Montagne silenziose, colline verdi, campanili muti, avvolti nel respiro del verde dell’Aspromonte, profumati dal vento che sparge il sapore degli ulivi, piccoli borghi, semideserti, la maggior parte abitati da anziani. Sono luoghi che visito quando mi reco a celebrare la liturgia: Santa Cristina d’Aspromonte, la frazione Lubrichi, e scendendo, una frazione di Seminara: Sant’Anna. Ci sono i campanili a vegliare, per raggiungere Lubrichi e Santa Cristina, una serie di tornanti, immersi negli ulivi, come Sant’Anna , la principale attività è la produzione di olio, paese all’interno della piana di Gioia Tauro, qualche volta, alcuni pastori, sempre più rari da queste parti. Un particolare in questa frazione, tante vasche, dove una volta si andava a lavare i panni.
La gente, se vuoi incontrarla, si raduna per partecipare alla Messa, quando c’è la festa del patrono o della patrona: San Nicola e Santa Cristina i patroni dell’omonimo borgo; San Fantino della frazione di Lubrichi e Sant’Anna dell’omonimo paesino. Qualche bottega di alimentari per le prime necessità; investire qui in qualche attività economica data la scarsità di presenze, non è proficuo.
Passeggiando per i vicoli, case fatiscenti e abbandonante, da alcune spuntano alberi da frutto, dove la vegetazione si riprende il suo spazio. Immagino che non è facile lasciare la propria casa, ricchi di storia e di ricordi. Raramente incontri qualcuno per strada, un timido saluto, per scambiare qualche chiacchiera, e poi rientrare a casa. Tanti decenni fa, c’era più vivacità, immagino ragazzini a giocare per le strade, le piazze che pullulavano di gente, poi, tra emigrazione, abbandoni, vivere qui non ha più un senso, se non per rispetto delle radici e delle tradizioni familiari. Chi aveva deciso di abitare qui era felice, una vita semplice, borghi tranquilli, scanditi dai ritmi ordinari della vita. Del resto è il problema di ogni borgo, soprattutto in Calabria. Per gli anziani, grazie a qualche familiare, possono provvedere alle necessità, ma per altri servizi, occorre raggiungere il cuore della piana di Gioia Tauro.
Finestre abbassate, portoni arrugginiti, muri scrostati, erbe che spuntano dalle tegole dei tetti, quando la notte si stende, regna sovrano il silenzio. Non ci sono voci, nemmeno tuoni e fulmini svegliano i borghi. Il vento ha portato lontano le persone e i ricordi. Ogni casa però è un museo, una biblioteca.
Qui non c’è ritorno, non c’è musica, nemmeno la poesia, ancora il silenzio è spezzato dal rintocco dell’orologio della chiesa, rifugi sicuri, per rivolgersi a Dio, dove si insegna il vangelo, le preghiere si alzano come incenso. Le statue, patroni e patrone, testimoni di un cristianesimo praticato e vissuto, qualche eco di preghiere, ma solo per il viaggiatore e il turista che ha gli occhi e gli orecchi affinati, anche lui sente la nostalgia, la cui unica testimonianza è la vita della natura, selvaggia e padrona, che si riprende i suoi spazi, dove l’uomo non regna più.
Sant’Anna di Seminara








Santa Cristina d’Aspromonte



Lubrichi

Lascia una risposta