Il Mistero. Non sappiamo spiegarlo in modo esauriente, ma un Mistero, un inno di silenzio attira il devoto ad entrare a pregare, e inginocchiarsi. La filosofa ebrea e all’inizio atea, al secolo, Edith Stein, rimase colpita quando un giorno entrata in una chiesa, vide una persona, sola, a pregare in ginocchio. Veglia nelle nostre chiese, e una lampada accanto segnala una Presenza, muta e silenziosa. Questo fu uno dei tanti segni e delle tante tracce che portarono alla conversione di Edith, poi religiosa carmelitana, e martire dei nazismo, Santa Teresa Benedetta della Croce. A volte al centro o ai lati o in una cappella, è custodito il Sacramento.
Il Tabernacolo. Quando ti avvicini al Tabernacolo, la Teca che contiene il Sacramento dei Sacramenti, il Corpo del Signore, il cuore della vita cristiana, senti di essere piccolo, impotente e indifeso. Chi si ferma e chi fa un inchino, chi sta in ginocchio, chi adora, e chi indifferente gli volta le spalle. Presenza, non solo un contenitore di ostie consacrate, Dio non sta lì rinchiuso, imprigionato, ma attende, vuole essere mangiato, masticato, vuole fare comunione, ed essere adorato, perché prima di tutto: AMA. Il ministro quando apre questa Teca, non come se aprisse un soprammobile, ma con cura, rispetto e riverenza, inserendo una chiave ben custodita, adora, distribuisce il pane ai commensali, agli ammalati, impregna della sua Presenza l’anima del devoto fedele.

Presenza che abbraccia. Prima di essere adorato, guardato, la Presenza ti anticipa, guarda, ama, abbraccia. Non è nascosto, vive in mezzo a noi, dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Cammina nella nostra quotidianità, se è lì, ci sarà un senso, non è un caso. Forse molti ci passano davanti con disinvoltura perché non sono più curiosi e meravigliati, mancano di stupore, sono così abitudinari che non sentono un cuore inquieto. È il Signore! Forse perché chi ci passa davanti non si svuota e non distrugge i propri idoli, quelli dell’autosufficienza e del narcisismo. Questo vale anche per un “credente”, quando si avvicina al Mistero con scientificità o supponenza, invece di lasciarsi andare con libertà, senza preconcetti. Noi non sappiamo pregare, è lo Spirito che prega in noi, dice l’apostolo. Dio non dorme, veglia, forse dorme nel nostro cuore quando lo abbiamo addomesticato e anestetizzato. C’è una presenza: Venite e vedrete!. Forse si va pronti e preparati di quello che occorrerebbe dire, quando invece è più importante presentarsi muti e nudi, stare in quella Presenza, tra due silenzi, e il dono di ascoltare tra i rumori interni ed esterni, si è sfiorati da una brezza leggera. E tutto tace.
Due silenzi. Io sono con voi tutti i giorni. Il Tabernacolo è il grande dimenticato, quando invece è Presenza viva, che non abbandona. Una donna che ha fatto un percorso spirituale nel cammino di santità nella chiesa, ha messo a regola del suo movimento un pilastro, la preghiera a Gesù abbandonato. Dio cammina con noi, non pensiamo di rinchiuderlo in una custodia, Dio è presente ovunque; non pensiamo di portarlo, ma è Lui che ci porta; non pensiamo di rinchiuderlo, Lui cammina sulle strade del mondo. Un religioso diceva che “quando si porta il Viatico agli infermi e agli anziani, è la processione del Santissimo Sacramento”.
Memoriale. Gesù Cristo non è un ricordo, ma è Presenza, è vivo, e la Grazia è: riconoscerLo presente dentro il Tabernacolo, nelle persone, nelle cose, nella gioia e nel dolore, nelle circostanze della vita. Penso a quanta cura ci mettiamo, la Teca, la chiave, una tendina, e dentro un corporale pulito per appoggiare il Sacramento. Qualcuno ci mette un fiore profumato. Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi. Sarebbe necessario sapere che non basta accostarsi in adorazione per proferire parole, ma presentarsi nudi, spogliati di tutto, una kenosi, e gettare statue e idoli che abbiamo costruito per onorare e incensare altri dèi. Non c’è postura spirituale che l’affidamento, l’abbandono, l’offerta di sé stessi, è questo il vero culto spirituale.
Devozioni. Si racconta che un giorno, il Curato d’Ars, chiese ad un fedele seduto in fondo alla chiesa cosa ci facesse guardando il Tabernacolo e lui rispose: “io guardo Lui, e Lui guarda me”. Un santo scrisse anche delle preghiere per le visite al Santissimo Sacramento, una pratica per imparare a stare davanti alla Presenza. Quando si vuole offendere la fede cristiana, umiliarla, ingiuriarla, il Nemico, attacca il Sacramento, perché odia la Grazia, quel frutto che Maria ci ha donato: E venne ad abitare in mezzo a noi. Il Tabernacolo, segno della Presenza, ci parla, “Rimanete in me e io in voi”. Mi ha sempre colpito una immagine, quando un giorno ho visto un anziano passare davanti alla chiesa e togliersi il cappello. Altri tempi, un saluto, un gesto di rispetto, perché c’è una Presenza dentro il luogo sacro. Venite in luogo deserto e riposatevi un po’, dice il Maestro. A volte, tra chiacchiere e cellulari che squillano, schiamazzi e grida, che disturbano chi sta in silenzio e adora, prega, intercede, ringrazia, inginocchiato, si ferma davanti al Tabernacolo. È la nuova shekinah, quella tenda nel deserto, che accompagnava il popolo d’Israele, si conservava l’Arca dell’Alleanza contenente le tavole della Legge, e che venne poi ampliato nel Tempio. Se ci fermiamo alla etimologia della parola, è una “capanna”, un luogo speciale.
Resta con noi. Come ai discepoli di Emmaus, ci spiega la vita con la Parola, noi stanchi e delusi, disorientati e stressati da tante preoccupazioni. Andiamo al Tabernacolo, facciamo compagnia a Gesù, presentiamo la nostra miseria, la fragilità, quello che siamo, riceveremo tanta Grazia, non un semplice “stare bene”. Gli esperti dicono che quando si fa sport, una camminata, il corpo sviluppa endorfine, prova piacere, una metafora per dire la nostra relazione con Gesù andando al Tabernacolo. Davanti al Tabernacolo, una preghiera accorata: Resta con noi Signore, si fa tardi!.

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