XXVI TEMPO ORDINARIO ANNO C – Lc 16,1-13
Siamo alla ricerca di certezze, di sicurezze, creando dei falsi idoli, una religiosità a nostra immagine e somiglianza, soprattutto quando si tratta di denaro e di potere. Diceva papa Francesco che “il demonio entra attraverso le tasche”, verità inconfutabile, non per demonizzare il denaro, quanto per l’uso che ne facciamo, il senso di giustizia, di solidarietà, di prossimità con i poveri: “Tanto Dio quanto la ricchezza possono essere destinatari di un culto. Sono due religioni a confronto e che si escludono a vicenda” (LM). Infatti la parabola di questa domenica è provocatoria, “un amministratore è accusato perché sperperava i beni del padrone”. Alla richiesta del padrone di rendere conto che cosa fa questo economo? Si mette dalla parte dei contadini. E se dovevano 100, faceva dare 50; se dovevano 100 barili d’olio, faceva segnare 80; faceva lo sconto, trattava bene i poveri contadini a danno del ricco proprietario. È un amministratore disonesto, e Gesù chiede a chi vuole seguirlo di osservare elogiando l’amministratore per la sua astuzia nell’usare la “ricchezza ingiusta” per farsi amici.

La falsa religiosità
Ci vuole sapienza evangelica, vigilanza, attenzione, per superare l’idolatria delle nostre false religiosità, nell’uso dei beni, che sono un dono che viene dal Cielo e a cui bisogna rendere conto. Ci vuole sapienza per scegliere di seguire Gesù. Come si è detto nella premessa: Su cosa appoggiamo la nostra vita? Cosa ci fa stare tranquilli? A chi si è fedeli? “Scelgo la sicurezza del mondo, l’adagiarmi apparentemente certo sul denaro, o scelgo l’imprevedibile Dio, il suo sempre sorprendente agire, la sua sproporzionata ricompensa?” (LV). C’è una connivenza abituale con il potere economico e spesso anche negli ambienti religiosi la corruzione economica è presente e la si nasconde, la si copre con manti ipocriti di religiosità. “Non si può servire a due padroni, non si può servire al Signore e a mammona”. “Mammona” cioè “ricchezza”, un’entità divinizzata, che vuol dire sostanza, patrimonio, ciò che dà consistenza. O servi il Signore o servi i soldi.

Un sistema economico ingiusto
La disonestà, l’ingiustizia, stanno in questo sistema economico complesso, dominato da alcuni padroni, da multinazionali che sfruttano i lavoratori, ma anche da piccoli imprenditori che sottopagano gli operai, un sistema economico feroce che considera l’uomo come una merce. La prima lettura ci propone una dura requisitoria del profeta Amos contro i commercianti disonesti, mentre l’amministratore della parabola amministra un patrimonio economico che sostanzialmente è iniquo, non equo. L’invito di Gesù è: “Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, con la ricchezza di ingiustizia”. Cioè, usatela per farvi degli amici perché quando viene a mancare questa ricchezza possano gli amici accogliervi. “Sei fedele in cose da poco, sei fedele anche in cose grandi”. Se non sei fedele nelle amministrazioni economiche, come puoi pensare che il Signore ti affidi i beni eterni?.
L’amministratore disonesto
“Non potete essere miei discepoli se non rinunciate ai vostri averi” è l’imperativo di Gesù, ed è quello che intende dire di fronte ad una situazione economica dove l’amministrazione dei soldi è in ogni caso disonesta: Cercate di usarli bene!Commenta Luigi Verdi: “Dio ama le persone che si danno da fare, come quell’amministratore disonesto che viene poi lodato; Dio ama quelli che non si dimenticano di avere un cervello, che usano coraggio, fantasia e creatività. Quelli che pur avendo causato del male, scoprono all’improvviso che esistono «gli altri» a cui si può rendere giustizia, a cui si può dare respiro o una piccola felicità. Dio ama le irregolarità che riaprono una fessura di cambiamento nella vita. Proprio attraverso quelle crepe, quelle imperfezioni Lui aggiusta, ripara, trasforma tutto in bene. Lo stesso bene di cui è stato capace quel furbastro che ha capito che il bene non è mai inutile, anche quando nasce da un male causato e che basta poco, anche «solo un bicchiere d’acqua» per strappare un sorriso di Dio”.
Il Signore non sta dalla parte della disonestà e dell’ingiustizia ma sta dalla parte del povero, non sta dalla parte del ricco proprietario che vuole il suo. Il Signore invita ad un uso saggio dei beni terreni, a non farne della ricchezza un uso iniquo: “Occorre riflessione, ponderatezza, lucidità, capacità di analisi della realtà, coraggio di affrontare i problemi senza nascondere la testa davanti alle difficoltà. E anche immaginazione, cioè capacità di intravedere scenari futuri e di “pensare il futuro” della comunità. Formulare un’ipotesi percorribile non significa aver risolto il problema, ma ridà fiato e fiducia, dinamismo e speranza a un gruppo umano in sofferenza e smarrito” (LM).

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