II PASQUA IN ALBIS O DELLA DIVINA MISERICORDIA – ANNO A – At 2,42-47; Sal 117 (118); 1Pt 1, 3-9; Gv 20,19-31

In Albis o della Divina Misericordia, questa domenica chiude l’Ottava di Pasqua, il grande giorno del Signore, il giorno della risurrezione, compimento della storia della salvezza. E’ come se fosse un unico giorno. L’incontro del Risorto con i discepoli è un’apparizione avvenuta otto giorni dopo la Pasqua di Cristo, l’evangelista dà il ritmo delle assemblee cristiane, il Signore è presente in mezzo alla comunità dei discepoli, offre la pace, dona lo Spirito Santo e mostra le ferite trasfigurate dalla sua gloria.

Non era presente l’apostolo del dubbio quando Gesù appare ai discepoli. Tommaso, essendo assente non incontra il Signore e vuole vedere i segni dei chiodi, vuole vedere le sue ferite, ma soprattutto non crede ai discepoli: il rimo fallimento dell’annuncio! Otto giorni dopo, il Risorto, gli dà soddisfazione, ma non privatamente, egli si fa presente insieme agli altri discepoli e gli offre la possibilità di vedere e di toccare. Otto giorni dopo, “sempre in quel “primo giorno della settimana”, il giorno della resurrezione e dunque il giorno del Signore (Dominus, da cui dies dominicus, domenica), alla sera i discepoli di Gesù sono ancora nella paura, chiusi in casa, nonostante Maria di Magdala abbia annunciato loro: “Ho visto il Signore!” (Gv 20,18). Dov’erano i discepoli? In quale casa? Non ci viene detto, ma l’evangelista sembra suggerirci che dove sono i discepoli, là viene Gesù. Così il lettore comprende che ogni primo giorno della settimana, nel luogo in cui lui si trova con altri cristiani, là viene Gesù risorto e vivente” (EB). Il culmine del racconto giovanneo, al di là della esperienza dei primi discepoli, è fondamentale credere alle Scritture: “beati coloro che senza aver visto fisicamente Gesù nella vita terrena, hanno creduto”. Attenzione, i segni da soli non bastano. Molti testimoni hanno visto i prodigi ma non si sono convinti: ad esempio, Lazzaro uscire dalla tomba. Il vedere non è necessario per convincere, la fede deriva dall’accogliere la Parola e coincide con l’insegnamento di Gesù. L’incontro fisico è un dono particolare per coloro che hanno potuto fondare la fede con la loro testimonianza ed essi hanno creduto non perchè hanno visto. Tommaso crede di più rispetto a quello che vede. Quale è la nostra condizione attuale? Non è inferiore alla loro. “Beati noi che crediamo nel risorto anche senza aver visto”. “Gesù, sta in mezzo e dà la pace ai discepoli; poi si rivolge a Tommaso mostrandogli le mani bucate e il costato trafitto, i segni della passione in un corpo trasfigurato: “Mio Signore e mio Dio!”, pronunciando la confessione di fede più alta di tutto il quarto vangelo. Quel Risorto è Kýrios e Dio per la chiesa!” (EB).

La prima lettura presenta un quadro, un sommario, il narratore ha voluto tratteggiare gli elementi caratteristici della prima comunità cristiana, e di ogni comunità, segni visibili e sacramentali di una testimonianza efficace: la perseveranza, l’insegnamento apostolico, la comunione (koinonia) dei beni, lo spezzare il pane, e le preghiere. Sono le caratteristiche della comunità cristiana delle origini, l’adesione costante alla didakè, alla dottrina insegnata dagli apostoli. La fractio panis è un gesto importante e antichissimo, è la Messa, rinvia al gesto di Gesù nell’Ultima Cena, il gesto che caratterizza l’Eucaristia, spezzato e distribuito alla comunità, il dono di sé stesso, del suo corpo. La perseveranza nelle preghiere, orienta tutta la vita al Signore, modello originale della comunità cristiana. “Questo è il giorno che ha fatto il Signore”, noi siamo radicati in questo giorno, e ascoltiamo frammenti battesimali nella seconda lettura, una raccolta di brani di omelie di Pietro incentrate sul tema del battesimo, la rigenerazione mediante la risurrezione di Gesù dai morti. Siamo stati rigenerati di nuovo e siamo pieni di gioia anche se dobbiamo attraversare situazioni pesanti (le prime persecuzioni contro i cristiani). La nostra fede è come l’oro ma è più preziosa dell’oro, sottoposta alla prova del crogiuolo, i momenti difficili aiutano a far emergere una fede pura, eliminando le scorie così la nostra fede è autentica e innamorata del Signore.

Iniziamo i cinquanta giorni che ci proiettano alla pienezza della Pasqua, la Pentecoste, il dono dello Spirito Santo, in cui celebriamo la presenza del Signore Risorto che porta a salvezza la nostra vita. Lui è presente in noi con il dono dello Spirito, nella comunità, in ogni battezzato, e siamo inviati a lodare, ringraziare e annunciare la gioia del Risorto.

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