I AVVENTO – ANNO A – Is 2,1-5 Rm 13,11-14a Mt 24,37-44
La pienezza dei tempi
Osserviamo il passare delle stagioni, ognuna con la sua caratteristica, la natura che si addormenta e poi si risveglia, si sveste e si rinnova, muore e rinasce. In questo ciclo del tempo tutto ha un senso. Gli antichi greci lo interpretavano con i miti, con l’avvento del cristianesimo, il tempo ha forma a spirale, riempito dell’attesa del Signore: siamo nella “pienezza dei tempi”, non siamo più nel kronos, ma nel kairòs, nel già e nel non ancora, una tensione tra tempo lineare e tempo ciclico.

Svegliarsi
Il Signore, il Kyrios, è venuto, viene e verrà, ma saremo capaci di riconoscere il Veniente? Controlliamo la storia? «Nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo» (Mt 24,37). Il vangelo della prima domenica di Avvento ci dona la promessa di questa venuta, di questo evento. “La creatura di Dio, l’uomo, ha bisogno di vincere il torpore che viene dal falso mito dell’immortalità intramondana, ha bisogno di aprire gli occhi, la mente e il cuore, ha bisogno cioè di vegliare. «Vegliate… Cercate di capire… Tenetevi pronti…» (Mt 24,42.43.44). Egli non annuncia distruzione ma predica il risveglio, la capacità di essere presenti alla vita. Sveglio è colui che sa vegliare e chi veglia è la sentinella che è capace di annunciare ogni arrivo. La veglia, dunque, è l’antidoto all’atrofia dello spirito, è l’“arca” in cui custodire il tesoro della vita” (RM).
Tutto il cosmo partecipa allo sguardo di Dio
La natura veglia, l’albero si riprende le foglie, i rami attendono i frutti, la terra aspetta il sole e la pioggia, si risveglia la vita, quando non solo la si vive ma anche quando si cerca di capire ciò che si vive, quando si impara cioè l’arte del discernimento, del vedere tutto nell’unità, del partecipare allo sguardo di Dio. “Ci viene chiesto di vegliare, di vigilare, di stare attenti alle piccole cose, alla piccola vita che nasce, insignificante quanto un granello di senape o pochi grammi di lievito. Dio arriva sempre, per me, per noi e ci sembra così piccolo e minuscolo, che neanche lo vediamo” (LV). Tutto il cosmo, veglia, vigila, grida, è in attesa. Il cristiano vive tutto questo con gli occhi attenti e il cuore dilatato, vive ogni cosa alla luce di Dio, imparando un’arte, quella della contemplazione nell’azione: “È quest’arte che ci salva dalla superficialità e dal non senso. È quest’arte che ci permette di percepire interiormente che la storia non avanza verso la distruzione ma verso l’incontro con il Creatore, non verso un buco nero ma verso le nozze eterne.” (RM).
Vegliare
L’Avvento è attesa vigilante, la consapevolezza che l’Amore viene: “Vegliare, allora, significa tener desti il cuore e la mente per discernere che l’imminenza del ritorno del Signore è intrinseca proprio al suo essere “Signore” del mondo e della storia. Noi preferiamo cullarci nello stordimento di chi non attende più nulla, di chi ha perso ogni speranza, oppure ci affanniamo a cercare in aspetti estranei all’identità del Signore i segni premonitori della sua venuta” (GD). La chiave di svolta del cristiano è “Vegliate!”, perché nessuno sa l’ora della venuta del Signore, il giudice misericordioso: “Soprattutto noi cristiani, avvertiti dalla promessa di Gesù, dovremmo vegliare, restare vigilanti, esercitarci alla consapevolezza che non possiamo rimandare la venuta del Signore e la fine del mondo a un tempo che non ci tocca. Anche perché per ciascuno di noi il Signore viene ogni giorno e verrà con la nostra morte per accoglierci nel suo Regno” (EB).
Ai tempi di Noè
Occorre essere pronti e prepararsi perché, proprio quando siamo tentati di non pensare alla Venuta-Presenza del Signore, egli che è il Veniente viene a noi, per riconoscere i segni della sua venuta. “Tutto accadrà come ai tempi di Noè, quando gli uomini, come sempre nella storia, pensavano e agivano per mangiare e bere, lavorare e accoppiarsi. Gesù non denuncia un’immoralità da parte dell’umanità dei tempi di Noè, non dice che questi uomini e queste donne operassero il male: denuncia solo il fatto che non si interrogavano, non si preoccupavano di ciò che è essenziale, vivevano anestetizzati e quindi come addormentati dall’inseguimento del benessere e della felicità individuale. Ma su di loro si abbatté improvviso il diluvio…” (EB).
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