SOLENNITA’ PENTECOSTE Anno A – Gen 11,1-9; Sal 32 (33); Rm 8,22-27; Gv 7, 37-39
Sette settimane separano Pasqua da Pentecoste, la festa della mietitura, il cinquantesimo giorno, il tempo della pienezza. È giusto conoscere il senso storico e biblico della festa. “Non vi lascerò orfani ..”, la promessa di Gesù si compie, con il dono dello Spirito, non un’altra persona, ma la sua presenza in una modalità diversa, l’alter Jesu. La festa di Pentecoste è il compimento del mistero pasquale. I vangeli sono attraversati dalla presenza dello Spirito: l’incarnazione, il battesimo, la croce, la risurrezione. Lo Spirito, amore del Padre, scende su Gesù in forma di colomba al momento del battesimo, lo stesso soffia sugli apostoli a Pasqua.

Il dono dello Spirito
Luca racconta lo Spirito che si manifestò in modo potente, ma l’evangelista Giovanni dice che lo Spirito è donato dal Risorto lo stesso giorno di Pasqua. Il giorno stesso della risurrezione di Gesù, i discepoli riuniti e a porte chiuse per paura dei Giudei, il Risorto entra e dice: “pace a voi”; mostrò le piaghe e le ferite rimarginate. La potenza dell’amore di Dio si riversa sulla sua comunità. Si compie un’attesa che attraversa tutto il vangelo. “Gesù stesso, nell’ultimo e solenne giorno della festa delle Capanne, ritto in piedi nel tempio grida: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”» (Gv 7,37-38; cf. Is 55,1-3; Ez 47,1-12; Zc 13,1; 14,8). E qui di nuovo l’autore del vangelo commenta con la sua solita intelligenza spirituale: «Questo disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato»” (EB).

La realizzazione della promessa
“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Comincia la missione, “soffiò”: “Ricevete lo Spirito Santo”. Il gesto di soffiare è lo stesso identico verbo in Genesi 2, per indicare che il Signore Dio soffiò in Adamo uno spirito di vita. Gesù mantiene le sue promesse, si realizzano. “Per il quarto vangelo il momento della morte di Gesù è in realtà più che mai l’ora in cui egli agisce come Vivente e, ripieno della gloria di chi ama fino alla fine, fa il dono definitivo, quello che dà inizio agli ultimi tempi: Gesù dona lo Spirito Santo alla chiesa che è ai piedi della croce, rappresentata da sua madre e dal discepolo amato, e lo dona anche a tutta l’umanità a lui ostile o indifferente. A conferma del compimento avvenuto, l’evangelista attesta che «uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,34), il sangue dell’alleanza e l’acqua segno dello Spirito…” (EB).

Il respiro di Dio
Soffia lo Spirito, il respiro di Gesù è lo Spirito Santo, il respiro di Dio, e fa diventare gli apostoli nuove creature, li rende figli. Il giorno di Pasqua, avviene il dono dello Spirito Santo, e gli apostoli sono abilitati a continuare l’opera di Gesù. L’opera di Gesù è perdonare i peccati, rendere le persone capaci di vita buona, opera continuata dalla chiesa. Viene da domandarci: lo Spirito Santo è stato dato a Pasqua o a Pentecoste? Nel mistero pasquale, non circoscrivibile nello spazio. Un aspetto nel giorno di Pasqua e un aspetto nel giorno di Pentecoste. Si è manifestato in modo potente con una teofania, segni simili alla manifestazione sul Sinai: “tuono, vento, fuoco”. Sul Sinai, la volontà di Alleanza; nella festa di Pentecoste, lo Spirito di Dio si manifesta con una teofania che è la Nuova Alleanza che irrompe e lo Spirito crea questa nuova relazione fra Dio e tutti i popoli. Ognuno sente l’annuncio evangelico nella propria lingua e lo accoglie, e lo Spirito, come dice san Paolo,” è donato per l’utilità”, non per la persona, ma per la comunità.
Manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra, a creare qualcosa di nuovo. Solo sotto l’azione dello Spirito Santo possiamo fare la professione di fede e dire: “Gesù è il Signore”, ci dona la capacità di conoscere che “Gesù è il Signore”.

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