Gioia e dolore, grazia e sofferenza, seme di rinascita che passa attraverso il dramma. Il filosofo Martin Heidegger diceva che “l’uomo è un essere gettato nel mondo per la morte”, se così fosse, nulla avrebbe un senso. L’uomo sa di dover morire, e la sua vita stessa assomiglia ad un seme che gettato sulla terra, affonda le radici e cresce come un albero. È la vita stessa, un ossimoro, dalla morte tragica di due giovani in una serata di luglio avvenuta dieci anni fa a Bellizzi (Sa), è nata una fondazione, “Kleros” (https://www.fondazioneklerosges.org), grazie alla volontà determinata del papà di Gerardo, il dott. Angelo Farella.


Chi erano Gerardo e Simone? Due giovani, che sognavano, ideali, ambizioni, lavoravano, stavano progettando il futuro, ma quel giorno, indimenticabile ha messo un punto alla loro esperienza terrena. Per il sesto anno consecutivo, si è svolta domenica 14 settembre 2025 nel comune di Bellizzi una bella manifestazione in loro ricordo. Durante la kermesse, alla presenza di autorità, di famiglie e tanti ragazzi e ragazze, di ospiti d’eccezione, la fondazione ha premiato alcuni personalità nel mondo della cultura e della televisione che hanno inciso nel mondo dei giovani, tra questi don Vincenzo Leonardo Manuli per i suoi libri sulla criminalità e il mondo giovanile.
Nel corso della manifestazione sono state consegnate delle borse di studio a giovani promesse, nel mondo della scuola, della ricerca, dello sport, alternati da intermezzi musicali dove si sono esibiti dei giovani e le interviste agli ospiti.
Il deus ex machina della manifestazione è stato Angelo Farella, dal cui viso traspariva commozione e gioia, nonostante il ricordo, la creazione di questa fondazione non si limita alla cura degli eventi nel corso dell’anno, la offre momenti di formazione per i giovani. La fondazione ha consentito attraverso – purtroppo- il tragico evento della morte di Gerardo e Simone di offrire speranza a tanti altri giovani, un sostegno, al di là dell’aspetto economico che è un segno simbolico, ma soprattutto morale.

Spesso si parla dei giovani, soprattutto in questo tempo complesso, dove essi sono al centro delle cronache, ma ci sono anche aspetti positivi, di giovani che s’impegnato e cercano di costruirsi un avvenire. Stiamo attraversando un tempo in cui quel collante famiglia-figli-scuola-associazioni ha bisogno di rinsaldarsi, ma occorre la volontà di tutti.
Questa serata ha insegnato che quando si mettono insieme le risorse di tutti, quando si sta accanto ai giovani, quando invece prima di giudicarli si dialoga, allora si può costruire una generazione di valori morali e umani nuovi.

La filosofa Hannah Arendt, diceva, al contrario della citazione di Heidegger, “noi siamo nati non per morire ma per vivere”, e Gerardo e Simone continuano a vivere nei cuori di chi li ha conosciuti e nelle opere di questa fondazione.



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