- Il rischio del vuoto estivo nelle parrocchie
La fede in estate va in ferie? Fiumi d’inchiostro su questo argomento. Moniti, avvertimenti, e chi più ne ha più ne metta, se già le chiese sono vuote, si svuotano ancora di più nel tempo estivo. Chi parte per la montagna, chi va al mare, l’estate vede il parroco confrontarsi con il rischio di perdere contatto con i fedeli, almeno quelli più assidui. Grest estivi, feste parrocchiali, consentono di non perdere totalmente il contatto. Poi c’è qualcuno che si inventa qualche evento originale: ritiri, escursioni. Ma anche i preti o i religiosi vanno in ferie? Dio è uno o ci sono altri dèi nella nostra vita?
- Routine spirituale e il ruolo del parroco
Un maestro di vita spirituale non può che avvertire dell’allentamento durante il tempo estivo un indebolimento della fede, ma anche un pericolo. Ma prima la fede era forte? Avremmo tanto da discutere se la partecipazione almeno quella domenicale è un rito o un piacere, un sentimento dove si è consapevoli che non si può interrompere il rapporto con Cristo e con la comunità. Le attività ecclesiali sono più sobrie nel tempo estivo: non ci sono catechesi, adorazioni eucaristiche, ma il parroco è sempre in chiesa ad attendere? Pensiamo all’anno liturgico, non è fatto solo dei momenti “forti” (Natale e Pasqua), ma anche del tempo ordinario, una vita feriale sempre continua. Diceva san Giovanni Bosco che in estate il “nemico si fa più agguerrito”.
- Corresponsabilità e strumenti per non “mollare la presa”
Penso che il parroco dovrebbe essere più creativo, organizzare momenti per i ministranti, i catechisti e i gruppi parrocchiali. Certo, dopo un anno pastorale, tra cresime e comunioni, anche il prete si prende una pausa, senza esagerare, per rinfrancarsi, un “corso di esercizi spirituali”. La vita spirituale non va messa in cantina o in una valigia, e la parrocchia è una casa di cui tutti dobbiamo sentirci corresponsabili. Chi proclama le letture? Chi aiuta il parroco a preparare la Messa? Chissà se il fedele più assiduo sente questa dedizione come allarme per non lasciare sola la parrocchia e il parroco. E se leggessimo qualche libro di un autore di vita spirituale? Un messalino da portare con sé per seguire quotidianamente la liturgia del giorno? La preghiera delle lodi e del rosario? Ci sono preghiere personali e private che non vanno mai in vacanza. Poi c’è qualcuno che ama fare qualche ritiro spirituale, un tempo tutto per sé oppure visita qualche monastero o chiesa.
4. Una fede che non può essere stagionale
La parrocchia dovrebbe essere propositiva, al di là, come dicevamo dei grest o delle feste popolari. Oggi i social e lo smartphone ci aiutano, per mantenere il contatto con i fedeli più fedeli. L’estate, è palese, crea un corto circuito. Il nostro rapporto con Cristo è stagionale? la comunità è “usa e getta? Siamo consapevoli che la fede è altalenante, alti e bassi, anche durante il resto dell’anno, è normale, ma un buon padre o direttore spirituale, guida, consiglia, orienta, insomma, avverte che la presa con Cristo non va mai mollata. La risposta alla domanda del titolo di sopra è evidente. Buone vacanze, buone ferie, ma anche buon cammino in Cristo, Via, Verità e Vita. Così sia
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