni, veri idoli, non impedisca al credente non solo il vero e autentico riconoscimento di Dio, ma anche una vita pienamente umana, che resta per ciascuno sempre un compito” (EB).

La vera ricchezza

Abbiamo iniziato con una citazione di Eric Fromm, e concludiamo questa riflessione riprendendola e spiegandola, perché il vangelo di questa domenica ci fa un invito, una proposta, anzi, “è una chiamata alla libertà, una sveglia alla nostra vita” (LV), di ciò che vale veramente, e per l’eternità.  C’è un’etica nel possesso dei beni, la morale della vita, non il moralismo, certo, non tutti siamo chiamati a fare San Francesco di Assisi, un grande sovversivo nella storia della Chiesa, ma da cristiani si impone una scelta. Non solo, c’è la chiamata alla verità, alla sapienza, per vivere con saggezza la vita e i beni che si hanno a disposizione, con moderazione, sapendo che operando il bene per il prossimo edifichiamo noi stessi e la società. Anche se spesso lo dimentichiamo, la vera eredità da desiderare è la “vita eterna”, appunto, che si può ricevere già nel presente, nell’amare Dio e il prossimo, non accumulando beni terreni.

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