Diario di bordo. Sabato 13 dicembre 2025.


Un uomo che sistema le reti (che pazienza!), dei ragazzi che giocano a pallone sulla piazza, alcuni seduti al tavolino, sulla spiaggia diverse le barche ormeggiate. Alle spalle la montagna, alcune case che si affacciano e dominano la vista.

Un pomeriggio tranquillo. Mi avventuro sulla spiaggia, ma devo togliermi il giaccone e la spiaggia, il sole riscalda; vedo una carcassa di tartaruga marina, qualcuno a prendere il sole, altri con la canna da pesca, un anziano che passeggia sostenuto dal bastone, e il mare calmo, tranquillo.

Sul lungomare un monumento ai pescatori e ai navigatori, una donna incinta che attende il marito imbarcato sulla nave.



L’ulivarella sta lì, meta di turisti in estate, un angolo di spiaggia tra i più frequentati, dove non c’è posto per un ombrellone o parcheggiare l’auto.

Sul fondo del mare, alcune barche intenti a pescare.
Mi è sempre piaciuto il mare. In estate, quando posso, un po’ di sole, un bagno, e poi la lettura di qualche libro, ma è più seducente in inverno. Mi domando: chissà quanti pensieri avrà il mare? C’è chi viene per buttarli dentro, ma poi quando il mare s’incazza te li restituisce a riva!
Quando il tempo lo consente, in inverno, molti vengono a farsi una passeggiata sul lungomare. È interessante vedere ed ascoltare la gente del luogo: pescatori, uomini che conoscono bene il mare, che vivono dei frutti del mare. Con la faccia annerita dal sole, uomini esperti nella pesca, anche l’accento ha una tonalità particolare, abitano in case attaccate l’una con l’altra, si conoscono, condividono il destino.
Non vorrei andarmene, si sa, la luce è breve in inverno, e la temperatura si raffredda, un po’ di nostalgia, il mare si è preso alcuni miei pensieri, mi giro a destra, vedo un’antica torre saracena. Chissà la sentinella che pazienza avesse nell’avvisare gli abitanti dagli invasori. Taureana, era un antico fortino, oggi è rimasto il rudere di una antica chiesa, una delle più antiche di rito bizantino, e la devozione ad uno dei santi più antichi, san Fantino il cavallaro.

È tardi, abbiamo dialogato con il mare, non c’è bisogno di parole, conosce il mio cuore e i miei pensieri, sa tutto il dio Nettuno. Ritornerò presto, ho ancora altre cose da dirgli.


Lascia una risposta