
Nella Basilicata, a 20 km da Potenza, il comune di Avigliano, circa 11 mila abitanti, a 800 metri sul livello del mare, la tradizione religiosa popolare ogni anno, il 15 giugno, festeggia il patrono san Vito. Il parroco don Mimmo Lorusso coadiuvato dal vice, don Rocco Moscarelli, sono immersi in un territorio collinare foriero di chiese e di cappelle, e ogni anno, tra la festa di san Vito e la festa della Madonna del Carmine il cui santuario si trova a circa 1200 metri, celebrano la fede di un popolo attaccato ai suoi protettori.


La festa di san Vito è preparata con la novena che raggiunge il culmine nel triduo, quest’anno, dopo la processione dalla cappella di san Vito alla chiesa dell’Annunziata, si è svolta la sfilata dei turchi, una tradizione con tanto di sbandieratori e tamburi. Una grande partecipazione, alle manifestazioni e alla celebrazioni religiose. Al rientro della statua di san Vito e dei suoi santi precettori, Modesto e Crescenzia, tanto popolo al seguito della processione ritmata dalla preghiera e dal suono della banda musicale.


Gli ultimi tre giorni e il egiorno della festa, ho avuto l’opportunità di predicare la Parola di Dio e celebrare i divini misteri, ricevendo attestazione di stima e accoglienza. L’esperienza di fede e di umanità, in un paese caratteristico, immerso nel verde, tra suoi tornati e le case innalzate sulle rocce, un borgo antico, con tante chiese antiche e cappelle, testimonianza di una fede radicata nel popolo.


San Vito, giovane di Mazara del Vallo, in Sicilia, figlio di padre pagano e orfano di madre, la nutrice Crescenzia battezzò Vito e lo allevò con amore e fede assieme al precettore Modesto. Padrino e madrina alimentano la fiamma della grazia e la fiamma della fede. Il padre, Hylas, scoprì che era diventato cristiano e cercò di far abbandonare la sua fede, nonostante le percosse e le sofferenze, rimase fermo mostrando pazienza e forza spirituale. Le insistenze del padre di abiurare la fede non ebbero nessun effetto. E’ interessante pensare al ruolo di Crescenzia e Modesto.
Vito è un martire della fede, consegnato al governatore Valeriano, noto per la crudeltà verso i cristiani, Crescenzia e Modesto non lo abbandonarono anzi lo sottrassero alle mani di Valeriano e fuggirono in Italia, nella Lucania dove furono presto riconosciuti come cristiani e arrestati. Nella persecuzione di Diocleziano furono carcerati e condannati a morte. La sua fama si diffuse per i miracoli che compiva, uno dei santi più venerati della Chiesa Cattolica e nel Medioevo. Fa parte dei Santi Ausiliatori, dotati di grande potere d’intercessione in caso di malattie o determinate necessità. San Vito fa parte della schiera di questi santi, più amati e venerati nel medioevo, per necessità salute specifiche, come san Biagio, san Lucia, sant’Apollonia, tanto per farne un esempio. San Vito è un santo molto popolare, abbiamo pochissime notizie e quelle tramandate rientrano in racconti tardivi che hanno un fine di edificazione. C’è un aneddoto, “ballo di san Vito”, una malattia neurologica chiamata corea, caratterizzata da involontarie contrazione dei muscoli. E’ il santo patrono dei ballerini. San Vito ha fatto una scelta nel profondo nonostante la sua giovane età.

Sono stati giorni di preghiera e di grazia, di condivisione e di amicizia, in mezzo ad un popolo che cerca nei santi e nella fede cristiana il senso del percorso dell’esistenza, e che ogni giorno, cerca di far diventare esistenza la presenza del Signore.
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