Commento al Messaggio di Quaresima di Papa Leone XIV
“Non possiamo parlare di fede se non la viviamo nella sua dimensione relazionale”, è quanto sostiene il gesuita e filosofo padre Gaetano Piccolo, “altrimenti possiamo parlare di dogmatismo, dove aderiamo a delle idee che diventano ideologie, invece la fede è una relazione con Cristo”. La nostra vita affettiva è stata messa da parte. Dio si è incarnato, si è fatto uomo e nella nostra esperienza umana, la relazione con Cristo si vive con affetti, sentimenti, desideri, pensieri, di ciò che si muove dentro di noi. Il gesuita propone una “scuola degli affetti”, e questa scuola è il cuore di Cristo. Nel nuovo messaggio di quaresima, papa Leone XIV, per vivere una dimensione più piena della vita, invita a guardare il cuore di Cristo perché possiamo vivere la dimensione del nostro cuore. “Conversione, ascolto, digiuno e camminare insieme”, sono gli strumenti dell’itinerario spirituale quaresimale, passi positivi per camminare insieme e con Cristo.
«Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione».
Non si segue Cristo come se si segue un’idea, ma si segue una persona viva e vivente. L’importanza dell’ascolto nella relazione è necessaria per entrare in relazione con l’altro. Quanto ascoltiamo Cristo nella sua Parola? Quanto ci ascoltiamo tra di noi? Quanto ascoltiamo il battito del sole, il soffio dell’alba, il fruscio di un albero? C’è un sentire nell’ascolto, c’è un sentire nell’amore, uno stimolo, una provocazione, che possono essere emozioni, se sono provvisorie, sentimenti, quando perdurano nel tempo. Quanto conosciamo i movimenti del nostro cuore? Il Papa richiama l’importanza dell’ascolto della Parola:
«Quest’anno vorrei richiamare l’attenzione, sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro».
L’ascolto della Parola ci educa ad una relazione, ad un’amicizia, e siamo chiamati a riscoprire e rinnovare questo rapporto dilatando il cuore. Abbiamo desiderio di essere amici di Cristo? E’ il motore della relazione. Cosa cerchiamo in questa relazione?
«Tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui».
In questo percorso spirituale, si inserisce la “pratica del digiuno”. Se siamo pieni di tante cose, se il cuore è tutto occupato e impegnato, come possiamo sentire il desiderio di Cristo? Come possiamo seguirlo?
«Il digiuno costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo».
Il discernimento ci aiuta a capire ciò che è buono e ciò che è male, anche a scorgere l’azione del nemico, che tiene tutto al buio, e vuole impedirci di riconoscerci “figli amati e perdonati”, vuol fare breccia nel nostro cuore per operare sulle nostre debolezze e difficoltà per approfittare. Il desiderio ci fa muovere, ci fa uscire dai nostri palazzi, dalle nostre sicurezze, e il desiderio implica dei rischi, tra questi: la paura. Pensiamo alle paure che ci fanno accumulare tante cose, ai tanti impegni, alle chiusure, al tempo utilizzato male, alle ferite delle relazioni. Che cos’è il digiuno se non una disciplina del desiderio?
«Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene».
Nel tempo spirituale di quaresima, siamo invitati a vivere il tempo non come qualcosa che ci divora, ma come kairos, un tempo importante, di conversione, che ci prepara a fare Pasqua nella nostra vita, a vivere con coerenza e ordine i nostri desideri.
Una forma di digiuno a cui il papa ci invita è quello dalle parole:
«cioè dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».
E’ bello vivere in mezzo agli altri quando non ci sono maschere, quando c’è sincerità, quando non c’è divisione, quando non si denigra l’altro per mettere in risalto sé stessi. Quello che porta ai conflitti è la prepotenza, l’arroganza, spesso nelle parole, che feriscono la persona e la comunità che si frammenta. Le ferite ci segnano, ci fanno soffrire, anche quando qualcuno non vorrebbe farci del male. Il percorso di quaresima invita a fare un cammino insieme, come popolo di Dio, come discepoli di Gesù. Di quante divisioni soffre la nostra comunità. Noi nasciamo nudi, vulnerabili, presentiamo le nostre ferite, il nostro dolore, facendole emergere davanti a Dio, riconoscerle, ricucire i frammenti con il filo d’oro. Le nostre ferite non sono inutili, ma se le presentiamo al Signore, che rimette insieme i pezzi con il filo d’oro della grazia, ci restituirà una vita nuova, di grazia.
«La Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno. Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola d i Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione».
Verso dove stiamo andando? Consolazione o desolazione? Prossimi a Dio o distanti da Dio? Il tempo di quaresima è una risorsa, un dono gratuito di Dio. Il Signore ci aiuta in questo tempo non tanto a capire le regole del gioco della vita cristiana, quando a capire come stiamo camminando, la direzione, di condurre i nostri pensieri e i nostri desideri, l’uno accanto all’altro, compagni, cum-panis, a lasciarsi accompagnare, per riconoscere se sitiamo camminando verso Dio e non verso il nostro io.
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