Vogliamo precisare che la nuova enciclica di papa Leone non è contro l’intelligenza artificiale (IA), ma il tema è la custodia della persona umana nel tempo dell’IA, affrontando una realtà così contemporanea, e in una prospettiva tipicamente agostiniana si punta ad orientarla per realizzare il bene comune. Papa Leone sente la necessità di indicare nella contemplazione del Verbo incarnato la strada obbligata per uscire dall’«eclissi del senso di ciò che significa essere umani». A prima vista il titolo di questa nuova enciclica, Magnifica Humanitas (MH), riecheggia l’inno mariano che canta le grandi opere di Dio, il sottotitolo ne specifica la pubblicazione: Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. “In questo tempo caratterizzato dalla crescita esponenziale della tecnologia, che è una questione particolarmente importante per la missione della Chiesa (…) Pertanto, è ancor più necessario riacquistare una comprensione del vero significato e della vera grandezza dell’umanità come intesa da Dio. È in questo senso che la sfida che stiamo attualmente affrontando «non è tecnologica, ma antropologica» (LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2026, Leone XIV)”.
Cinque capitoli, alcune parole chiave. Entriamo nel vivo testo. Stiamo vivendo un’altra rivoluzione industriale che si chiama IA. L’enciclica passa in rassegna i grandi temi: la dignità della persona umana nell’era degli algoritmi; il lavoro, chi lo perde e chi lo trasforma; la critica al transumassimo e al postumanesimo, l’idea che l’uomo debba essere migliorato dalla macchina; la responsabilità dei grandi colossi tecnologici verso il bene comune; la governance globale dell’IA dove il diritto internazionale mostra crepe invisibili.
Un pensiero dinamico fedele al vangelo
Il testo si colloca sul solco della dottrina sociale della Chiesa (DSC), il magistero dei Papi fino a Leone XIV: «La Chiesa, presente nel mondo come segno di unità per l’intera famiglia umana, riconosce nelle domande e nelle sfide del tempo attuale il luogo nel quale esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio, lasciandosi interpellare da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi» (n.19). L’auspicio è che l’uomo recuperi e rafforzi la fiducia nella capacità umana di determinare l’evoluzione di queste tecnologie.
I fondamenti della dottrina sociale della Chiesa
La soluzione che Leone XIV offre per scongiurare una disumanizzazione a colpi di IA è teologica: il mistero dell’Incarnazione. L’IA è una questione sociale nel contesto della grande rivoluzione industriale serve ad orientare le azioni in un’epoca di familiarità con l’IA: «La Dottrina sociale della Chiesa ci riporta al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo» (n. 48). Ci porta a contemplare “l’umanità” come magnifica, il cuore della creazione, l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, qui sta la sua dignità, a cui non manca la grazia, la salvezza portata da Gesù Cristo. Il denso contenuto del testo enuclea che in ogni persona la dignità umana è la bussola morale che deve orientare ogni novità e decisione, ed ha spinto il primo testo magisteriale di Leone XIV: «Al centro della visione cristiana dell’essere umano sta la grande affermazione secondo cui uomo e donna sono creati a immagine e somiglianza del Dio trinitario (cfr Gen 1,26-27). Costitutivamente fatta per la relazione, ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato» (n. 50). L’enciclica richiama i principi della DSC: bene comune; destinazione universale dei beni; sussidiarietà; solidarietà; giustizia sociale.
Grandezza della persona umana
Alcune sfide toccano da vicino il nostro modo di abitare questo tempo, con gratitudine e discernimento. Se la paura ci può paralizzare, l’IA che rientra in questa “trasformazione storica”, il rischio che essa governi da sola e che ci faccia governare, ci chiede: Quanto stiamo educando le nuove generazioni? E’ necessario recuperare la bellezza della vita, la fatica, il mistero della vita, rendono dignitosa le nostre giornate. Ci sono questione molto serie che chiedono ulteriori spunti: la verità, la libertà, la coscienza; la chiesa aperta a questo dibattito, riconosce i progressi scientifici, ribadisce che le scelte, le decisioni, non prescindono da esse, spettano all’uomo, il valore delle relazioni, prendersi cura, sono il vero modo per custodire l’umano ed elemento costitutivo della società.
Il paradigma tecnocratico e il potere digitale
L’IA è un processo da governare, e prosegue il papa: «Non è mia intenzione offrire qui una trattazione sull’intelligenza artificiale, né ripercorrere una bibliografia ormai vastissima; esistono già contributi autorevoli anche in ambito ecclesiale, ai quali è possibile fare riferimento. Mi limito a richiamare alcuni elementi essenziali per un discernimento morale e sociale che custodisca il primato della persona, affinché sia sempre l’intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libertà, a guidare le innovazioni tecniche e a stabilirne con responsabilità l’uso e i limiti» (n. 97). Il Papa bacchetta chi grazie al ricorso alla tecnologia vorrebbe perseguire l’obiettivo del superamento dell’umano, rivolgendo una critica al transumanesimo e al postumanesimo. Il richiamo ad accogliere la fecondità del “limite”, alla sua accettazione, non è uno svantaggio: «Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende a essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (n. 118).

Custodire l’umano
Ed è proprio la tutela della dignità umana ad essere indicata come metro di giudizio per stabilire ciò che bene e ciò che non lo è anche nel campo dello sviluppo tecnico. Ciò che preoccupa il Papa è soprattutto il rischio di una deresponsabilizzazione morale derivante dall’uso dell’IA. Papa Leone ha ricordato nel Discorso all’Università “Sapienza” di Roma (14.05.2026): “l’essere umano è desiderio, e non algoritmo” e nel discorso all’Udienza ai Partecipanti al Convegno internazionale “Custodire voci e volti umani” promosso dal Dicastero per la Comunicazione in collaborazione con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, (22.05.2026), affermava: “Questo desiderio «che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4), pertanto, non deve informare solo le nostre decisioni e azioni, ma anche l’utilizzo e la direzione data ai media, alla tecnologia digitale e all’intelligenza artificiale, al fine di assicurare che questi strumenti siano posti al servizio autentico dell’umanità. Pertanto, è ancor più necessario riacquistare una comprensione del vero significato e della vera grandezza dell’umanità come intesi da Dio. È in questo senso che la sfida che stiamo attualmente affrontando «non è tecnologica, ma antropologica»”.
La cultura della potenza e la civiltà dell’amore
L’IA è una delle grandi conquiste dell’ingegno umano, un progresso importante, ma non possiamo essere spettatori passivi, ma siamo chiamati a costruire insieme, nel rispetto della dignità umano e dello “sviluppo integrale dei popoli”, uno spazio affidato alla responsabilità umana. Non c’è niente di più bello il volto dell’umano, di restare umani.
Il magistero continua ad esprimere la sua attenzione e la sua cura, per il bene dell’uomo, il fine per cui l’IA è orientata, a guardare la tecnica con fiducia ma nel discernimento, nella magnifica humanitas, a tutti noi spetta un compito educativo, spirituale e culturale, che deve essere “disarmata” afferma il Papa. Non possiamo essere indifferenti agli strumenti tecnologici. In conclusione, occorre prendere in mano il testo e leggerlo. MH, è un’enciclica attesa, che segue i diversi interventi del papa a proposito dell’IA, non per ultimo, in Vaticano si è dato vita a un nuovo organismo, la Commissione interdicasteriale sull’IA. Essa è composta dai rappresentanti del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, del Dicastero per la Comunicazione, della Pontificia Accademia per la Vita, della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze sociali.

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