LA MADONNA DELLA MONTAGNA: MARIA, ICONA DELLA FEDE TRA NATURA, MEMORIA E DEVOZIONE POPOLARE

Segni della natura e simboli mariani nella pietà popolare
Segni e simboli dell’ambiente culturale e naturale mediano la presenza divina: sono epifanie di manifestazioni che interpretano il contesto storico, frutto di processi che giungono a identificare e a riconoscere vere e proprie iconografie mariane. La melagrana, l’acqua, la colomba, il toro, la montagna, la pietra, il bosco, le grotte, le rocce, le piante: esiste una ricchezza immensa di elementi che arricchisce e caratterizza gli attributi di Maria. La fede popolare attribuisce agli elementi citati un senso miracoloso, legato ad avvenimenti straordinari e a suggestive credenze. Basti, per esempio, considerare che in tutta la Calabria si venerano numerose Madonne della Grotta e della Montagna, presso le quali sorgono santuari, cappelle e chiese.
La montagna come luogo della presenza e della protezione
Non si può non menzionare il culto polsiano, che ha influenzato profondamente la spiritualità mariana e l’iconografia. Polsi è un luogo impervio, rifugio per la preghiera ed eremo che, secondo la tradizione, aveva ospitato i monaci basiliani. Diffuso è il culto della Madonna della Montagna a Taurianova, a Galatro e sul monte Sant’Elia a Palmi, dove sorge una chiesa nella quale si venera un’effigie mariana, così come a Bagnara. In questo culto permane un sentimento animistico e di riverenza verso la montagna, un’influenza che si evidenzia nelle preghiere e nelle novelle popolari. Leggende, miti e tradizioni popolari non vengono dimenticati: fanno parte della memoria collettiva e attribuiscono a questi simboli una potenza soprannaturale. La montagna ha destato nel popolo primitivo fascino e paura, stabilità e irrazionalità, generando sentimenti ambivalenti. Il popolo ha avuto un rapporto ambiguo con il mare e con la montagna: terremoti, maremoti, alluvioni e invasioni saracene hanno alimentato la ricerca di luoghi di rifugio e di sicurezza, favorendo la nascita di culti legati agli elementi naturali e continui spostamenti della popolazione.
Taurianova e il culto della Madonna della Montagna
Taurianova esprime la propria fede mariana nel mese di luglio, con la festa della Madonna del Carmine, e l’8 settembre di ogni anno, con una celebrazione preparata dalla novena. Si tratta di un culto intenso e non autoctono, le cui origini, come si è detto, sono legate alla tradizione polsiana. Non si può, dunque, prescindere da Polsi anche a proposito di altre iconografie mariane. Polsi, per essere raggiunto, attraversa un luogo impervio: il tracciato è fatto di tornanti, dalla Valle delle Pietre, tra maestosi alberi e dirupi, fino a Montalto, il punto più alto, a 1.954 metri. La suggestione di questi luoghi ha dato origine a leggende e racconti popolari attraverso i quali la gente ha voluto esprimere la propria religiosità. Montalto era percorso dai pastori, che manifestavano un profondo senso di riverenza verso questi luoghi, divenuti espressione di una religiosità popolare centrata sulla natura. La cima più alta del massiccio sovrasta l’itinerario e la valle che da San Luca conduce a Polsi, assumendo così un valore simbolico e religioso.
La montagna nello sguardo di un popolo
Taurianova è un paese pianeggiante e, alle sue spalle, si innalza la montagna. Spesso, arrivando dalla via Senatore Loschiavo, che conduce al duomo e alla chiesa matrice, dove si conserva l’effigie mariana, si intravede la montagna che incute un senso di sottomissione e di rispetto e, nello stesso tempo, suscita una richiesta di protezione. La montagna diventa così un elemento del paesaggio capace di entrare nell’immaginario religioso del popolo. Essa non è soltanto uno spazio geografico, ma un luogo carico di significati, nel quale la memoria, la paura, la devozione e la speranza si intrecciano.
Il prodigio del 1894 e la memoria della protezione
Si vuole esaltare, in particolare, un miracolo attribuito alla statua mariana, avvenuto la sera del 1894, quando, secondo la tradizione, essa avrebbe mosso gli occhi, quale presagio di un terremoto che di lì a poco avrebbe interessato tutta la provincia reggina. A questo evento è stata associata anche una profezia di protezione. Il prodigio, secondo la tradizione popolare, interessò anche statue mariane di paesi vicini. Senza soffermarci sulla storicità dell’evento, che potrebbe essere stato anche un avallo per potenziare il ruolo simbolico e quasi magico attribuito alla statua, è importante sottolineare che il culto mariano viene omaggiato e vissuto al di là della circostanza prodigiosa.
Don Domenico Antonio Zerbi e la diffusione del culto
Fu don Domenico Antonio Zerbi a promuovere il culto della Madonna della Montagna a Taurianova. Quando era parroco a Capistrano, nel Vibonese, si lasciò toccare dall’immagine mariana. Trasferito a Radicena nel 1860, l’attuale Taurianova, incentivò il culto acquistando una statua, donata per devozione da una famiglia del luogo. Il racconto del suo viaggio di trasporto da Napoli a Radicena è costellato di leggende popolari, nate per esaltare la potenza del simulacro e per interpretare, attraverso la devozione, gli eventi legati alla sua presenza.
Tra fede, tradizione e memoria collettiva
Il culto religioso popolare non è separato da usi, costumi, credenze e miti. Tutto è mescolato in un sincretismo religioso nel quale ha trovato casa Maria, la Madre di Dio. Maria, tuttavia, non è semplicemente la sintesi di queste tradizioni: tutto riconduce a lei, che i Vangeli e la tradizione della Chiesa presentano come immagine della Chiesa, Sposa di Cristo. La religiosità popolare custodisce, dunque, una memoria nella quale gli elementi naturali, le vicende storiche, le leggende e le esperienze del popolo si intrecciano con la fede. In questo intreccio Maria diventa presenza familiare, figura di protezione e riferimento verso cui orientare la propria esistenza.
Maria, varco di Dio nella storia
Maria è quella strada che Dio si è aperto, un varco nella storia dell’umanità, per portare a compimento la salvezza del mondo. Per questo la devozione mariana, pur attraversata da simboli, tradizioni, leggende e forme culturali diverse, può essere letta come espressione della ricerca di Dio di un popolo. Nei luoghi della montagna, nelle grotte, nei santuari, nelle chiese e nelle immagini mariane si conserva una memoria che continua a parlare. È la memoria di un popolo che, attraverso la natura e la cultura, attraverso la paura e la speranza, ha cercato un segno della presenza di Dio. E Maria rimane, nella fede della Chiesa e nella devozione dei semplici, il volto materno di una presenza che accompagna la storia e indica la via verso Cristo.

Bellissima preghiera alla Vergine della Montagna. Una pregheira per me.Grazie ,don Leonardo.