II TEMPO ORDINARIO – ANNO A – Is 49, 3.5-6; 1 Cor 1,1-3; Gv 1,29-34
Prende su di sé i peccati dell’umanità, Gesù, l’Agnello di Dio, l’Inviato del Padre, l’Unto, venuto nel mondo per farsi carico delle fatiche e delle debolezze dell’umanità. Eccolo venire, l’Atteso delle genti, sembra vedere gli occhi dilatati del Battista, pieno di gioia e di stupore. Forse, lo abbiamo ripetuto così tante volte quel ritornello, Ecco l’Agnello di Dio, al punto che non ci abbiamo fatto più caso, dell’altezza, della lunghezza e della profondità di questa dichiarazione del Battista. Perché l’Agnello? Prende o toglie il peccato del mondo? Cosa significa per me?
Siamo pellegrini, anche nel tempo ordinario, non celebrando quei “tempi forti”, celebriamo sempre la Pasqua del Signore. Dopo le manifestazioni, ai Magi, al Battesimo, a Cana, i cieli si sono squarciati, lo Spirito ha manifestato pubblicamente chi è Gesù. Colui che non conosceva peccato si è fatto peccato, mettendosi in fila con i peccatori. Un domenicano, padre Girotti scriveva: “l’innocente è stato punito al posto del colpevole perché il colpevole diventasse innocente”. Quei “cieli aperti”, significano che quel Dio prima distante ora si è fatto prossimo all’umanità, e ha permesso che Cielo e terra si congiungessero. Il simbolo dell’agnello è per definizione l’animale più indifeso, il più inerme, e il compito di questo Agnello è grande, non solo di prendere e farsi carico dei peccati dell’umanità, ma di togliere, di vincere, e tutto questo avviene nell’umiltà e senza superbia. Il Servo sofferente predetto da Isaia, si presenza senza eserciti e senza armi, “mansueto” e forte nello “Spirito”.

Giovanni il Battista prende sul serio la missione di precedere l’Inviato del Padre, si lascia guidare dallo Spirito: “Ecco l’Agnello di Dio”. Come ha fatto a vedere la presenza di Dio, il suo passaggio? Illuminato dallo Spirito è disponibile totalmente allo Spirito, consapevole del suo compito: lasciar passare il Signore. E’ questo il compito che spetta anche a noi, credenti, discepoli del Figlio, membri del popolo di Dio, è compito della Chiesa, quello di non intralciare il suo passaggio. Impareremo giorno dopo giorno, a riconoscere i segni della sua presenza, dentro la nostra storia, a volte anche tra le pieghe della sofferenza e dell’incomprensione, tra chi ci deride parla alle spalle, tra chi non riconosce i nostri talenti e i nostri slanci, ma proseguiremo con intelligenza e capaci di profezia, quali testimoni gioiosi a contemplare il volto di Dio. Senza pretese, senza superbia, canna pensante e fragile, testimonieremo il Credo. “Tutto ciò non può avvenire semplicemente attraverso una proclamazione verbale della dottrina del Cristo, ma soprattutto incarnando nella propria vita i valori di fede e di amore da lui proposti e vissuti, fino a testimoniarli con il sangue” (Lezionario Meditato). Saremo davvero certi di averlo conosciuto solo quando saremo credibili testimoni del vangelo verso i nostri fratelli: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Tu vieni a me Signore, ed io non sono degno di accoglierti, prendo le distanze, ma tu non ti schifi dei miei peccati e dei miei fallimenti. Vorrei dirti come Pietro: “allontanati da me, sono un peccatore”, ma tu sei venuto per salvarmi, per riconciliare la terra al Cielo, l’uomo con Dio. “Basta solo una tua Parola ed io sarò salvato”. Tu vieni a me Signore, ti sei fatto uomo, perché noi diventassimo dio. Ci ha dato la dignità di figli adottivi, morendo sulla croce e risorgendo, ci hai indicato il cammino verso il Regno e la Vita Eterna. Amen
Lascia una risposta