I cambiamenti profondi, positivi e negativi, in atto sia sui singoli che a livello sociale, dell’IA, se non si prende consapevolezza si finisce per trovarsi con un cervello alterato, e cioè, la mancanza dello sviluppo critico. Cominciare ad interrogarsi per favorire un senso critico e una capacità dialogica è utile e un buon inizio. L’approccio all’IA richiede prospettive educative, il cui uso ponderata per risolvere problemi concreti non può avere una fiducia illuminata. Occorre avere dei dubbi, ad esempio quando si creano gli algoritmi per risolvere i problemi.

Non è proprio vero che la tecnologia è neutrale. Le innovazioni degli ultimi cinquant’anni (digitale, Internet, social), e ancor più con l’irrompere dell’IA nelle vite di noi tutti, interrogano su un nuovo umanesimo e pongono la questione: Quale modello di uomo soggiace a queste rivoluzioni tecnologiche, ma soprattutto, quali aspetti della nostra umanità occorre salvaguardare nel rapporto sempre più simbiotico con le macchine? La tecnologia affascina, incanta, è un aiuto indispensabile alle molteplici attività umane, ma occorre considerare l’impatto, in quanto la tecnologia trasforma il nostra cervello, lo modifica.
Sin dalla comparsa dell’uomo sulla terra esiste la tecnologia, in quanto siamo esseri capaci di creare strumenti e ciò ci distingue dal mondo animale. Pensiamo al medioevo, all’invenzione degli occhiali, dei mulini a vento, delle fabbriche. Si possedeva un forte senso di innovazione, considerata come un’eresia, questa innovazione diventa parola positiva con l’illuminismo, anzi è la parola d’ordine, dove la scienza diviene l’unica forma di conoscenza, diventa una religione.

Tecnologia deriva dal greco technè, arte, creatività, l’unica risorsa di cui disponiamo, e ogni cosa creata dall’uomo influenza, modifica. Cosa sta succedendo? Le innovazioni tecnologie aiutano e disorientano. Siamo dentro un cambiamento antropologico che evolve rapidamente e ci sentiamo spiazzati. L’IA crea potere e controllo, accadono dinamiche di cambiamento, oltre alla creazione di soprattutto nei nostri cervelli, per questo, IA e molti strumenti digitali, come ad esempio, la capacità di attenzione (secondo gli esperti possediamo un’attenzione 7 secondi). Oggi siamo touch screen, ci basta parlare per attivare uno strumento. Riceviamo molti stimoli, ad esempio, pensiamo agli schermi dei computer, le tante caselle aperte, creano una confusione, nel carico cognitivo di elaborare informazioni. Oggi abbiamo messo in standby il gusto della ricerca, un effetto google. Abbiamo una memoria che si concentra sulla capacità di trovare le informazioni, e se non la facciamo più perdiamo un pezzetto del percorso e nell’apprendimento i circuiti celebrali non si atrofizzano ma si indeboliscono. Importante e centrale sono le emozioni. Nell’amigdala, attivatore della conoscenza, nel mondo multimediale è facile suscitare le emozioni: ad esempio le immagini della multimedialità, provocano il massimo delle emozioni che portano a massimizzare la carica adrenalinica dell’emozione.
Grazie all’IA sta aumentando la produzione scientifica, gli articoli scientifici, ma anche il giro di affari e di investimenti, pensiamo a Google, ad Open AI. Pioniere in questo campo è l’imprenditore statunitense Elon Musk, fondatore anche della società “Neuralink”, dove l’esperimento dell’impianto di chip nel cervello rappresenta un salto in avanti nella creazione dell’umano cyborg.
Per concludere, ciò che l’IA non potrà avere questo è l’immaginazione, la fantasia, la meraviglia, la sensibilità, la coscienza. Sarà intelligente l’IA? A molti non piace. A chi piace, sostiene che l’intelligenza è tante cose, qui è intesa come processo computazionale (algoritmiche), un’idea diffusa che può essere utilizzata.
Affascina molto l’IA, e se non si può escludere la creatività dell’IA, si differenzia da quella dell’uomo. Non è qui il contesto per spiegare la differenza che richiederebbe un altro capitolo a parte. Non si è trovato altro termine per definire l’IA, ciò ce conta, come abbiamo detto all’inizio della riflessione, è la risposta critica, vista la capacità dell’IA di modificare e trasformare l’uomo, e senza regolamentazione, non solo sarà un far west, ma chi accumulerà potere e controllo, potrà manipolare per interessi personali l’uomo.
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