Un viaggio tra storia, radici e amicizia. Tra gli ulivi secolari e i piatti tipici del luogo, passeggiando tra borghi e sostando in chiese monumentali, è complesso trovare un titolo ad una tre giorni vissuta con alcuni fratelli e amici preti; ci sarebbero tanti titoli e ne basterebbero pochi. Sembra una storia uscita da un romanzo: il caro compagno del Collegio Capranica, don Filippo Capone, originario della diocesi di Chieti, ha discendenze calabresi, ed ha pensato di trascorrere qualche giorno di ferie per visitare il luogo dove è nato il bisnonno materno, il paese di Sinopoli. Con Filippo abbiamo trascorso quattro anni a Roma, dal 2002 al 2006, e in questa uscita calabrese, non solo abbiamo visitato Sinopoli, ma ha assaggiato tanti bei posti, borghi, chiese, e ovviamente, i momenti culinari.

Dai panorami del monte Sant’Elia alle pietre storiche di Gerace. Una prima tappa naturalistica e panoramica è stato il monte Sant’Elia, dove è bello ammirare la piana di Gioia Tauro e quando il tempo lo consente anche lo stretto di Messina. Sorpreso dalle bellezze selvagge di questa porzione di Calabria, assieme ad un altro prete del luogo ed ex alunno del Capranica, don Giuseppe Saccà, siamo stati nel bellissimo borgo di Gerace, quindi sul versante jonico, ammirando la cattedrale in stile romanico dell’anno 1000.


Lungo la stretto. la magia di Reggio e il fascino di Chianalea. Non potevamo non passare da Reggio di Calabria, salutare le Suore, Gina e Bianca che in Collegio ci hanno nutrito e offfero una testimonianza di vita e di Dio, passeggiare per il lungomare definito da Gabriele D’Annunzio “il più bel chilometro d’Italia”, accarezzati dal vento della Fata Morgana. Non c’erano i mostri mitologici di Scilla e Cariddi, quindi, per concludere in bellezza la giornata, non poteva mancare la visita nella piccola Venezia, a Chianalea, frazione di Scilla, un tempo abitata da poveri pescatori. Essendo sulla strada, l’indicazione sui cartelli stradali e conoscendo il posto rinomato, dopo la passeggiata tra lo stretto del borgo, abbiamo gustato il panino con il pescespada, in un posto romantico, affacciati sul mare, abbiamo ammirato le luci della notte, guardando il castello di Scilla e le luci che provenivano dalla vicina Sicilia.

Fraternità sacerdotale e memoria condivisa. Mentre scrivo, ho pensato a tanti titoli: amicizia, accoglienza, gratuità, benevolenza, fraternità, bellezza. Ancora non sono riuscito a trovarne uno. Abbiamo camminato, parlato delle fatiche sacerdotali, delle nostre realtà diocesane, delle nostre famiglie, e dei bei ricordi degli anni del Collegio. Ogni anno, in occasione della festa di Sant’Agnese, patrona del Capranica, è un ritrovarsi, una identità che noi non abbiamo mai voluto perdere. Filippo in Calabria si è sentito a casa, in famiglia, la sua cultura e la sua umanità gli hanno permesso di adattarsi, osservando e domandando con curiosità.
Serra San Bruno: dal profano al mistico. L’ultima tappa, uno dei luoghi più importanti della Calabria, per la sua spiritualità, la Certosa di Serra San Bruno, fondata dallo stesso Bruno in cui riposano le su spoglie. Dal profano al mistico, dalla terra al cielo, perché siamo fatti di carne e di spirito, di corpo e di anima, senza dualismi e separazioni, integrando tutto con amicizia e serenità, per un benessere integrale, animati dalla fede in Gesù; è stato lui, pur provenendo da luoghi diversi, a farci incontrare, scambiare amicizia e arricchirci reciprocamente.


La bellezza dell’incontro. Alla fine, l’ispirazione del titolo ci ha fatto pensare a questi tre giorni belli vissuti insieme, viaggiando, camminando, mangiando, pregando, bevendo, benedicendo, con intensità, semplicità e fede. C’è una bellezza nella vita, ed è l’incontro con l’altro, e anche se non si è vicini, sapere che nonostante le distanze non manca il pensiero e ci si vuole bene, è un surplus che ci fa andare avanti e a ricordarci nella preghiera.


Grazie Filippo e Grazie Giuseppe per quello che abbiamo trascorso.
Lascia una risposta