
Diario di vita. 7 giugno 1973/7giugno 2026
Le feritoie come lente
Penso che la mia vita sia una feritoia. Attraverso le feritoie guardo questi 53 anni, attraverso la vita, probabilmente con più sapienza, imperfetto e fragile, forte, tra cadute e risurrezioni, tra fallimenti e ricominciamenti, testardo e tenace. Dentro le fessure della vita, vediamo “io e te, io e il Signore”, dall’alba e al tramonto, nella pioggia e sotto il sole. Sento la compagnia del Signore, una compagnia spirituale “un cuore a cuore”. A volte mi smarrisco, allora le fessure, come una lente d’ingrandimento, guardo dentro, sento dolore e sento gioia. Faccio esperienza di solitudine, quello che facevano gli antichi autori spirituali, quando vedevano l’avvicinarsi dell’ora, si ritiravano in preghiera.

Vita ai giorni
Nonostante ribellioni e paure, è Dio che guida la storia, il Dio della Bibbia, dell’Esodo e della Liberazione, della Misericordia e della Fedeltà. Oggi mi sono alzato come se fosse il primo giorno, con gli occhi aperti, quelli di un bambino che ogni giorno si sforza di essere curioso, di quello che accade intorno e affronta la vita, mai abituato, forse sentendo un po’ il peso degli anni, come può capitare a un over 50, tra dubbi e utopie. Cosa succederà oggi? Al canto degli uccelli, allo sbattere d’ali dell’ape, al sorriso della rosa, al bacio della mamma, al saluto del passante, al bicchiere d’acqua offertomi per la gola riarsa del lungo cammino. Mi piace guardare dalle feritoie, le foto di quando ero piccolo, la mia biblioteca che mi fa ripercorrere studi e incontri, qualche messaggio ricevuto per gli auguri, sono feritoie di cuore che alleggeriscono il cammino. Accolgo qualche dono, alcune telefonate, il calore della mia famiglia e dei miei nipoti. Forse sto imparando, sarà l’età, a non rimanere intrappolato, tra rancori e rivendicazioni, ad essere libero, ad affrontare la vita, ad apprezzare che tutto è dono, come il pane, fresco e fragrante. Non mi interessa aggiungere giorni alla vita ma “vita ai giorni”, perché un giorno ben vissuto, può valere cent’anni.

La vita è una festa
Ho deciso di non perdere tempo per le chiacchiere, abbandonare la mediocrità e la superficialità. La vera vocazione è la vita e il senso delle cose che si rivela piano piano, e le fessure della vita aiutano a guardarla meglio, con quella prossimità ed empatia di chi ama la vita e l’apprezza nell’umiltà delle cose. Fra qualche mese festeggerò anche diciannove anni che sono prete, un dono, ma vorrei anche rivolgermi a chi parla male di me e mi calunnia per invidia, a chi mi disprezza, a chi non riconosce quello che sono, dico: che “dovrebbe amare la vita e accoglierla e non disprezzare l’altro”, perché come dice Gesù, “fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te stesso” (cf. Mt 7,12), e non rimanere intrappolati in odi, rivalse e capricci vari. Sono felice che il giorno del mio compleanno accada nel giorno di domenica, festa del Corpus Domini, il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. La vita è preziosa che non possiamo lasciarla nell’ignoranza e nella distruzione.
Preghiera
Mi viene in mente sempre quel versetto del salmo 89,12: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”, cioè, “donaci la sapienza del cuore”, è una profonda invocazione spirituale, una preghiera che chiede la grazia di vivere con discernimento, apprezzare il valore di ogni giorno e coltivare relazioni autentiche superando l’aridità e l’egoismo. Signore, grazie per il dono della vita: tu scruti il mio cuore, tu conosci il mio percorso di vita, illuminala e sostienila, tu che “conosci i passi del mio mendicare, e raccogli le mie lacrime nell’otre tuo e tutto è scritto nel tuo libro” (Sal 55,9), Signore della vita e della storia, principio e fine, alfa e omega. Così sia

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