XXXII TEMPO ORDINARIO A- ANNO A – Sap 6,12-16; Sal 62; 1 Ts 4,13-18; Mt 25,1-13
La scorta d’olio. C’è chi è previdente, e c’è chi disperde, non accorgendosi che l’esistenza è precaria. Questa è sapienza povera, semplice. Il contrario del saggio è lo stolto, il cui discrimine è la sapienza, che nello scorrere dell’esistenza, conta come si è vissuto, tenendo presente il valore di ogni scelta o comportamento. In queste ultime domeniche ascolteremo le tre parabole escatologiche: le dieci vergini, i talenti, e il giudizio universale. Questa domenica iniziamo con la parabola delle dieci vergini. Dieci ragazze che vanno incontro allo sposo, con sfumature allegoriche, il cui filo conduttore è formare la comunità cristiana a una sequela più coerente del Maestro. Il contesto è la celebrazione di un matrimonio in un villaggio antico, con elementi non realistici. Queste dieci vergini, quindi, non ancora sposate, devono fare da corteo al giovane sposo e aspettano che arrivi per accompagnarlo alla casa della sposa. Sono distinte in due gruppi: cinque sagge e cinque stupide. Entrambi i gruppi hanno preso delle fiaccole che hanno bisogno di olio di combustibile. Chi ne porta in più e chi di meno, per l’attesa lo sposo che tardava tutti si assopirono.
La dimensione dell’attesa. Qui c’è l’antica predicazione escatologica che attende la venuta del Signore, il ritardo della parusia. La prima comunità cristiana non sa come interpretare questo attardarsi. La venuta imminente ritardava negli anni finchè non venne maturata un’altra visione, quando verrà il momento che sia giusto. È necessario essere preparati a una lunga attesa perché lo sposo potrebbe ritardare. Per tutta la vita e ciò potrà diventare pesante. Le ragazze sagge sono quelle che hanno la scorta per aspettare lo sposo. Le sagge alimentano le lampade, le altre, restano al buio, sono stupide. Queste ultime vanno a cercare un negozio aperto, ma la porta è chiusa. Bussano alla porta ma lo sposo non le conosce nonostante pregano con insistenza: “Signore, Signore”. C’è un rimando alla parabola della casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia. “Non chi dice Signore, Signore, ma .. chi fa la volontà del Padre entrerà nel Regno dei cieli”? Che cos’è l’olio di scorta? Eccoci alla spiegazione della parabola, l’attesa, il ritardo, la perseveranza, tutto ha a che fare con la sapienza continuativa, la coerenza che dura in una situazione di attesa.
La sapienza. Questa parabola è preparata dalla prima lettura che ci presenta l’immagine della sapienza stessa che “è trovata da chiunque la cerca”. Il desiderio dei saggi, è questa ricerca, configura quella parte della comunità che va incontro al Signore con sapienza alimentando continuamente la lampada. Non c’è niente da fare, non bisogna essere sprovveduti, ecco la stoltezza, distogliere lo sguardo dall’orizzonte ultimo. Dovremmo domandarci come viviamo il tempo, se lo spendiamo per accumulare piaceri oppure per investirlo opportunamente per il bene. Affermava il monaco inglese Thomas Merton: “Il tempo galoppa, ci sfugge di mano la velocità, la differenza, sta se ci sfugge come semente o come sabbia”. Il tempo che ci sfugge come sabbia, non lascia traccia, è consumato in fretta, nella distrazione, superficialità, quello che ci sfugge come semente, pur passando, genera vita, lascia qualcosa, mette radici e porta frutto. Oggi, quello che manca, è la dimensione soprannaturale e la vocazione dell’uomo, ad essere immagine e somiglianza di Dio.
Lascia una risposta