
«Il pellegrinaggio a Polsi è un macroscopico fenomeno di convergenza dei moti suscitati negli animi della nostra gente nella coscienza di un dono» (P. Stancari, La Calabria tra il sottoterra e il cielo, 2025). Che sensazione si prova arrivati a Polsi? Per chi non ha contezza di questo luogo, in provincia di Reggio Calabria, frazione di San Luca, nel cuore dell’Aspromonte, bisogna scendere dalla cima di Montalto circa 1956 metri, Polsi si trova a circa 800 metri s.l.m., una discesa a forma di imbuto, un luogo impervio, uno scrigno che custodisce una preziosa statua che raffigura Maria, una signora seduto sul trono, in un piccolo santuario ricco di storia e di leggenda.

La storia narra carovane di pellegrini che viaggiavano di notte, a piedi e i più fortunati con i muli, viaggi conditi di sacrifici e lacrime. La storia narra anche la strumentalizzazione di questo luogo sacro da parte dei capibastone della ‘ndrangheta, una bestemmia e un insulto a tanti devoti, ma il santuario, nel corso dei decenni è cambiato. Raggiungere Polsi richiede tanta pazienza, ancora non c’è una strada all’altezza di un paese civile, ci si arrangia, è l’arte del calabrese. Il pellegrino non porta nessun bagaglio, se non tanta speranza, la gioia di incontrare una mamma che ascolta.
Non è tanto importante vedere un desiderio o una promessa realizzata, quanto essere visti, ascoltati. Nelle viscere dell’Aspromonte, gli antenati, tra miti e racconti, un pastorello alla ricerca di un vitellino smarrito, trova una croce che disotterra, e una voce che chiede di erigere un luogo di culto a Maria. Monaci, eremiti, hanno frequentato questo luogo irraggiungibile, ma che non esenta il devoto nell’affrontare un cammino inaudito, e non se ne va se prima non ha ottenuto la grazia. Canti, tarantelle, balli, in un luogo ameno e austero, splende nel profondo delle montagne dell’Aspromonte il sito mariano più conosciuto e più controverso della religiosità popolare calabrese.

«Si è parlato spesso di Polsi. In moltissimi casi il linguaggio giornalistico ha dimostrato di essere tristemente privo di un’intelligente capacità interpretativa, ribadendo gli stessi stereotipi di superficiali definizioni» (P. Stancari, La Calabria tra il sottoterra e il cielo). Domenica 12 luglio 2026, si ritorna dopo tanti anni, insieme a un gruppo di fedeli di Santa Cristina d’Aspromonte, condividendo un percorso di fede e di amicizia. Non tanta curiosità o turismo, quanto il sigillo di una visita, o, per usare le parole del gesuita Pino Stancari, un “nuovo battesimo”, visto l’itinerario di discesa e di risalita da Polsi, immaginando il sito come un fonte battesimale.

Nella domenica della parabola del “seminatore”, abbiamo riflettuto sull’immagine narrata da Gesù, la fiducia del contadino, i diversi tipi di terreno e l’accoglienza della Parola. Chi va a Polsi, lascia qualcosa e si porta qualcosa, quando ha fatto esperienza del divino, ritorna diverso, lo testimoniano le ondate di pellegrini, la festa.
Quello che più colpisce di Polsi, nel verde della montagna, quando si spengono le grida, il silenzio che avvolge il luogo, riempiendolo di mistico. E’ quel “silenzio del sottoterra”, del “non detto” di cui parla il gesuita, qualcosa di sacro, intenso, e Maria attende ogni pellegrino, ogni anima bisogna di riconciliazione, in un mondo che sembra andare controcorrente, Polsi, interroga, provoca, custodisce e invita a guardare nelle profondità dell’animo.





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