XX TEMPO ORDINARIO- ANNO A – Is 56,1.6-7; Sal 66; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28
Dio si converte. Qualche domenica fa Gesù rimproverava Pietro che nel pieno della tempesta invece di fidarsi lo tacciava di essere “un uomo di poca fede”. Qui, cambia il personaggio ed esalta la fede di una donna straniera, un esempio positivo in cui c’è uno sconfinamento, paradigma di una fede non chiusa, ma ermetica. Anche Dio si converte e si lascia smuovere, e rompe le immagini umane di un Dio che regna immobile su un piedistallo. Siamo tutti pagani, cioè stranieri, impuri, adoriamo idoli e dèi e questo avviene quando sostituiamo il Dio della rivelazione che si è incarnato con le nostre inscalfibili convinzioni ideologiche a volte espresse in posizioni teologiche fondamentaliste. “Mi piace questo Dio che cambia idea: lo aveva già fatto con Abramo a proposito della distruzione di Sodoma; e con Mosè, dopo il vitello d’oro. Mi piace perché vuol dire che non è un Dio fisso, immutabile e prevedibile, ma che entra in relazione, che si lascia interpellare; che è un Dio che ascolta, che si lascia incontrare e sa dialogare” (LV).

La donna pagana. Una donna pagana converte Gesù, con insistenza chiede la guarigione della figlioletta, “e vicino a Dio, più vicino a Dio di quegli ebrei dal cuore doppio, si mostrerà il cuore semplice di una donna non appartenente al popolo dell’alleanza, il cuore puro di una figura femminile che irrompe, con il suo dolore, sulla scena” (MdB). Come hanno commentato diversi autori spirituali, questa donna prefigura la Chiesa, non dimentichiamolo – siamo da annoverare anche noi cristiani provenienti dal paganesimo.
Terra impura. Gesù si trova in una terra “impura”, “pagana”, e di fronte ad una situazione inedita si lascia cambiare da quella stessa sofferenza che muove la donna, “che le dà coraggio e determinazione. Essa supera l’apparente dilazione dell’intervento compassionevole di Gesù, gli si prostra davanti e lo supplica: “Signore, aiutami!” (MdB). C’è la fede di una donna che Gesù riconosce come “grande”, “è dotata di un’intelligenza che è sapienza, intuizione, finezza, aderenza a quella verità primordiale che è la vita stessa, con il suo immenso carico di dolore e di amore” (Mdb).
Fede grande. Questa fede debordante, fa pensare a tante madri e persone semplici, la maggior parte delle volte anche lontane dalla frequentazione della vita ecclesiale e che non hanno appartenenze a gruppi con etichette e titoli tuonanti e tuttavia esprimono una fiducia radicale in Dio. “Quante volte la nostra preghiera è non solo scostante, ma anche timorosa e scoraggiata. Vuota di speranza già in partenza” (RP). Gesù con questo atteggiamento di insegnamento ci invita tutti, soprattutto a noi “ferventi cristiani” “ortodossi e zelanti”, a non giudicare la fede degli altri, a non disprezzarla, quando ci sentiamo superiori, di stare dalla parte del vero Dio, invece, siamo in terra pagana, e quello che consideriamo impuro, ci converte.

L’inedito di Dio. Lasciarsi svegliare e sorprendere da Dio è l’invito “come a dire che la fede deve essere audace, instancabile, ampia, larga, che non si scandalizza del silenzio e che continua a gridare” (LV), una fede che osa, forza l’aurora, e “si accontenta di gustare quelle briciole d’amore certamente, cadranno ancora dalla mensa del loro padrone” (RP).

Lascia una risposta