2 Re 4, 8-11.14-16; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42
Il valore sacro dell’accoglienza e dell’ospitalità
L’ospitalità è sacra, e l’accoglienza dei discepoli non è senza ricompensa per gli ospitanti, la generosità è premiata, come proclamato nella prima lettura, soprattutto per chi accoglie la Parola di Dio, questa è l’ospitalità che Dio benedice. Chi accoglie veramente Gesù nella propria vita, chi lascia che sia Cristo a vivere in lui (cfr. Gal 2,20), assume sempre più i tratti del suo Signore. Basta anche un “bicchiere d’acqua”! “Questa accoglienza crea lo spazio perché sia Dio a regnare sulla storia, sulle nostre storie pur ferite e contraddittorie” (Monastero di Bose).
Radicalità e distacco nella sequela di Cristo
L’invito alla sequela è fatta di scelte, decisioni radicali, prendere la croce, non anteporre nulla a Cristo, sono segno di una opzione fondamentale. “Chi non ha questo “di più” di amore, dice Gesù, “non è degno di lui”. Ma chi potrebbe ritenersi “degno” di lui? In che senso possiamo intendere questo? Forse il seguito delle parole di Gesù può orientarci: “Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt 10,38). Quel “di più” ha forse allora a che fare con un seguirlo fino alla croce, un guardare al suo modo di vivere fino a morire per altri. Fino a risorgere con lui. Perché una vita donata, come la vita di Gesù, il Figlio amato, che donando la sua vita ha donato vita, è dono che resta, è dono capace di andare al di là della morte” (MdB). L’ideale non è tenersi stretto la propria esistenza, ma di donarla, come Cristo. Pensiamo alla vita di tante persone semplici, nella vita ordinaria, ai profeti e ai santi, hanno speso la vita per il vangelo, hanno restituito quanto hanno ricevuto. Certo, noi abituati a mercanteggiare, a fare compromessi, ripiegati ad una vita comoda, le parole del vangelo suonano paradossali. Si possono lasciare la madre, i fratelli o le sorelle? Non solo i legami familiari e amicali ma anche materiali, il possesso delle cose. “Gesù non chiede di rigettare dei legami né di diventare anaffettivi: l’uomo è stato creato come un essere che ha passione e (dovrebbe avere) com-passione. Gesù stesso si commuove, di fronte a Gerusalemme (Lc 19,41) o alla morte dell’amico Lazzaro (cf. Gv 11,35.38)” (MdB). Prendiamo queste parole come consigli, formule di tipo sapienziale, atteggiamenti di coerenza, che esprimono il coraggio di seguire Cristo.
Vivere senza protezioni materiali per il vangelo
Gesù chiede di accettare l’esigenza delle sue condizioni Il coraggio di cui parla Gesù è quello di rimanere senza protezioni, senza sicurezze materiali per amore del vangelo. Il discepolo deve sapere che mettersi al servizio del Signore, l’adesione a lui viene prima di ogni altro amore: “Occorre prendere le distanze anche da se stessi, da quell’istinto egoistico che ci spinge a preservare la nostra vita a ogni costo, senza e contro gli altri; in questa libertà propria di chi non ha più nulla da difendere si può «prendere la propria croce», cioè lo strumento della propria condanna a morte, e «seguire Gesù»” (EB).
Il realismo della missione e la scelta di campo
Gesù è realista, la situazione dell’annuncio non incontra venti favorevoli per il discepolo, c’è chi accoglierà e chi rifiuterà, ci saranno prove e persecuzioni, anche all’interno della famiglia e della comunità. Annunciare il vangelo è tutto che una passeggiata! Sembra paradossale che il Maestro, che parla della pace, dice di essere venuto a “portare la spada”, di fronte a lui occorre prendere posizione: o lo si accetta o lo si rifiuta, ma non si può rimanere neutrali. Il discepolo deve anche sapere che “non deve farsi una casa”, ma presentare totale disponibilità a Dio e ai fratelli.
Il discepolo come sacramento di Cristo nella quotidianità
“Le nostre comunità rischiano talvolta di diventare luoghi di rivalità e ricerca di prestigio invece che spazi in cui circola l’amore fraterno”. È impossibile Cristo? Nulla è impossibile a Dio! “Sì, il vero discepolo è chiamato a essere «sacramento» di Gesù, il quale a sua volta lo è del Padre (cfr. Gv 1,18). E questa realtà così grande si manifesta nelle relazioni più quotidiane, si esprime e a sua volta suscita uno stile di vita che, nella sua semplicità, rivela la volontà di accogliere in modo premuroso Cristo nei suoi inviati” (EB).

Lascia una risposta