GIOVEDÌ SANTO COENA DOMINI – Gv 13,1-15
Quel giovedì santo, Gesù lasciava un messaggio potente, un testamento, il comandamento dell’amore: Li amò sino alla fine. Cosa ne abbiamo fatto? Istituisce la diaconia, il sacerdozio, l’Eucaristia, attualizzazione offertoriale e memoriale della sua presenza, “il discepolo del grembiule” direbbe don Tonino Bello, tuttavia del sacerdozio ne abbiamo fatto un potere o addirittura solo qualcosa di rituale? A volte noi preti non è vero che siamo considerati “funzionari del sacro”? Dobbiamo interrogarci, non è un passaggio facile, abituati a gesti esteriori, a riti che non parlano, usciremo indenni di un ulteriore giovedì santo, inizio del solenne triduo pasquale? L’evangelista Giovanni non ci narra l’istituzione dell’Eucaristia, il memoriale della sua Pasqua, lo fa a modo suo, ci offre una ermeneutica scandalosa, il gesto umiliante dello schiavo che si inginocchia, lava i piedi ai discepoli, li purifica, senza sdegnare quelli di Giuda, che poi lo tradirà, anche quelli di Pietro che da lì a poco dichiarerà di non conoscerlo. Cosa hanno capito i discepoli? Lo capiranno dopo. Non avevano compreso tante cose, l’annuncio della passione, l’arresto di Gesù, la crocifissione, la tomba vuota.

“Dio ha fatto un lungo cammino per rivelarci e offrirci una simile, smisurata misura di autentica passione per noi. Nei tempi antichi, aveva iniziato a manifestare la sua misericordia attraverso la liberazione di Israele dalla schiavitù dell’Egitto. In quella circostanza, il popolo era invitato a corrispondere all’iniziativa del Signore attraverso l’offerta di un agnello da immolare, secondo le prescrizioni delle Legge di Mosè” (R.P.).
Ritorniamo alla lavanda dei piedi, ogni comunità parrocchiale si arma degli accessori indispensabili per lavanda dei piedi, una precisione e cura impeccabile: un grembiule, un catino, un po’ d’acqua, si scelgono dodici uomini fra la comunità, a volte anche tra chi non ha mai preso parte almeno ad una celebrazione (sic!!); si vedono con tuniche e fasce colorate, piedi puliti, per partecipare al rito, con tanto di foto e di curiosità dell’assemblea. E se tutta l’assemblea portasse un catino e una brocca d’acqua e reciprocamente si lavassero i piedi? E’ un rito facoltativo, ma è giusto svolgerlo; chi rappresenta l’apostolo, lui stesso e la comunità, comprendono cosa viene fatto? Cosa vuol dire questo servizio? Si rinvia all’abbassamento, alla kenosi di Cristo, arriva fino ai piedi, parte dal basso, dalla sporcizia, dall’humus, dalla terra, da quei piedi, che tante volte si allontanano dalla sequela. In fondo tutta la vita di Gesù ha iniziato e terminato con i piedi. Il Signore ha lavato anche i miei piedi, perché è disceso per salvarmi e mi ha risuscitato dalla perdizione eterna, mi ha salvato, ha offerto la sua vita, per tutta l’umanità, e ha chiesto ai suoi discepoli, alla chiesa, Suo Corpo, di fare lo stesso: “Amatevi gli uni gli altri”. Quanto è difficile e faticoso abbassarsi, riconciliarsi, perdonarsi, guardarsi in faccia, in una società, e anche in una chiesa, tra i religiosi stessi, tra religiosi e laici, dove prevale l’efficienza sull’efficacia. Si scappa, si corre, si scalano incarichi e gerarchie, e si dimentica il volto dell’altro. Non si può essere presenti a tutto, non siamo i salvatori, tuttavia, anche uno sguardo, una carezza, una parola, sono il sussulto che vibra nel cuore. Oggi, al di là delle parole che usiamo e forse nemmeno siamo consapevoli della potenza che emanano: Messa in Coena Domini, lavanda dei piedi, Eucaristia, l’altare della reposizione, dove sarà conservata l’Eucaristia per il venerdì santo e per il viatico agli ammalati, il Signore ci conceda la grazia, di immergerci in questo mistero pasquale di amore.“Quando celebriamo la cena del Signore, noi entriamo in una reale comunione con il cuore di Cristo e con la sua immensa capacità d’amore. Una comunione che pretende di annullare quelle condizioni che, purtroppo, siamo ancora capaci di chiedere — talvolta imporre — agli altri quando abbiamo occasione di offrire loro ciò che, in realtà, noi per primi desideriamo ricevere. La celebrazione del Giovedì Santo ci consegna l’ardente invito a non fermarci più alle solite, piccole misure, ma a saper leggere i momenti più oscuri e tristi come l’ora per spingere l’amore fino alle sue estreme conseguenze. Da quando il Signore si è chinato su di noi per dirci e darci tutto il volto del Padre, non esistono più confini per chi vuole — con lui e in lui — alzare verso il cielo il calice del più grande amore” (R.P.).

🙏resta con noi Signore,perchè si fa sera…resta con noi,Signore, perchè il giorno declina…
E come S.Pietro,lavami tutto!
Antonio e Giusy