II QUARESIMA – ANNO A – Gen 12,1-4a; Sal 32(33); 2Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9
“Non parla oggi Gesù, non fa discorsi stupefacenti o edificanti: prende quei tre amici fragili, impulsivi e veri e se li porta dietro sul monte, non perché siano i migliori, i più bravi, ma forse solo perché erano a lui più cari. Succede così fra amici” (Luigi Verdi). I discepoli devono scegliere lo stile di Gesù. Dio è luce! Mostra loro il suo volto divino. Nell’orto del Getsemani lo vedranno sfigurato, prima lo vedono trasfigurato, per un attimo lo vedono oltre, la natura divina, la gloria, che avrà nella risurrezione. Questa consapevolezza deve aiutare i discepoli ad accettare il passaggio dell’oscurità, le nubi, le incertezze. E la voce del cielo, l’intervento del Padre: “Questi è … Ascoltatelo!” La medesima voce nel battesimo a ribadire: “Ascoltatelo!”.
Vogliamo scegliere di nuovo, ribadire di imitare il suo stile, concretamente cerchiamo di obbedire come il Figlio, come Abramo, grande esempio della fede. “Siamo infatti come Pietro e i discepoli che stavano con Gesù, ma che poco capivano della sua vera gloria, del suo vero potere, della sua vera fame. Non è un caso che il diavolo – l’abbiamo meditato domenica scorsa – abbia tentato Gesù dicendogli: “Se tu sei Figlio di Dio… domina il mondo!” (cf. Mt 4,3.6), e che Pietro poco prima della trasfigurazione, udito da Gesù l’annuncio della sua necessaria passione, gli abbia risposto: “Se tu sei Figlio di Dio, questo non ti potrà mai accadere!” (cf. Mt 16,22). Proprio Pietro che aveva, e lui solo, confessato la vera fede in Gesù – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16) –, in realtà non sa accettare precisamente questo: che Gesù, in quanto Figlio di un Dio che è amore, non poteva finire per dominare, ma poteva solo dare la sua vita, senza difendersi, e morire come una vittima dei potenti di questo mondo” (EB).
“È bello essere qui!” Certo, immaginiamo la bellezza di stare alla presenza di Dio, questo desiderio, questa gioia, che ci riempie di bene, supera le nostre tristezze, le nostre sconfitte, i nostri fallimenti, i nostri momenti bui. È bello essere qui! Una feritoia di luce! “Tanto bello da desiderare di fermare l’attimo, da immaginarsi di non muoversi più, di restare così per sempre (..) non solo luce allora, ma anche ombra, perché Dio non si incontra unicamente nello splendore, ma anche nell’opacità, nella nebbia che offusca gli occhi, nella confusione, nell’incertezza che così spesso nascono in noi.” (LV). Nelle letture di questa domenica ripercorriamo l’economia della salvezza. Dopo la caduta di Adamo, l’obbedienza di Abramo obbediente. Il Signore propone un uscita ad Abram, si fida e si muove, senza battere ciglio, come gli aveva ordinato il Signore. Passiamo dall’errare di Adamo all’errare di Abramo, inizia una storia di fedeltà e di fiducia, attraverso di lui la benedizione diviene universale. Il testo biblico insiste sulla benedizione che raggiunge tutti, un impegno che Dio si è preso, e caratterizza l’Alleanza. Abramo è figura di Colui che doveva venire, grande profezia del Figlio, Gesù Cristo Salvatore nostro, come dice l’apostolo Paolo.
La nostra fiducia è posta nel Signore, il battesimo come fiducia, obbedire illuminati dalla sua Parola. Noi seguiamo le sue idee la sua proposta, e imitiamo il suo stile. “Anche noi abitati dalla luce che, silenziosamente, ci trasfigura ogni volta che scegliamo l’amore. Questo è il nostro destino, il destino di figli. Amati” (LV).

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