III QUARESIMA – ANNO A – Es 17,3-7; Sal 94(95); Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
Ci sono incontri inediti, inaspettati, che ti fanno aprire gli occhi, dilatano il cuore, ti aiutano a vedere oltre l’orizzonte. Nessun programma, non sarebbe l’inedito, nel turbine della vita abitudinaria, tra doveri e responsabilità, accade qualcosa di sovversivo che capovolge la vita. Chi di noi non si aspetta qualcosa, un colpo d’ala, di reni, di genio, che cambia la vita? Aspettiamo il Salvatore? Penso che siamo i salvatori di noi stessi se consentiamo a Dio di entrare nella nostra casa. Forse è quello che si attendeva la Samaritana o forse non l’aspettava più, e poi, al pozzo di Sicar, a mezzogiorno, un orario insolito, incontra il Messia. Dall’incontro con Gesù non si è più gli stessi. Così è stato per i discepoli, così è stato per Zaccheo, così è stato per il centurione sotto la croce. Così è stato per noi?

Quali sono i pozzi della nostra vita? Il bar? La piazza? La parrocchia? Il club? Lo stadio? I social? Oggi sappiamo quanto è difficile mantenere una relazione, anzi, durano quanto un fiammifero, per tanti motivi o forse non le rifiutiamo per non soffrire. Quante divisioni, quante inimicizie, quante gelosie, quante invidie, quante delusioni! Samaritani e Giudei sono nemici. Questa è l’overture del vangelo di Giovanni. Al pozzo dell’amore, anzi, alla fontana dell’amore, un incontro che parte da un bisogno fisico: “la sete”. Da questo bisogno, si passa a qualcosa di più profondo: “la sete di senso”. Chissà se ce lo chiediamo nella nostra vita. Ha senso quello che faccio? Siamo alla ricerca del senso?
Gesù incontra una donna frammentata, una donna che ha amato, “non la giudica”, incontra una donna delusa, che ha attraversato tanti fallimenti, non esercita il potere manipolatorio di metterla in difficoltà, di abusarne, non approfitta delle sue debolezze., anzi, l’aiuta ad entrare in contatto con la sua storia.
Addirittura la Samaritana ha avuto sei mariti! L’ultimo, è la “falsa adorazione” secondo una interpretazione dei padri della chiesa. Ma non si erano incontrati al pozzo per un bisogno umano? Gesù ha sete di acqua, ha sete di donare la vita, ha sete dell’umanità, è il settimo marito, lo Sposo, ed aiuta questa donna, paradigma dell’umano disintegrato, smarrito, a guardare dentro se stesso, a cercare l’acqua della vita, lo Spirito Santo.
Sulla croce Gesù dirà: “Ho sete!”. Dio ha sete dell’uomo, e suscita nell’uomo la sete di lui. C’è una gradualità nel dialogo tra Gesù e la Samaritana, una conversazione con sorprese, spiegazioni, riconciliazioni, un “cor ad cor loquitur” (San John Henry Newman), dove il Maestro aiuta la Samaritana al vero culto, alla vera adorazione, lasciando gli idoli che schiavizzano: “adorare Dio in Spirito e verità”, una frase complessa, pericolosa, vera. Dio va adorato nel cuore, nella vita, questo è il vero “culto spirituale” direbbe San Paolo.

Alla fine di questo incontro, la Samaritana si fa annuncio, evangelizza, va a dire ai suoi concittadini di questo incontro e scompare, si toglie di mezzo perché c’è Gesù da annunciare. Ecco la pedagogia dell’annuncio, ecco il ritmo del dialogo: rispetto, il fondamento per un dialogo, ascolto per proseguire la discussione, fiducia per instaurare una relazione, e poi la perla preziosa, la mano tesa per “entrare dentro sé stessi”. Ma questo è possibile, se tendiamo la mano a Gesù e gli diciamo: “accompagnami e guidami perché possa adorare il vero Dio, a rinunciare a tutti i falsi idoli”.

Lascia una risposta