III AVVENTO – ANNO A – Is 35,1-6.8.10; Sal 145; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11
“Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto oppure anni, e poi la vita risponde”, scrive Alessandro Baricco. Il Battista è la domanda, Gesù è la risposta; il Battista è l’attesa, Gesù è il compimento. Eccoli, due uomini che non potrebbero essere più lontani, uno rinchiuso in cella, l’altro che cammina sulle strade polverose della Galilea. Giovanni è in carcere, ridotto al silenzio, eppure la sua domanda attraversa le sbarre, attraversa i secoli, attraversa perfino noi: «Sei tu quello che deve venire, o dobbiamo aspettare qualcun altro?». Aspettiamo il Veniente? Riconosciamo nelle giornate feriali, a volte buie e grigie, la sua presenza? Attendiamo un altro? La verità sta nei dettagli.
Domande
“È sempre a noi che parla Gesù, a noi discepoli incapaci di riconoscere il Cristo in Gesù, a noi, folle incapaci di riconoscere Elia in Giovanni” (GD). È lecito porsi delle domande. Il Battista, “è la voce di chi aspetta un segno, di chi non sa più se credere o smettere di farlo. È la voce di chi ha amato la giustizia e non ne vede il frutto, di chi ha creduto nel bene e ha ricevuto in cambio solitudine. E Gesù non risponde con un’idea, con una teoria, con uno slogan. Dice solo: «Guardate. Ascoltate. I ciechi vedono. Gli zoppi camminano. I poveri ricevono una buona notizia. Il mondo, un pezzo di carne alla volta, ricomincia». Il Vangelo diventa così verifica concreta.” (LV).

Segni
Il Battista va alla fonte. E se lo facessimo anche noi, invece di andare dietro a chiacchiere e calunnie? Andare dal diretto interessato? Gesù risponde: “Le opere che compie, però, sono di altra natura e destabilizzano persino il Precursore. Cosa pensare? Per evitare un’ermeneutica sbagliata, Giovanni va diritto alla fonte, inviando i suoi discepoli da Gesù. Costoro non perdono tempo a realizzare sondaggi o a consultare eventuali informatori, ma si rivolgono al diretto interessato, che risponde loro elencando le opere da lui compiute (che sono sotto gli occhi di tutti!) e pronunciando una beatitudine che segnala il vertice della libertà interiore” (RM). Attendiamo risposte concrete, ma dobbiamo avere occhi per vedere, cuori per ascoltare, orecchie come antenne per captare il messaggio. La verità sta nei dettagli. “Nessuna rivoluzione è credibile se non passa dalla concretezza” (LV). Anche per noi oggi permane la possibilità di avere occhi e non vedere, di essere scandalizzati da Gesù, di trovare in lui un’occasione di inciampo.

Prendere posizione
Dopo le domande e la ricerca, bisogna farsi un’idea personale, possibilmente non contaminata da pregiudizi (è difficile), sapendo che noi dobbiamo rispondere solo davanti a Dio e non davanti agli uomini, ma quante volte ci si lascia influenzare dal giudizio degli altri? “Gesù si rivolge alle folle per verificare se esse hanno ben compreso la portata del ministero di Giovanni. Chi è stato Giovanni nel corso del suo ministero? Cosa ha rappresentato per il popolo? La debolezza estrema, la ricchezza ostentata o qualcosa d’altro? Giovanni ha per Gesù uno statuto molto chiaro. Egli è l’“angelo” di Dio, colui che consegna il messaggio che viene dall’alto, la bella notizia della presenza del Regno che avanza nella storia e la trasfigura. La sua intera esistenza è stata consacrata a preparare l’avvento del Signore, tutte le sue energie sono state messe a servizio del Regno, la sua parola ha scavato solchi nei terreni più accidentati e seminato quelli più sterili” (RM).

Dove passa Gesù nasce la vita, un movimento di amore, sono le tracce per riconoscere la sua presenza. “Guarda che sto passando” dice! C’è una beatitudine lungo le nostre giornate, la cura ai poveri, la vicinanza ai malati, stringersi attorno a chi ha bisogno di ascolto. Dove udiamo e vediamo oggi quei segni miracolosi che hanno udito e visto i discepoli del Battista e quelli di Gesù? Dove vediamo guarigioni di ciechi, sordi, zoppi, lebbrosi? Avremmo la possibilità di discernere il vertice di quei miracoli – che non sono i morti che risuscitano, bensì la buona notizia annunciata ai poveri – se solo ci facessimo prossimo dei poveri, se soltanto non distogliessimo da loro lo sguardo e il cuore. La risposta che Gesù dà ai suoi interlocutori e a noi suoi discepoli oggi è quindi compimento e attesa, è “già e non ancora” (GD). Chi attendiamo? Avvento, è scegliere da che parte stare. Il Signore ci chiede di stare dalla parte che vede, ascolta, restituisce vita. Li mi riconoscerete.

La verità sta nei dettagli.
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